AISCHYLOU
TRAGÒDIA
PROMITHEUS
DESMÒTIS.
PROMETEO LEGATO...
Aeschylus, Michelangelo Giacomelli
IH
Digitized by Google
AI2XYAOY
TPATflAIA
nPOMH0EYS AEZMGTHS
PROMETEO LEGATO
TRAGEDIA ■
D'ESCHILÒ
. VOLGARI ZZATA
E
CON ANNOTAZIONI SUL TESTO GRECO
ILLUSTRATA*
IN ROMA MDCCLIV.
DALLA STAMPERIA DI PàLLADE
Appresso Niccolò, i Marco Pagluhini
CON LICENZA DE' SUPERIORI.
Digitized by Google
Ili
ALL' EMINENTISSIMO , E REVERENDISSIMO PRINCIPE
IL SIGNOR CARDINAL
GIROLAMO COLONNA
VICE- CANCELLIERE
DELLA SANTA ROMANA CHIESA
E
PRO-MAGGIORDOMO DI N. S.
Eschilo , Eminentissimo
Signore , non lappiamo
«che fia fiata maiTraduzione
alcuna nella noltra volgar favella pubblicata .
La difficoltà , che fi trova in quefto Autore, ha
a 2 per
IV
per awentur a ogni Italiano dal volgarizzarlo
atterrito. Io ne ho tentato Y imprefà , ed ho ag-
giunto alla Traduzione una parte di quel mol-
to , che di altri Autori mi è occorfo alla men-
te , onde qualche luogo di quefta Tragedia po-
tette illuftrarfi. Milufingo di non dover eflèr
riprefo , fè dalla prefente Operetta apparifea di
aver io impiegati i ritagli del mio tempo in
quefte , che volgarmente chiamanfi amenità - y
ma che da quelli, che mirano più dentro , fono
confiderate i primi iftrumenti del fàperc . Nel-
la Greca , e nella Latina lingua fi contengono
tutte le Scienze : in quefte ci viene efpreflà la
parola di Dio : in quefte i più gran' lumi della
Chiefà hanno a beneficio del Criftianefimo ,
e indifesi della Religione elpofto i loropen-
fieri. Egli è vero che sì fatti ftudj grand' ozio
richiedono e comodo , e perciò pochi fono
che vi attendano . Non ad altri pertanto dovea
da me quefta piccola fatica mia che al nobiliC
fimo Nome dell' E. V. confàcrarfi , la quale mi
ha procurato un tale flato , onde poteffi così
fatti ftudj profèguire . La grandezza d' animo
di V. E. e la foavità del fìio generofo coftume
gradirà quefta mia piccola offerta , c quello
Digitized by
Eubblico teftimonio della mia gratitudine per
fegnalati benefici > onde ha voluto la tenuità
fondamente inchinandomi , relto
Di V. E.
Vrno Dmó ed Obbfno Servitori
Michel Angiolo Giacomelli .
PRE-
P REFAZ IONE
ON affetti il Lettore di trovare nelU Traduzione
della preferite tragedia d* eschilo , quella fu-
blimità , $ come dicefi grandiloquenza, che di queflo
Poeta conjìituifce il carattere . Io non ho voluto far
altro che una verfione , e confento volentieri che
ogn altro V avrebbe fatta meglio che io ; e che
in molti luoghi , dove il Poeta comparirà umile e baffo , per opera
di alcun altro di gujlo più fino e di maggior cognizione delle due_>
lingue Greca e Italiana, avrebbe ritenuto qualche poco di quella maejìà,
che neW Originale rifplende* Nulla di meno foflengo non effer poffibile a
chiunque uomo che fia , quando voglia tenerfi dentro i limiti di puro in-
terprete , riportare nelV Italiana favella la fublimità dello fiiU di qua-
lunque Poeta Greco . Imperocché la noftra lingua per bella e cophfa che
fia , e quantunque fopra tutu le moderne lingue tenga la maggioranza ,
di troppo gran dijlanza ritrovafi inferiore alla Greca ; la quale e di tan-
ta felicità » che in alto fi fojliene ugualmente con la femplicità dell' ef-
prejfioni , che co' traflati ; ne per la fublimità della locuzione fi fcofìa
dalla naturalezza . Per tanto han potuto i Poeti Greci ,fenza incorrere
nella baffezza dello Jìile, alle cofe minute difcendere , le quali nell'Epica
Poefia ir acconti all' evidenza conducono , e nella Drammatica più vi-
vamente efprimono i fatti » che fi rapprefentano nella Favola . Ma
velia lingua Latina , e molto meno nella nofira, non fi può venire a' par-
ticolari , fenza , o abbajfarfi cella femplicità della locuzione , o fe fi vo-
glia coìt* ajuto de' traflati foflenere in alto V orazione % partirfi dalla na-
tura , che non comporta le minuzie efporfi altrimenti che con la fola pro-
prietà delle parole . E però fi vede che Virgilio, particolarmente in que*
Digitized by Google
vn
. 'paffi <fc* tolti da Omero , fi trattiene per lo più fui generate , e a quei
particolari quafi mai non difcende , che maravigliamene fon dal Poeta
Greco toccati ; avendo fentito che per la natura delULmgua Latina non
V avrebbe potuto fare , ftnza deprimere V altezza e nobiltà dello filile .
Alcuni de' nojìn Poeti * che hamo intraprefo a volgarizzare le Tra-
gedie de' Greci , fentendo in quanta bafftzza cadeva la locuzione , fe-
guitandole leggi a fedii traduttore tprefcritte , fi fono appigliati al par-
tito di farne la Parafrafi.Ma quando fi fono incontrati in certi pajfi
femplici e naturali , e particolarmente in quelli » dove minutamente fi
racconta qualche fatto » o qualche azione fi rapprefenta ; o gli baiati
fai tati , o col rtyiego di multiplicar gli epiteti e adoperare efpreffioià
metafòriche , hanno quella naturalezza fmarrito , che in tali particola-
rità appunto più fi richiede. Alla femplicita nobile dello pie fi oppone
veramente nella nojìra lingua un idea di baffezza , che fi ha di mol-
tiffime voci proprie , delle quali nulla di meno fono obbligati egualmen-
te a fervìrfene i Grandi della Repubblica, che quegli che ne fono l'infima
parte; e perciò uno fcrittore non pub adoperarle» ed e cojìretto a ri-
correre a forzate circojirizioni , onde togliefi quella bella naturalezza ,
che fi ravvifame* Greci , i quali non avevano attaccata una tale idea
alle voci defiinate ad efprhnere le cofepiu neceffariè alla vita . Donde e
per quali cagioni fia quefh alla nofira lingua avvenuto , non e qui il luogo
di parlare . E tornando al primo propofito , poteva ancor io far la Para'
fra fi di guefìa Tragedia ; e troppo più facil lavoro le quejìoche non e
'Una verfione : ma poi che nulladimeno non avrei ottenuto V intento
#• imprimere ne' miei verfi quella maefià , the neW originale riluce ; e
forfè avrei sfigurato affatto EfcbHo , col farlo parlare in altra maniera
da quella eh' ti parla ; mi fin fermato nel penfiero d' efferne puro inter-
prete , e pigliarmi filo qualche libertà in que* luoghi , dove la differen-
za delle due lingue non permette una rigorofa verfione . Per far qttrfio
eneciffario pefareil valore delle parole, ed attentamente confiderare
laverà fignificazione delle frafi; ed a quefio efame niente e miglior mez-
zo che comparare ipenfieri e le frafi dell' Autore, .che fi e prefo a tradur-
re , con altri paffi fintili dello fteffo Autore e di altri fcrittori , che abbiano
adoprate le fieffe efprejfioni . D' un tale efame ne vedranno i Lettori
qualche faggio in molte delle Annotazioni , che ho fatte al tejlo Greco,
Jperchi fe aveffi voluto fcrivere tutto ciò > che in quefia comparazione mi
Vili
e occorfo* in troppo migglor volume farebbe queflo libro crefciuto . Ma
fulla miniera di rendere i Poeti Greci nell' Italiana favella comunque
di varj vario fia il genio ; io non mi pento di avere feguitato le pani
di fedele interprete ; effendo che un tale impegno coftringe a informarfi
più profondamente di una lingua , il cui fiudio , come che fia neglet-
to , e per avventura inutile riputato , nuUa di meno occuperà fempre
degnamente i Cattolici , per ejfere la Greca lingua da Santi Scrittori del
Nuovo Te/lamento confacrata ; particolarmente poi le perfine Ecclefia-
Jìiche , fé vogliano ijìruirfi delle controverfie, che abbiamo co' fettarj ; i
quali ripudiata ogni verfione provocano agli Originali delle Sacre Carte.
Chi poi difapprovajfe che un tale fiudio fifaceffe più tojìo fu gli fcrittori
profani che su' Libri fanti, e dicejfe non doverfiin quelli perdere il tempo,
che molto meglio,e con più profitto fi puh in quejìi collocare, mofirerebbe di
non fapere ejfirvi fiato chi ha prete fi» non ejfere altro la lingua del Nuovo
Te/lamento , che una confufa farragine di voci veramente Greche , ma
talmente combinate infieme e compofìe , che facciano una lingua quafi
a parte, e differente da qnella , che fi trova ne' libri profani . E dunque
neceffario in quefli imparar quella lingua ; e per mezzo di quefti giufii-
ficare le locuzioni ed efpreffioni de' Sacri Scrittori , e fijfare il vero
fenfo di quello che hanno ferino , acciocché non refli efpofio il N. Tefia-
mento a un fenfo vago,incerto,e capricciofo; ficcarne così efpofio rimarreb-
be ,fc la lingua » nella quale e fcritto , foffe tale , come han tentato fere di-
tarlai nemici della nofira S. Religione . Quanto al Tefio Greco tal' ho
dato fecondo V edizione di Tommafo Stanlejos il quale ha fatto fipra
tutte le Tragedie d' Efcmlo un eccellente Commentario . Ma vie cor fi
un errore , del quale fona obbligato ad avvertire il Lettore . Al v. 1 87.
« ;V tfATrac otat u.it\*Koyvcó(Ator i<?&t x. r. A. ho tolto via la voce
elea , fupponendo che V aveffe levata anche Stanlejo ; il quale veramen-
te avverte non potere fiare la mifura del verfi > fé non fi levi una delle
due voci Sfitte , ot» . Ma effendo riconofeiuta la prima dallo Scolia-
jie A , ed ambedue dallo Scoliafie B , ha lafciata fiare nel tefio V una e
V altra , ponendo per altro oìm tra due uncini . lo non mi fona avveduto
di quefio mio sbaglio in tempo di poterU correggere .
AISXTAOT
AISXTAOT T p A r il A I A
ITPOMH0EY2 AESMQTH2
TRAGEDIA D" ESCHILO
PROMETEO LEGATO
2
TJIOOESIS
TH2 TOT AISXTAOT TPATflAIAS
nPOMHGEfìS AESMI1TOT.
nPo(Zn6t'ò>q cf Xxv9/oi ihSrUt 2/f n xixAepeVa/ to ?r Jp,
T:u/ja: irat lei rrX'M/toUiVìi ori xar' AtyvTrrov ytfOfiim ,
tm$ iTraipifa-taiq w A/o? w£fr«u top 'Eireupor . 'Epfei»? ^ 5*"*pa>fr«u
«V«a*f dura} xipewvuOìiTi&cu , mf few «jr/f tù fti&oPT* Jo-i&az
re} Alt . <wpoÌMy* $ì> ò np°f*»9&i ò%u&tio'tTtu óZets r*q «p*»?
«Ve' Ttros oÌxhv yS , reAo{ 3 > @poPTÌÌ$ yUòftUMt apoF*c é IIpo-
K«r<a «Ti h fivQoTTOiiit cf irctpix/3darci jratpaì Se^exAc* cf
Ko'a^o/c, 57-apflt ef« Evej7rify oXut; » x&rcu . * pir rxvirn th Apa-
/uare? t/Vex«rea cf 2xi/0/a tV/ re Kavxdnop Spot ' ò $ *opòs
c*ì/Ws-«xcf c£ ilxta*iJ(»p pvfipày . rò § xitpdXaiop dura *V/ , Ilpo-
fJLitQtù»; firn;.
'ìtìop <Tt er/ h «ara toV xoivop Xo'yop cf Kavxato-p <p*o-}
Jtfi&ou tof HpopnOta , a'^a <apò$ ro/ - ; Ev patir odo ti pipivi rou
flxiiuv , «$ oVò f# «apo; rfo) lai Myopìtup l'airi o*ufij3tz\fìr .
A A A XI 2
llpry.'.iif »x A/è? y.fXÀ;.;;V.-; rò -ù'p 'c SiSaixoro$ avQpoi»
TTOts , JV » rt^Fflt? a-aVa? o< àvQponroi éCpovro 5 ópyi&eìt 0 Z&t ,
Trapaìtfao'if duro? Kpdrci £ B/'a ro/$ oW« dirupimi t , x) 'Hpeu-
»&6>, o>5 aV a^«>oVx85 ^-pò? rò KavxaT/op opog , ficrfxoiTi <r/Jw-
poi<; doròr i*ei <aps<rnXaarcuzp . b ytpopipu , irapayi' sopto vrio-at
od flxixvw.cu rufiipoit «ape? •7r<zpcLfxv9tx» duiS , x) a'yrò$ e ilxtsuòq }
0$ JV *jù At'^w ròf ITpayuw^ff /Va dirtXBtoP «apa; rò* A/a JWcre<r/
jgtj à/toI; 7r(iO"H durò? ix>,urau tS SaruS UpopyiStct . jj<£ ITpo/t<w-
a* t'a , rè 7« A/Ò5 «'/ef&»s dxafXTTTOP f@) Opacru • «ra^a»-
pnVaFre? XIxéof» ;r<xpa>/Wou I<a ttAmf^'f» 5 rf w Ircé^» ,
5TOF-
Digitized by Google
ARGOMENTO
DELLA TRAGEDIA d' ESCHILO
PROMETEO LEGATO.
E S fendo (lato Prometeo legato nella Scizia per aver rubato
il fuoco , Io , che andava errando pel mondo , intende da
lui come giunta in Egitto pel contatto di Giove averebbc par-
torito Epafo . S' introduce Mercurio , il quale minaccia Prome-
teo , che farà percoffo dal fulmine , fe non fveli quel che era per
accadere a Giove . Imperocché Prometeo avea predetto , che
Giove farebbe cacciato dal regno daunfuo proprio figliuolo.
Finalmente venuto il fulmine , Prometeo fparifce .
Quefta favola è appreflb Sofocle per paflàggio nella Trage-
dia intitolato Calchi . Ma non fi trova in niun modo toccata da
Euripide. La fcena del Dramma è in Scizia al monte Caucafo.
Il Coro è di Ninfe dell'Oceano . Il foggqtto principale del
Dramma è il Legambnto di Prometeo .
E v da faperfi che non feconda la comune opinione dice
che è legato al Caucafo Prometeo , ma alle parti Europee dell'
Oceano , come fi può capire da' difeorfi d* Io .
ALTRO ARGOMENTO
Avendo Prometeo rubato a Giove e dato a gli uomini il
fuoco, pel cui beneficio gli uomini tutte le arti trovarono,
adiratoli Giove lo diede in mano alla Robuftezza e alla Forza
fue miniftre , e a Vulcano ; acciocché condotto al monte Cau-
cafo , quivi con legami di ferro il legafTero . Fatto quello , ven-
gono a confolarlo tutte le Ninfe dell' Oceano ; ed anco J* Ocea-
no medefimo , il quale gli dice di voler andare da Giove , e con
preghiere perfuaderlo a feiogliere Prometeo da' legami . Pro-
meteo non gliel permette, fapendo l' infleflibilità e la pertina-
ciadiGiove. Partito l'Oceano fopraggiunge Io, che andava
A 2, errando,
4
7$f tft/r»$ àirQyóttaf AwV« aWo* , 05 &u o ùtòq HpaxAfs , ^ or/
ix t?$ «VapwVi<v$ i» A/05 rt£« toV 'Eirapor . Òparuro pin t *J
UpcfÀn9ei xarà ùiè$ , <u$ «xsri0"«rcu r»$ ap£N{ » op' w ri^treu
ircufòq , ^ffj a^a /SXttriptiftet Xtyorrt , ^rapa^/ura* 'Epftis A/o$
7rt'ft4- a ' T ' 0 5 » *7rti>ò»l àura xipauvor , « /tt» rat fitJkorra e-Vft0n-
ct&cu t$ A/i' «jrj . $ £tfAo/ttcw 3 ^poi-Trf KstmpfayHa-A iutòt
H /ui* nM9$ w fpafiaros sLTrcxHTxt l» TxvSiet t iwt ro K&v-
x*rto, Spot, vìi iwtyp+i Ww, nPOMHOETS AE2MI2TH2 .
• K P A T O 2 ^ B I A
H * A I 2 T O 2
riPOMHOEY2
XOP02 AKEANIAAN NTM*fìN
H K E A N O 2
in h I N A X O T
E P M H S
*
npoAoj>/£« to' Kpdrc$ ^«j B/'<* .
AI2XYAOY
Digitized by Google
errando, e intende da Prometeo quel che ella avea patito, o
quel che avrebbe l'offèrto in appreflò , e come uno de* difen-
denti di lei l' avrebbe liberato ; e quello era Ercole figliuolo di
Giove ; e che dal commercio con Giove ella avrebbe partorito
Epafo. Parlando poi arditamente Prometeo contro Giove , che
una volta farebbe privato del regno da un figliuolo ch'egli ge-
nererebbe , e dicendo altri improperj , fopravviene mandato
da Giove Mercurio, il quale lo minaccia che farebbe fulmina-
to , fe non aveflè detto quel che doveva a Giove accadere . E
quello non volendo parlare , viene il fulmine con fragore , e lo
citermina .
La feena del Dramma è nella Scizia al monte Caucafo : e il
titolo è Prometeo Legato .
Perfonaggi del Dramma .
ROBUSTEZZA, e FORZA
VULCANO
PROMETEO
CORO di NINFE dell' OCEANO
OCEANO
IO Figliuola d'INACO
MERCURIO
Fanno il Prologo la Robuftezza, e la Forza .
PRO-
AITXTAOT TPATHAIA
nPOMHeGTS AESMflTHS
I A M B O I
Kp«rc$ ^eq Bi* . "H^curo; Tlpc(JLY,Q<&s .
OONOS (xìr eìq rn\npch %ko[a<ìp a-s'Jo/,
ZxvQlw •$ o/por , ijSarc? tif ipyula» .
*H<pcuw tre/ <ft jjj (ttXeiy «V/roAà$>
"Aj <rot yftTwp «>f7r<? ,
'X-^nXoxpKfJiPOi( top hiapyop cyux-xt ,
Aia fi
TV
Verf. j. mi?»» ìr eiuer . Sufhntiro mclTo
per adjcitivo : manici» Att'ca . Tucid. lib. » i.
txkas nixit «Vi • Pindar. Sem. x. v. l'aA*-
»a s-fai-é» . S..focl. Ofrt//. 7)r. v. 8o. »» tv'x»
«•Tifi per «mf#f . Arillof. Tktfnwpher.
v.109. vurfUt X'p»i'*»«6«f /5<i»- Dove cre-
ilo doverli lcggeic £tà ; eia voce »«Tf/V* fia
invece Ji rarp Tx , come ha detto Omero lli*d.
X.v.ó-IS, warfUx >a"ar per *aTfi«»r ja?at;
e fi-nilinente Oa'fjf. r. v. i 17. e in più alni luo-
ghi .
V.}. tTtiri>is Stanlcjo conferma quella 1:-
zi«>ne > che altri volevano rimuovere per met-
tervi ì*»re>.à*, e lartabilil'cc con va. j patii di
Sofocle e d' tluripide } a" quali a^iungr. Ji q UC -
llo fecondo Hden, y. 166 5. txrfU /ìv/i«tif
twtrtkitt Vi è anche Senofonte già citato dal
' i'i tu al margine dell' Elchilo > clic c Belli
libreria del Collegio Iton.anu : non v però indi-
cato il luogo t che Stanleju ha trovato cfleie
;tclla C}reftJ. lib. v.
V. j. Mt»p?ìr - Quella voce potevafi rende-
re anche frettar de' fepcli , favoleggiandoli che
Prometeo averte formato 14 1 ■ uomini . Ma ho i'e-
guitatoEfichlo. che efponc ìsufyìi, i«m f> or,
e Snida T«7Tex/a»l : tanto più che tra le varie
cfpofizioni , che oc danno i due ScolialU , vi c
ancor quella •
V. 6. \i ijfliTtit ri/afS , Sogliono gli
Attici per plcoiat~.ni> aggiungere a' dativi J' i-
llrumento la prcpofi» one \i . Senof.jn, ExpeJ.
Cyr. lib.lv. ìVi'tr ir nVa/i / Jir;j/ , che noi
diciamo in Italiano , gli pjtvc *• ejjtr mefìo in
teffi. Arrian. Exped. Alex, lib.i- tsvt»' ficai
ir 9f/tt,f III ^a«i/ir/a> Ti-.u^i» ìf)d* t e'.q
ras eompejiùus vinchi m Uzeedonitm mtjjit in
n;.\U'A* . Ldliilo in quella fteda Trag-dia
r.ict. xaiVtp HfstTip»?» 'Br >v;:»iV*r alni-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
TRAGEDIA D' ESC UILO
Robuft.
e Forz.
Robuftezza e Forza , Vulcano e Prometeo.
ELLA Terra in paefe lontaniamo
Siamo venuti nella iìrada Scitica
Ad una impracicabil folitudine.
Tu , Vulcano , convien che abbi penfiero
De' comandi del Padre a te commefli ; j
Di fermar quello temerario a un afpra
E fol levata balza con legami
Adamantini , e con ceppi infrangibili :
Perchè
cJcutrV. l'rcJot. lih, III T'.il -xirra.r ìf TtVmr/
Xtv</iv»i /t/i'#4oj i emntt comf aibui aureit
-..•«';'.•. fi.i . E Clarone de Lfgib. x. 2 K Aui
**■'/«' ITI I» ••l'a.K-n Tff ?if*n*i » a putriti a
*dhut i.téie nutriti, o n trovali «r per plco-
nafmo in $. Marco I. 8. <',5iirii» 5» L'/ari »
che S. Luca ><c?. 1 . 5 . Se 11. dice fcmpliccmcnte
'^jticji i/in , E lo fieno S. Marco 1 v. 14.
*v « p'rfm ftiTftm 1 /»iTfi6«'»T«^ i/»?r > che
V. Luca dice lenta ir» vi. 38. t3 y£f ivr»
uiTpwi u attrpftm *»T(«iTf»6«»iT«f Cu?» , il
«jmlc per altro ha detto xxii. I 9. *i *xrdZt,uir
f»«X«'V* lr**ft»tùmitì nr in gladio ì Ne que-
llo è un E brillino, ma qJU maniera ufita da'
tnigliori Scrittori . Tedi Omtt. Odyft . k, v. 3 8 $ .
Ariflof. Pluf. v. 4I7. tV7tfj. Luclan. D/'akf.
Afcrr. xxin. fi. tt ibi Hemfler. g. in HtreJ.
Jiw Mt*ttpf. le Jhi Rtitt.Borip./iVmi.v.^g,
ir xp«x(»»i3Ai.Zti|«A«a/ Sff*»#l »5\»r 'ti
J'axiafct -xìnhlva à/ituflitlti t ',..•;>■ , hi tre-
et» v--j!e jun'unt tarmi tquos , f tngtni divtr-
ficoleribitt filit , come jia tralutto il Crcvio
nella nota a Luciano de Conferii. HiJ. cap i 3.
e non come il Earnc» in mrttjìtinjìs erette fiere*
deferii tafttibut . L" errore è nato dal non av-
vertire 1 che vi è nella oniroliiiunc della voce
irBsxpdioJ»! la voce «po'*. 1 e non K(t**t . Una
limile inavvcrtcnia ha ccmiacJfà Scanlcjo , il
quale > al ver. 8;. Sept, j i rht!/. d' Efchilo «
rende la voce Ti/.tvu*.-:, j:j per mrntitiMH ■
flrrput » credendo che nella cnnpofiri .ne villa
la voce »»A«r quando in verità vie JjtA» trat-
tandoli ivi di cavalleria , come 1' ha avvertito
0- d'Arnaud AnimA.i. Ctit. cip. xxxin. Non
m* uniformo però al Crcvio , che ì» /«f/«A««,»i
voiaiAAvra li* in luogo di 1» tcìk/AXi»»» j ma
credo che tr Zia il pleooaino l'olito uimi nega-
tivi d* iftrumcnto •
s
nPOM. A££MATH£
To eroi $à £v&c( , 7T<urix*x Topo? triA*$ /
Qr*$o7rt «a.*^*? u7toltz» *
rotìt; JV to/
'il? «; JVJW^flj? A/o? TVpautu'S'a
"ZTtpyeip , <pt\aM6f>u7rv Si jretut&at rpórr* .
U<p, Kpa'ro? B/a ri , ctpuìr (lìr crrcAt» A/ó*$
*E^i/ riAof JVj x ùfir iptroìeò* ir/.
'E>« f aro* fio S tifit o-vy>u>* 0toP
Aho-«u 0/a qjapayyt «pò; cW;fc«fl«p£; .
Ha''ra$ eT àrayx* tffi JV f<0/ roXfxxv %Ì9etr t
$ò 7rctrpo\ Ao'^w? /9apJ .
T»$ op0o.5»A» Otftifo;
ài7rvfinra. ttou ,
*A*orrét <r a%att e?vor\xjTOtq %a)\K&fiet<r/
IO
15
V. 7. t( #2? >«tp à rtti • Ha tradotto il pre-
gio tuo in vece di il fiat* tue , come ha il Gre
co 5 « cosi (piegano i due Scoliaili Greci } il
primo de' quali cfpcnc rìt tir mV^tr ; e il fé-
condo .. j>;ififaa . Starile )'o porta dagli Ora-
coli Caldaici il v. » 1. nella Storia FiloC d' cito
Stanlejo *,Ut evflfurt »f»r»» «Vu/ftì iviìt
Sito , init traéÌHi prefier eifeurat fierem
i*nii . H Clcrc dice beniffimo , che tvfìi
c la fiamma . c cita il verro d' penero riferito a
quello luogo d' Licinio dallo Scoli alla A .Avrif
<«lì WVfìt Srl«l àl(»T«T« 1 »»f»«T» | xfj-
pefiaunm avolavìt ftes iptii e? dtftitit fiamma.
E predo Lucrezio lib.I. v. 899 , fulferunt
fiamma', fiere cectt' , come leggili ne' più an-
tichi Codici > fiei fiamma non è altro che un ?r
/<aì /v«?r per fiamma . E J7« non è altro che
«r» »5 i come anche in que' modi fin Uteri ,fiei
Bacchi in Pacuvio , Plauto e Lucrezio . Ma in
cucito luogo d' Elettilo non pare che abbian luo-
go fi facte nnervav-ioni ; perchè non dice »ufi<
Irtti > ma t ò rìt £rt*t il fiere lue » cioè il fiere
• fi* 1' ornamepto di Vulcano , ìnlignc Ha gela; -
IO
*u
mefite pel Fuoco» come Giove pel Falmlne > Pal-
ude per l'Afta 1 Nettuno pel Tridente cVc.
V. I. «Ai^ai tiarii. Sofocle perciò nell'
Oedip. CU. v. $6, lo chiama t «ruta i>« Uh Ti-
ràr TìftfntiZt .
V. 1 u r(»Hr . eenteatttm efi , beni confa-
lere . Più frequentemente quello verbo In quello
fenfo fi trova ufato col dat.Arillof. 'E»«a.v-}«3.
r(f>«l #«•(></ abjif muna cementiti .
V. |4. rawVr . Da quella voce fi vede, ch«
Efchilo introduce KtdrM c&t'f,, come due per-
fone • Apollodoro Biblieth. lib. 1. cap. v. $• 4>
dice che i\ Pattante e Stige figliuoli dell'Oceano
nacquero Sice , Cratet , Zelai » Eia .
V. 13. a* v/tr ùn/ìr . A rifiutane 1» F«c«
v.11 t. Mi *«»x^mv V *«af#>iì/. mettf i»/»'
)>e«/' Jr ir v»7> ,i%. T * Tir liti
'{ixxvraj ne fcrocient ejr vetifirans , qurm*d-
titt ium eum hic trai , impedimento fit atte mi-
•nus Deam extra hai ti E Tucid I. 1.51- pi?. ì7.
luti }'2p vixtu.' t. 1 Pi<ir^a> r;i*aif»M«
t " -t : 1' «r irnts iiia i 'ra.: :/m>.-i r N, i;.» enim
nvjtret h.ftes Mlct/ccntibus impedimento eftit »
fativi
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
9
Perchè avendo rubato il pregio tuo,
Lo fplendore del fuoco, eh* è di tutto
Artefice , a* mortali il diede : e adeflò
Per fi fatto delitto gli conviene
Pagarne a' Dei la pena ; acciocché impari
Ad eflèr foddisfatto dell' imperio
Di Giove , & a defifter dall' affetto
Verfo gli uomini . Vulc. O Forza e Robuftezza,
Per parte voftra il comando di Giove
Ha già il fuo compimento ; e non vi è cofa
Che l'impedifca: ma non mi dà l'animo
Di legare per forza un Dio parente
A un dirupo infoffribile pel verno :
Ma pure onninamente aver mi è forza
Quello coraggio ; perchè è gran pericolo
I comandi del Padre trafeurare.
O di Temide Dea del buon configlio ,
Figliuolo d' alto fenno , conficcarti
Malgrado tuo dovrò, mal grado mio,
Con ferrei legami «d infoi ubili
io
ao
i.. d .1 t x in net fumitit . lucia». GeM. cap i o.
nxt uip/a> fitti ■ f±T.J '■■ • ir«?T<l( frxernti mor-
ii qumttvii impedimmo Imi . E di mioto Tn-
c i l- t.i I.cf J. pag.l 1*. ri /i pi ìpT</«r dorè
lo Seoliafla cfponc r* /ì («•»/•» "x" "* ,r ' tT '
V. \4. »v»iti . Da Celo nacquero saturno
ed Iapetoj Afollodor. biblioth.Hh.u ci. $.. J.
Da Saturno Giove} tbid. Da Giove Vulcano c. ».
$.>. Prometeo fu figliuolo d' lapctocap. a-*.},
onde Saturno avo di Vulcano > c lapcto padre
di Prorreteo furono fratelli •
V. ig. e'fti/3»v>.» {l'ui/cx . Qucfto aggiunto
ip5i^ o; è dato folle a Temide dal noftro poeta,
peithè 1 emide e la Terra , come fi dice da Pro-
meteo al v. j i o. e una cofa medefima . Ora vi fu
anticamente un oracolo della Terra , come rac-
certa Paufania Eli»t«r. lib. v. cap. 14- Onde pe'
configli dati da quell'oracolo è forfè chiamata
Ten ide tt8i$ nnjiliii felini t F e,'jg»x«r . E' poi
tanto veto ellervi flato quello Oracolo , «he Ar-
pocrazione v. It/»;rtt«r vuole che dall'oracolo
di Temide fi 6a fa'.to il verbo tt/»ir«6«iF natiti
nsri. E Ovid. Xirtam. lil-.t. v.i > i. T*ttdttam
jut Thmm , j«4 ttmt orati» ttneUt .
B
A quefto
V. io* à*ar6p«T* riyy . m&)*t c quel che
dicefi i tuffi > cantei . Quella voce è ftata in al'
cani parli degli antichi o guada da' copilti , o
malamente refa dagl' interpreti rloeiei • fc* vo-
ce Omerica: Odyfs. E. 401 . «xx' ciurmi TptjSxJ-
Ttf Ita.' *Ti\a*u ri »«£>•* tu fed Ut fr» proie-
tta front , fropuliane (*x*qtu . E v. 411. i«-
rt«tt? pÀryàf *iyu «Su/. Sofoel.^»fif .v.J«t.
ula la fteiTa voce . Perciò Ennio ditte nell* En-
menidi del noftro Tragico da lui ini ,rtr Areo-
pagitiemm t» de rt vocant petram fecondo la
correli* ne di Scaligero» o come feguitando i
vellu • delio fcritto di Varronc , emendava Gi-
rolamo Acquaviva , come riferifee Girolamo
Colonna , Areopagnm inde eam dixtrt petram :
le parole d' Efchilo fono al v.tfji, Eumen. ......
11611 W \iinvftts n«rf>> »d>M t' "A(k*s .
Quella Curia era fopra un colle . Areopagnt 1
ttUit Martii malamente da alcuni e flato inter-
pretato da chi virus Mmrtii , da chi Vons Mar-
ti$ . E gì* interpreti di Luciano in Vii Atene .
Icap. «• i quali aveano refo t»i *•>* fnptf rum -
psm , o fufer vitnm fono flati corretti in r*fts
dall'HolAeuJo ad Steph. Byt.
IO
nPOM. AESMflTHS
n I/ «ti yavtw 5 ari w [tofxpluj /Spera»*
s/ 04« j raG^ro'j <JV nhU tpoi/S* <p\oyì
Xpo/Sf a/u«4-«s avQos • àvpiv* cTt co/
TpvVw a-' . 0 Xutpna-uf pò « iritpux* ne».
Toictvr aaWpA» » <pi\at9pa>7nt '£o7rn,
Otò$ 5*ft7r f oVowTn'orwr %pXov 5
Bporo/ff"/ rz/Ua; to7rctara.$ Trtpet cJYxhc; . 30
'A/0* »; aVipxi» t/o/cT* ^p»pnV«5 TTtfas ,
V. a 1 ■ 7»' «vr« f M>»r • Nota lo Scoliafta B,
che manca àxev'rii . lo fitti non può riferirli il
J'olo vcrlo c v| h come a fitff ir coti a fmiit .
Qijefto è un Zeugma cumc io Virg.v£j»«V,l.xii.
v. Aìi-Diftt puer virtuttm txmt verumqu*
labortm , Urtunam ex aliti : cioè opta , ptte
fortunata come ivi Servio . E Giorgie. \. ti.
Ut tenuti pluvi* raptdivt pattati* foliiAcrior,
ty borei penetrabile fiigut adurat , dove con
tenuti pluvi* non conviene il verbo aduro ,
ma deve intenderli «MttMf.Ciccr. ad Attic. 1 x.
ep. a. Fortuna , >]«.* illt JUrtntiJlma , net du-
rieri confittati fitmut , cioè qua Hli ufi funi
fiyrtntiglm* . Per dar qualche efempin anche
d" autor Greco profatore , Lilia «ir' A,/,»//»
«»i/8. pag. 107. ediz. Taylor. »Jx* »\itr\ Cm7»
\vn «t/t« TtTt t» »i>w T«T* turfiut , 9 *A»/»-
x ''< r * Xf»«*°V > fitti non poflt tum ut Ugibut
tivitatit utamini , tum ut Andotidtm ùuo-
lumtm bmbtgtit . E tontr. Erjtoib. pag. 19].
•Sri Utis , ovvi ji:,'»M; ttfn'^H , neque Dtet
ertdit.ntque hominti reveretur. E kìt' 'Aax*/8.
A«»«Ta{ . pag. t7?. vtxi uà\\»t »' T ;St?»5«
tovx rtt «vAltW rc>*/ , i va» «fai t»i)x voxi-
>»Au n/r/uior, muir» m*jii civittit legtt veri,
bomim , qu^m ptrteulim tx boftibut tmmfiit»
E coti nella congiunzione d' un verbo con piìi
nomi vi fi deve intendere alle volte altro ver-
bo . E Umilmente nella congiunzione di più ver-
bi con un nome n calo debbono intenderli altri
nomi o cali . tucian. Dialoga D. xr. I . >., t/twt
tji»v re» Iiti àvrir »if r.S j. '■■ su' TI ij flXoùvi ,
x, »v?xaJtv/ka-< , dove 1* ultimo verbo richiede
il dativo &vrf 1 il che è (iato praticato da' mi-
gliori Latini come a quel luogo di Luciano han-
no moltrato gli uomini dotti .
V. ì». -,-a'nT :j . ujfulntus : voce fatta da
ntn'» verbo » che lo credo fatto da ed
tu» . Al verbo fxiiu» allude la voce raUfi
a vero ra$ifi /*i *»,ujSp<» firvcntijfimn meri-
diei , che pure e fatta da "raeiq coli* alluGonc
a 6ipi00<xf eAefieri . come oderva il Bcrglero
ad Alctpbr. lib.i II. cp.u. L'Etimologo v. r«-
Utìr Ipaf la deriva folamcntc da ir«r6«r >
perche il Sole t com' e' dice ) nel mezza giorno
pare che Aia fermo . Meglio Io Scolìifta | , il
quale vuole che raStv»v lìa brueiarfi a potè *
potè, e che fia fatta quella voce da 7r»/»i . c
da a'.»« uro .
V.a}. xp«'«^ «t6m. La voce Siln fi trova
ufata per toi»r< . Onde da Efich'o /»»>.aT»ì» fi
efpoae £ coti per tanum deve renderG
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
ii
A quello si difabitato monte;
Acciocché tu non fenta voce d' uomini ,
O ne veggia la forma . Dalla fervida
Eiamma del Sole abbruftolito il florido
Colore muterai : di varia vefta
Ammantata la notte afconderatti
Con piacer tuo la luce ; ed a vicenda
Diffiperà la brina matutina
li Sole ; e del prefente male il duolo
Sempre ti ftrazierà ; che non vi è ancora
Chi te ne alleggerifca : tali cofe
Hai guadagnato pel tuo naturale
A gli uomini propenfo ; perchè eiTendo
Un Dio , fenza temer l' ira de* Dei ,
Tu ha* fatto un dono oltre il dovere a gli uomini
Onde di quefta difguftofa rupe
Starai alla cuftodia dritto , fenza
3°
35
la parola Mvxa.tu in qnel pafló di Sofocle
Otdip. TJr. v.761. X'^C'» «F TI »«"**r8u
Riifai , tui txput frim» tanitit pubefttbmi . E
nell' Elettra di Sofocle v. 4] . ti yif », pi yicx
T% ìj -, y. i-j ^uoxfa Titta > tv J Cvovti k«h y
/* »'rj«r^iF«» 1 ntfue tnim te pr* fenia Unga-
atte tempere naffi patnunt , nequt fufptflum
bbtiunt itm teUrMMm ; dove beniffimo Tri-
clinio dice %Zrm *.txfl*arir/i'%rn . In fatti in
Efichio a»e« , xp*M* T * !
V. 14. »•«»*♦/>•» . varia ininta amili» .
Delie due fign incastoni» che da a quefta votelo
Scollarla A , una che la notte ila varia di Aclle
come il prato di finn ; 1' altra che fi a vcftita
A' una veflc di più colori , fcclgo quella fecon-
da , come ha fatto lo Scolialta # . In fatti nella
compofìziunc di quella voce è più giudo tro-
vare la voce «Tp* i e che *«ikUiiV«' fia for-
mata come multe altre voci iaf**ft>/*mr MVX*£
fXmr ed altre limili .
V. Mf. ru/a • in vece di #Kt/dV« : Atti-
eifmo , per cui fi contraggono i tu™ > in «#« ,
\«-è mrm • Vedi Mattairc de DixleB pag. 48.
V. 17. j >.#$i!»«t» • Scholiafl. i wtiiimt Km-
| Smn . Il nodro Tragico al v.4jj. dfa quello
verbo in £goificasion« neutra, come l'ha «fa
4J
Sonno,
B 2
to Sofocle Ai jjat. Tltg. v. Si. Tit/' ìli*»***
f (va , alt bar ei.de rtqmtvit . E* già fiato ofler-
vato che molti verbi neutri fono alle volte ufati
in lignificazione attiva , come in Eurip. Batch.
t. 14-. f*l>a *tva.ctr "i* r<£«s»*oi"
à'-'-.' < ifnttam factm imitai , cioè tmitart vtl
txilire fluit. Vedi Barnct al v. i/j*. /«»• d'Eu-
rlpide , al quale è frequentilKmo un fi fatto ufo
di tali verbi .
V. »8. THitra imifm . Stefano, e dopo
lui Stanlcjo vorrebbono che fi IcggClTc tvavfuc
Il verbo ivmvfim fi trova quali fcmpre ufato in
fenfo d* etipi» , priva come fi vede in molti (lìmi
pallidi Omero. Il verbo* poi t»avp((i ha la Ggni-
ficaxione anche di tanfequar , ajjeqtur ,aufir»i
onde in quello luogo leggerebbono più volen-
tieri \w*6f , fr#3*m *bjìnUJÌi , eanfeqttutut
tt . E' flato tmlladimeno oiTcrvato che V Etimo-
logo v. à.9*i(aJ dice «ri» ivfm ri ໫X»(J».
onde non c fuor di ragione che «««va» egual-
mente che ì*«Vf ù lignifichi frtuium aufrro ,
eMpia. Tanto più che in Eurip. Andram. v.t 02*.
lì dice di Clitcnneftra ••,•■> *ià' t'*»*»
a fliis ttdem tanftqmt* tfi . Onde fi può far
di meno d' una tal correzione .
V. ì 1. tv *d>** t-ut . Quello è lo AeiTo che
nPOM. AESMflTHS
QbtyZji ' ìvaarapaitTATOi <ppi'et$ '
"Attui; ^ 'fa^S óV/$ viov xpxrji .
Kp. E?w • t/ ptAns, ^) xaroixTtX*i fUtrtw ;
"Or/? to <roV fonroian 7rpòuìa>xzp yi'pctq ;
Tè ertv^cW; rw eTéWr* , » fi' éftiX/et .
K P« Ivfjapìifx , aVuxBreJ'i' j 3^ 7rct$è<r "kóya*r
O/oV TI TTdWJ ;
» raro ftifJiauvHZ TrXtov ;
Hip. À/W ts efw >>m Ah^ ery, ^ 6pa'<r«; frAi'a»? »
Kp. hxoe, pì> bcTiV ToVcTt f)pltveì&xt • tri/ ^
Tot (inìtv eitpiXoojjia (jlyì Trova (xdrlw .
Kp. T/ wyèìz ; 7roruf jb, <J{ «VAa? Xoypy
Tav vuu 7ra.pó»T0ùv «JVk àtri A ri%y* .
Hip. Ef*7ret<; tic; àvrluì a^ot; Jp«Ac#- ActfcwV •
Kp. Kirtv/T i<wf>ixxb* 7r\luì facto-/ xoiptuèif .
Hp.
'EAei'Gtpoc §ò «r/$ ir/ 5»"A&jJ A/o? .
3?
40
4?
5?0
Kp. OJxhk
w<» quitfctnt . Stanlejo citi Efìchio , che dice
><»v ;• a !■ > ì.»jsr»S» : e reca di quella
ilefla Tiagcdia il v. j^j. Si può aggiungere che
)<> Scol lile B. (piega cv xfc/rvr . E in Omero
Iliad. H. l l K. yiiv - ■ ! ■ ' ii' - 1 1 Scolij ("pie-
gali àra*aitr>ty . Filoftr. Vit. Sofhtjl*r. il.
cap. 5. <ed. ). pag. 57 I. ì r ra li . <f» > >»»v
■ ■ .1-, u ■ e . hit , .ut, reauitfcamm . fc Sofocle
in Oriiip. Colon. ». 1 9. Ou k^Xci nel^.*' «"tV
W òf ir» t/ts « , Aie tmftde i» ifto impeliti»
fate.
V. jtf. ifir . Significa quefta terza perfona
per lo pili Ej'fo i e (pcile rotte ancora ftd dt hit
bui miti . Qui pctò vale fatti de hit , come ap-
piedo Luciano nel piincipio del Ottani, ed è un
modo che corrifponde a ciò che noi , volendo
far finire un dik , diciamo , B*Jl* teù .
Platone de Reputi, lib. I. pag. 70. edix. Canta-
brig.t 7 1 ). «>« /t «91 , uà . rtklt yfttveì ra.1t
Ttùl fiit*l klytvtail , itir 1 !pw . ^ «iraili/-
et/Mof > if i'.jpi>r:« i. > dove fc > come li ha in
alcuni Codici , in vece di iettf retti fi legga»
.'••.-71: ficcome creJo doverli leggere » ne
verrà un molto miglior fenfo che non ha la le-
zione voi «Ita , ego VITO y.tcm.t insdum putr
anieulit fitMl.it n*rranttbut , »atii ds mn$
die*m > (MinH^w , jj. abnu.t r. .
V. jl. ><par . Giove dopo aver cacciato
Saturno e i Titani , venuto al regno , (partì agi'
Iddel gli uffte j , e diede a ciafeuno un particolar
dono, come racconta più a baila Prometeo alle
Ninfe dell' Oceano • e a Vulcano diede io fuo
Digitized by Google
t
PROMETEO LEGATO.
Sonno, é fenza poter piegar ginocchio:
E Griderai con molti pianti , e inutili
Lamenti : che di Giove è ineforabile
Tu' animo : e ognuno , che di frefco impera ,
E' afpro . Rob. O bafta . Perchè ti trattieni ,
Ed hai cotefto van compatimento ?
Perchè non odij un Dio nemiciffimo
A* Dei ? che ha dato traditevolmente
A' mortali il tuo premio ? Vulc. F una gran cofa
La parentela , e la dimeftichezza .
Rob. Lo dico anch' io : ina cora' è poffibile
Difubbidire a' comandi del Padre ?
E non temi più quefto? Vulc. Sempre o Giove,
Se' difpietato e di fierezza pieno .
Rob. Mi il piangere coftui non è un rimedio .
Ora non fare in van mai quel eh' è inutile .
Vulc. O abilità di man troppo odiofa !
Rob. E perchè la detefti ? A dire il vero
Non è cagione de'prefenti mali
L'arte. Vulc. Nulla di men foflè pur ella
Toccata a un altro . K$b. Ogni cofa a* Dei ,
Dal comandare in fuora , è ftata data ;
Ne fuor che Giove, alcun di loro è libero.
Vulc . Il f 0 ; ne polio a quello contraddire .
13
S<>
5S
60
6$
Rob. E perchè
pjrtieolar dono il fuoco .
V. 10. ri tvyrsrls ti **Hih . I Greci tifano
la voce /*»ò» per lignificare h* Un* gru» fin im
come in quello paflb d' Efchilo , e come in quel
«T Euripide in i htnifl. v. aj J. S«<,ìr >vrafì;ir
«;/«'•/.'>•> 5CT«r x, •ixrrtarcr té»' »à» yv
»«,Ki?«r >ì»of . M*gn*m in fiminit vini h*be*t
ohi eum datore emittuntur purtus , ae cmne li-
tncr'irn umani ejl muiitrum genut . Significa
ancor» furh « un* (tran* cofa . Eurip. fh*é-
ttm.J'Kti' >« TU »*»T»Ùr/ , TtÙT» /' tatOl/TC»,
«Tra/ : E Un» (Iran* tot* pe' ricchi ,
m* p-.ire loro inn*'* di egire flolidi . E nel!"
Ecuh. ». futi* y* » irtrtis »j ì wo.tr a. «vu-
»/T»iTi5»f h'wi*ccj* {Ir *n* come tutte le co fe
avvengano 4»i» uomini .jpe. cioè che i nemici
•Ut «ohe debbano farli amici, e vice v*rf*{\
ilqual diffidi patto e flato faltato nella pretella
Tradutione flampata in Firenze nel 17,5. lìc-
come una gran parte di quel difeorfo che ten-
gono tra loro Ecuba ed Agamennone ; la qual
mutilaticele fi offerta in moltilfimi altri luoghi .
Luciano Dial. D. lx. dicendo Mercurio, che
Giove era malato , rifonde Nettuno , *é9i»
Z ' ! f - i /«»ir yìf t,vto fi* » ftr qu*l tu-
(ioné o Mercurio ? Tu mi di' un* ce/* flron*.
Per I' una e 1' altra lignifieaxio ie , come i Gre-
ci /«»•'», coli noi ufìamo dire E' un* grxn co/*.
V. 41. in' t« /i TUA»! **> • botano i due
ScoliaiH , che quelle parole di Vulcano fono in-
dirizzate a Giove, e non a Kfirtt , nel qual
cafo averebbe ufato 1' epiteto neutro e non il
mafculloo »»xf/.
Digitized by Google
Kp.
Kp.
H>.
Kp.
14 nPOM. AEXMUTHZ
Owxa* fV«'£jf <Pe<r/ua r£<f» sriy/SaX»? ,
Kou «F» 7rpo'x&pa -^a-fA/a ftpiti&cu -r-tpa. .
A<t@eev ttt , %%pvìt iyxpxreì &ìph
' Peus-Xf£* 0«Vf ) 7raard\d>i irpòq TTtrpeug .
n«pamrett cTm *' a /uara ripyop róìi . ,
"Apaari fjiaXXop , tr^/yyt , (infapìi %dXet ,
AHrò$ pà st/par xat£ àp*x**to v 7ropor .
SS
Apapzv Sìt y eàXivii <JWt*At/r*; .
K P» Kcu r&u^f ru£ ?róp7ra.cror àiripaXètt; ' hot
M«'9j» eroipirns av A/c$ m-GrVzpo? .
Hp. IIAfxJ wcT' sr a'JW? ivìlxùx; fik(i-\,auró (Xoi .
Xp. 'ASafiauiTifu vuuj trtplwò$ àufjctS* ytnz9otr
Trippa? J&(* 7re *h wctaraArfC' ìppapittas .
Hp, AV cu npo^tifGoC' , <r«v> oViprtVfi» vrovuv .
Kp, Sw «w xaroxi'ft'c 9 ^ A/c's r' J^^pJi' uVip-
60
V. e«. /«va* >ip «v»i*r xpg i/^'X*'»'*
Ariftofane Eow/r. r.ji6. »,\ T »r
eri)»* ì-.n'-x*"-' ■•f't** » 9*" *■ impediti!
viti fibi ereditai paret , al quii luogo lo Sco-
liafta dreco porta il preferite verta d* Efchilo .
V. 64. 'av«a/> >»•*'.-; • Stantcjo fi con-
tenta di dire ! clic- quella un* metafora , e che
mafeeUa della zeppa o chiodo » tetris >«<Mvr
non c altro the la ftefla zeppa o chiodo . Rife-
rii» le parole di Accio , il quale voltò in La-
tino qacAa Tragedia 1 Hot ili* cdnhoi fabrica
crudeli infermi Ptmpit mrtm . E nota che
Efchilo altrove ha detto *v f ìi yrU,t mafttlla
di futi» ; e che Omero nello IteAb modo ha
detto Hi Ad. B. v, <■ - 7. r*ti pixriwàff*! navrs
rubrai-gtnai-babentes ; e Pindaro Pytk. tv.
v. 41. S>nvf*T v ni ' > ****ram ire»s-
ftnat-habtnttm . Ma fi vede bene perchè Ome-
ro chiami le navi i*i\Tt**f}*J j perche la pro-
ra, che va avanti , e che perciò e confidenti
da lui come la faccia della nave . ha i due Iati ,
che la compongono , come in figura di guance •
In riprova di che fi legge in Efichio Uvfavfov.
\ irtrptVtfver . E quanto a queir cip: efliooe dì
Pindaro ajuvfa» ytAMtMtnn > quel che è detti
in quelle parole di Virgilio dente tenuti jtneent
fundabat navei è yirvt in quel luogo di Pinda-
ro* , il quale ha an. !,r detto Pjth. I. ver. 84.
X»»*«»dfaor «i«»»t» tUTeA MMUtmHnitam fa-
gtttam i non altro volendo dire che penetra»-
tem , cffendo i piani oppofli della fletta , come
anche de' chiodi e generalmente di tutti i cu-
nci . quali ganafee o mafccllc > per I* inclina*
zione de' quali piani a una medefima punta fi
rende il cuneo penetrante • E lo fieno può dirfi
dell' Epiteto qui fopra riferito, dato da Omero
alle navi > delle quali la prora in foftanza non
è altro che un cuneo , che fende V acqua . Quan-
to
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO .
Rob. E perche dunque tu non ti folleciti
A mettere a coftui dintorno i lacci »
Acciocché il Padre Giove non fi avreda
Che tu frapponi indugio ? Vulc. Ma fi poflòno
Veder pronti gli anelli . Rob. Adunque batti
Prefo il martello con gagliarda forza ,
E conficcalo al monte . Vulc. Già fi compie ,
Né vanamente s' efeguifee 1* opera .
Rob. Batti più forte ; ftringi , e per niuna
Parte non allentar : perchè ha coftui
V abilità di ritrovar l" ufeita
Da cofe , che fiano anco ineftricabili .
Vulc. Quefto braccio è aggiuftato di maniera
Da non poterfi fciogliere . Rob. Anche ftringi
Queft* altro con la fibbia ■ acciocché fappia
Coftui d' eflèr accorto men di Giove .
Vulc. Niun fuor di coftui potrà riprendermi .
Rob. Adeflb ficca parte a parte in petto
La fiera punta della ferrea zeppa
Gagliardamente . Vulc. Ah pe' guai tuoi
Prometeo fofpiro , Rob. E ti trattieni
Nuovamente, e fofpiri pe' nemici
70
7<T
80
SS
90
Di
to poi all' altro pattò d* Efchilo accennato da
Stanlcjo • e che è Chetpher. v. }aj. ffittfta
rijl-ìiuijiJ lù/tna^M lllpl i uaXlfà yl&-
*«i animum mortiti heminit non dentai vali-
di ignit mMXilU i di quella ciprcil'ione non vi e
altra ragione che quella ftclfa , per cui diciamo
U fuoco diveratert, c gli attribuiamo 1' azione
di divorar* : e perciò in quefto Hello Dramma
al v. t<3. a' fiumi di Lineo , che fcorrono giù
dall' Etna , Efchilo amibuifee le mafcelle , e
inficine l'azione di divorare > *«t»us? wvfìf
/«tSTffTW '«>fV l'iUu Th K«XM*»f*0U
2(KlXl«f :a; yJiJ , fiUVÌÌ ìgHtt ftVtt V«~
rvtr.s maxillit Stradi Sititi* plana arva-> .
Del rcfto merita offervazione che i Greci a mol-
te cofe acute , e cuneate Uno dato non folo la
nafttlla, ma ancora la betta % e la voce r«'ju»
non lignifica in quel cafo altroché atta, punta.
E in quel luogo di S. Luca «x t . 14. *«»ovrrcu
m ri fan *iax« tadau "» ort fWw «"">
è un pleonasmo come ha creiuto Oleario de St.
N. T. Acche noi Ga altro che im gladi», ma
lignifica quel che diciamo a fil difpaia . Filo-
«rat. Htreieer. c. 10. T J /} ri fi a. TV ilXfiSt
Iftpeuris r\ iTraf, tufpidtm auttm ha/i* ada-
muntinam fjfe ; e Sofocle al v. itij. Anug.
•vorrtv rit à^f<6>xr*i fertnljit aliquii
ancipiti [latin- , lo Scollarla Greco dice *f*fi-
Hkt» > »>■» Stri/i» : ed Eurip. Ortji. v.i joj.
ili'iTixa. flftfiu, ;<f;a;i ti'^-i lt«. E in que-
lla ltcfla Tragedia Efchilo v. «7 j. '«{
MiW; XP"**"" Simulata otflro . Dalla
voce firepus creJo venga il verbo /ir«u<«
che non trovo nel Teforo di Stefano, ma che
però è in Sofocle i» OtJtp, Cele» v.i 041. 'A*x'
i» yi t »vf t£ti/« • »• /»» Ulrr" V»* » K "''*'
t» T«Ira /iro>»«rf . i7»Mflf *W »*vi , fé vWr»-
rrm hit mt j> illam prebrit preftindtrt . Nè mi
pare che vi Ga bifogno che (ì corregga /vro^*»7»
averebbe voluto II Cantero .
Digitized by Google
16
nPOM. A E S M il T H 2
off»? ft» ff'floro/ e/Jtr/«« jrcrf .
Hf. 'Opài Si'afia. fuStctror oppao-tp .
Kp. . 'Op* xvpovuura rótSi r$ ina^ieov •
'Alk' àpipì jrA^pcu? pa%ctXi?np!t<; /2a\t .
H(p. ApàV mur àpa'yx* 3 pnììr ìyx,tX£ ayajr ,
Kp. H ^£a) xtAdtVa» 5 xaV/ÉW^a» >t <apo? 5
Xa/p« xa'7», <r*«A» ^ xlpxuvov $U .
H?». Kai JV artVpaxrai rwp^of u paxpp 7róru .
Kp* E ; ;•</;,. v; ftw fcm #«Tcp*? yri/a; ,
'il? ci/V/r/ftHTit'? i^ftf tp>a>? /Sape/? .
Hp. o" «c/a papati yhcZosei <rv yuputTou .
Kp. Sw pa*0*x/£« 9
'Opyriq t« 'ftf^t/rifTO /uh WjrAtOFf •
H<p. Srft^w^cr, xwXotort* àp$i'l3X»<rp' .
Kp. 'Errati* ytw vfiyi&i >«'p a
Su"h£» 1 ìtpHfitpoio-t 7rpor/6« . t/ <tm
O/c/Vl 0?>ito/ J^T' aVa#rA»V«u aro /-fi»»-;
*ds$cotvpa>$ <r« feupovis Tlpopn9iet
KaX««r/f * «WoV j-ap a-* eT« wpo^*3tfi>?
CTta» rpcVfi» T»?<f' ìkmXi&htìi tJ^m? .
np. n J7o? */$*p, TaXUJTTtpO/ fffOfiU,
TlOTapuv tì yrmyaì , ttokt/W ri xvpirav
70
7?
80
8?
V. Ci. f»«f ;.ì **utÌ» • Avverte opporto-
rumente lo Scollali» fottintenderfi , o ve-
ro .««.frequentiffima Ellifle in tutti gli Scrittoti
Attici , e fingol irmen,e in Ariftoflne « in Eur '-
pide . Vedi Kuftero ad Arifiefh. Pluf. <r. ti«.
V. 7j. K«'*(f»v|» >« Demofteni Af hi-
lip. p»g.i 7. C. rvrtr. JHrtl. AUohreg. 111.1667.
t*x«jt« Immura % f <«f w •« ,
gintM ttltnt* , teque fsuilulun fi • • »m
flint • Lucitn. in Htrm0t. cip. 6 i . *. 5> *« Wr
«fx« mfe 6- ni&l iw/tyer -ww* : e Gif.*//, e. «.
/tiKfit ri wfis •
V. 7 j. i, /i *<» f «!tT« r*Zt>"' Ari/Ji,le
Or«f. S«<t. il. T. 1. f j . . cdit.Jttb, T «-
rfxiroK ri »»ir«>M» • rmndatmm ptrfrffiim
tfi. Luciin. i; it«{«ì mitr* /t/f«R«A»tr ,
<•»»/*
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
DÌ Giove ? Guarda bene che tu. non «leggi»
Di te fteflò una volta aver pietade .
YuU. Tu vedi uno fpettacolo , che agli occhi
A rimirarli è orrendo . Rob. Per me veggio
Coftui aver trovato quel che merita .
Or mettigli alle cofte intorno i lacci ,
Sotto l'afcelle paflati. Vulc. Egli è forza
Il farlo: Non ufar troppo il comando.
Kob. Comanderò, e di più griderò ,
Va più baflb ; e le gambe con gir anelli
Stringigli fortemente . Vulc. Ora fi è fatta
Queièa faccenda fenza gran fatica .
Gagliardamente adeflò batti i ceppi
Penetranti: perche di quelli fatti
E- rigido il cenfore . Vulc. La tua lingua
Dice cofe, che fono fomiglianti
Alla tua faccia . Rob. Tu intenerititi ;
Ne in me voler riprender la protervia
Ne l'afprezza dell'animo. Vulc. Andiamcenè;
Perche coftui nelle braccia e ne' piedi
E' ben legato . Bob. Or fa qui 1* infoiente ;
E involati agi* Iddei Jor premj, fanne
Agli uomini regalo. Che ti pofTono
I mortali feemar de' tuoi travagli *
Con falfo nome chiamanti gì* Iddei - r
Perche hai bifogno d'un altro Prometeo
Per te medefimo , onde tu ti poflà
Difvilupparti da quefta difgrazia .
Proni. O Etere divino, o alati e celeri
Venti, o fonti de* fiumi , o innumerabile
C
17
A
9Ì
roo
ioj
no
omnia fiti mut , q Ht jqgff, E , txx . im Em _
ebirl.ix. ti. »«»./.«„ «.»«/ ititi/a» noi fili
utmihi impervi,.
V.lt. 'fl/;« i,tì,. Nota lo SeoliaftaA.
che in quelle ctcJamazioni Prometeo invoca i
quattro clementi . E di quefti sfoghi . «he fan-
no i miferabili ai CieJo e alla Terra , lo Sco-
liafte d* Euripide in Medea al v. S7 . ,5 T , ,j fa .
I20
Incre-
»? ufo , dice : ha imitato qmeUi , the fi tro-
vano 11, grmn difgratàt , i quali m perenJo
taceri i loro travagli , t temendo di dirgli *
gli Mimmi , lì r attutano al Cielo , o ni Sole ,
oalia Terrm o agli nitri Dei. Be .ehè Prome-
teo , come fi vedrà più fono , non hi riguardo
alcuno di afpranteitc . tf
con tntti di Giove .
il nPOM. AE2MSTHE
Avn&i$fiOV ytXarpx, w*ftfHtr4p r* yn 9 90
Kau ròv TrtuQTrrìV xvxhov ifoi'bt xaì cò .
AN AnAUTttl
AtpX&itQ' ci ai; cu*, tauri
ùia.xvcuóp%vo<; rcv poetivi
XpoW d$\&<r» - To/orcf* 0 9*0(
T#>6? (4*x<xpa>v ò£.Sp' «fwt* Q *
ùtrftoY aetxn •
■
A 7 cu rè yrapòv ,
To', t' tVip^o'/uirof
Xp? rtpftara 7$tT ìxtTeihxt . Io0
I A M B O I.
Keurot ri $*fxi ; vrivra. Trpov^iTri VeCMaU
£**Sp<wc; rei (xiXXovr , W«Tt /ue/ voTatxrtov
Hip «t'efiV »£« •
A/Va# 0«p«r- «7$ pà>« , y/K«'r*tfK$' or/
To^ r»5 avd-yxns Ip ffl*n*i ùirot;. ioj
A'*V *tì triyav , «ri ftV WyqHv rugete
Oìoilrt poi TAarF iti . -3y»jTo7{ yiptL
IIop«r 9
É
V. 90. «u'ffl/M? >(x«r/Mi. Tanto 1 Oreoi • leggera inerì rpumento i i*aua , di qui abbia
quanto i Latini attribnifeono ii rifo al mar tran- I a*ato erigine la metafora . Leonide AntMog.
quitto . Lucrezio lib. I. !• Tièi ridtnt tq no- I Iie.nl. cap. {// r>v«}i*«rrar pig. 186. edìz.
rm fonti . I due Scoliafti Greci a quella luogo
danno per ragione di quella metafore , che il
atte ocl tranquillarli fi diAende • con* fi di»
Uccidono quelli che ridono. Lo Stanlcjo perla
wee )u»r.„ aaatta irifpii* dicendo «W»**-
rumque fluamm erigati» in»*mtr*kilii . Po-
trebbe dir fi ebe . come nel ridere fi fanno a
multi nella accia «Icone pozzette > che fanno il
rifo più grazipfo , chiamate da' Greci yv.*ihu,
come fi ha da Snida ». , coti nel mar
a«uUM4o4 U « ia tt fet tao
Aid* 150». uni ice 1' usa e 1' alita cofa | e le
(tenderli del mare • e il dolce incrcfpan.nro .
'Ov/' ìi' uni ji"»' 1 nar*r:p«'ir«t >■**>* K i' •
parai if aakuìi 9f~«a ft'f*< C ,eu M x ' Nee-
tir., tutela *c. Ne» fi mthi rtdent ìhrnsf
tTM>h)tiiUit** tuuks . Umtm^tu first Zrfky
rms tnjfmtimtm , me vidtbitis avevi/*»»*»»
Adira cofa poi è mmrit etubimmu come «* quel
ve r in a» Phrnifi. di Acci* » Cmm enfitu cUm,-
l*»t*t tmtkimmsat ; imperocché quello appar-
tatile li leggera frano » che nafte dal battere
acciai
Di
PROMETEO LEGATO. 19
Increfpamento de* marini flutti.
O terra madre d' ogni cofa . Io chiamo
Anche il Cerchio del Sol , che tutto vede
Vedete quel che un Dio foffre da Dei; i*$
Mirate da che ftrazio
Lacero mi conviene
Soffrir mille, e mille anni.
Tali lacci ha inventato
Contro me indegni il Principe
Noveno aegi laaerr
Ahi piango la prefente
E futura difgrazia .
E quando farà mai
Che di quefti travagli 135
Ne forga il termine .
Benché ; che dico ? Io preventivamente
So per appunto quel che dee faccedere.
Ne giungerammi nuovo male alcuno .
E bifogna foffrir me* che fi puote 140
La forte desinata , conofeendo
Eflère inefpugnabile la forza
Della neceflìtà . Ma ne il tacere,
Ne il non tacere a me non è pofllbile
Quelle fventure: perche avendo i premj 14J
C 2 Dato
agevot dell' onde del mare tranquillo , qui, co-
me dice S ; if!. Pel. r$> Tbtt. Catullo tarde pri-
mum elementi flamine pnlft Vroceditnt , le-
Vtttrmue fenant piangere cachinni . Scanlejo
ave* dato an cenno di quella di ftinz ione : nulla-
dimcno qualche Erudito non vi ha fatto atttn-
«ione , e confonde quel che c rifo del mare eoo
pag. 7«*-«Ha nota 5.
V.01. folinr ;,.,'« . Quelli che
i trovato Urano ci
aria*, ne quello di Sofocle in Antig. v. an-
che ha «fato parola per parola quitto (UfTu He-
miltiehio di Elchilo anatrati i> 18 irexXo» 1 ne
quel d' Euripide Hecnb. v. 41 a. &*>eì tZt va-
rif«TK 'A«T.tj »v'«>o> '>.!■■■ 1 .ce 1 u n t ne
quel di Staaio Utv, 1. flnmnem tré» &c.
V. »d?T« *t>lì\i(r**v . Muret-. l'-i».
L*9. lib.v. cap. i«. crede erfere flato fjttcAn
d'Efehllo avuto in mira la Virgili* in q«f
veni ,/Entid. 1 .;>. v i.v. li].»» niu tgknmm»
O virg» , ne va mi ficitt inapinaque fu> nt ■■ O
«anno i i u . ».o wwv >.o« ninno in un componi- : O VITg» > t»*V* mi f. tetti tnaptnaque (H> flt ■ 'J
mento poetico abbia modernamente chiamato il ] ruma prittpi , ntque animo mtrum ante pttr^t
t<At fiammeggiante cerchia non aveano U mca>. J v. ioj. T* t»j mniynnt . Sofocle Avf.
te quello parto di Efchilo i né l'altro i* ferf. I *. n,|. ... W,«» wtf /v#ai«x»f.ir ,
».to 4 . A«/u»ft/ Mi #l*n4id,u Satit \ non enim enm nttejiiatt p»gnand»m .
Di
gitized by Google
10 nPOM. AESMflTHS
IHi^nV xXozrcuar ,
IlaV»? fiporoit; 7ri<pvK% ( wo'po? «
Ta/«<r<f§ jro/ia$ à/jurXaxHpdr&r riva ,
'rirauS&oq ila-polvi 7T*oTa.\<bro<; eSv .
A Ci M lf i
Gio'orwTo; , « /Spargo? , S xtxpafiiim •
"laro rtpfióriov Ì7Tt 7rdyOY
XIÓYÙIP tfXÙV £»*po ? , H TÌ M
AN a n AISTOI .
ToV A/c? i%9pòir ) toV :r«V/
ÒTrócoi
T»V &io\*àv\h cìroixv&o-i *
ùià rlw t\tav <pi\órnr<t /SporaSV.
<J>o£ pdC, t/ sror' «J xivdSiirfJix xAu'a»
IltAa? òicevàiv * a/&«p-J* iAet?>p«ì$
Ilrtpc/^o»' pWeu;
nó> /ko/ pe/3tpoV TTfiOO-tpirOV .
ITO
11$
120
V. ioS. '«n^na/j t«?»/' • ta Toce
>*» è ufara qui per «u/rr* yf*/« , miftrim , come
l'adopra in qucfto lignificalo Plat. W» Mf»W»»
p. jc>7. edix. Bafil.del Valderol $ 14- ri «wt»
/lavw.'i K«T«>i>»r« '«£ 'EiiTfiV* lìi M«fo-
Ìi»Oi à»f irci/uor efitu it , K) Aiuta in S I» ry
'ai/Tj 'a'a)«a (iw|«Tr»l 'EptTfilZ*!' a)«r >
«•> tvufuie ex Erttrt* Mar*lb.ne-n ftft eonitUt-
itUU i jiW /r» wfw» tfftì tjjet ttdtm, Ere-
ANTI-
tr in/et , e*Umitmte infittito! Athtnienfet **•
duetti . Nelle Sacre Lettere i lxx. job cap. xr.
T.J4- ira;.»» /i «f uh-M , tM-
Umttms ò> affittito eomfrthauUt tnm .
V. too. »fl*«*TX>'f S r*r . Vedi a quello
luogo Stanlcjo . al quale non ri è che aggiun.
gere . Vedi anche Hitronym, Col»mn. ai E*nti
Frttrn. pag. i »o. tAit. Nt*f. i j #o-
V. I » J • rU Ufà *t»i*Tm . Eurip. Hìfpollt.
v
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Dato a* mortali , per quefto allacciato
Mifcro in quelli mali io mi ritrovo ;
E per aver procurato la ferula
Furtivamente empier del primo fuoco,
Il quale è fiato a gli uomini il maeftro
D' ogn* arte , ed util grande . Tali pene
Per sì fatti delitti io pago , Mando
Legato e conficcato allo feoperto .
Ahi , ahi ! Ma qual fuono , o quale ofeuro
Odor divino o umano , o mefcolato
Di divino ed uman mi viene intorno ?
Forfè è venuto a quella rupe eftrema
Alcun per rimirare i miei travagli?
O che altra cofa vuol egli ? Guardate
Stretto da' lacci me infelice Dio ,
Nemico a Giove , • .
Venuto in; odio
A tutti i Dei ,
Quanti hanno ingreflò
Di Giove nella Reggia
Per troppo amore
Verfo i mortali .
Ahi ahi qual fento
Moto d'augelli
Qui appreflò ! V Etere
Pel lieve fcuotere
D'ali fulTurra.
Qualunque cofa,
160
16%
170
xci» ftr > »*io>»» r:w . Appreso gli antichi gli
fpiriti benevoli fi credevano gettare un grato
odore . Vlr . v£W/<, I. «07. Am--r.-(,c V ie ra-
mi. div$n*m -virtice edertm Sfirmvtr* . Dal
prefente luogo fi vede che «ttrlbuiv.no anche
all' uomo un certo <«lore , compresile per al-
tro a un Dio . G- 4'Arnaui Anim*dv. Critie.
cap. «««ti. volentieri farebbe dir querto e il fe-
gucotc verfo ai Coro ; e che Prometeo ripl-
Che
gliafTc'jxir» Tifarla» ore. Oltre che quefte pa-
role lì adattano bene al «*nro , il quale ha l'cn-
tito Prometeo gridare l i ì« ì« »»• induce an-
cora a credere elTcr qnefie parole del C»fo dalla
voce i/>fàà che e pura Dorica , I* ufo del qual
Dialetto ne* Drammatici fuori del Coro è ra-
riflìmo .
V.ia?. *Zt pti ftBifìr ri TfWp*or . Sofo-
cle in Aj*e- v.ai 7 . ?: a,~-.- ; rò »fc»i' f , } r , ad-
■venieni m»Um memo .
22 ITPOM. AESMfìTHS
ANTISTPOGIK A.
rpepw * .
Tlrtpoyar
ITp<5<r*/Sot reVcf» wayor t waiftfmt i^O
'Ex cT'ja-A^f f*« rei? 3«pp.p*V/F a/<f*'
ANAnAISTOI.
np. A* al «T,
Th Treei ?rà«r*'f «à/esnyti*»
X3oV à».oifjtiÌTùt f)£pa.ri yroùSif
Uarpòi Q.*.ittvS .
Ti<rìi (pdpstyyoq o-kottÌXoiì c* *xpo/$
*p«p«èf «^wAe* «^»V<y.
ANTI2TPO*H a.
Xe. AeiWé» np<y*N$dC"«
tpo/Sep* <T ìfioi<nv oasotq
V.ijt- *t«t* yàfixù. Swnlejo trajuce, * tindofi chejl fucno Ttnir» dal battete i chio-
K»« yrrw fenittH ptnttr*vit /ecejfum Antri-
rum , perchè lo ScoliaAc fi ha 2»rp*r «..yet *;
Ma è gii flato oiTcmto 1' errore j ed è flato
beniftim» corretto SrrMM ] jBvxSr&c. fatlan.
deli di fuono dentro le fpelonche i il Poeta
«iudUiofatntntc fi t»1c dell* voce ix-»«««" J «>«"» w# rt/eimlwu Jc*?uu , fuman-
ti*
«si , proprnfllmamente fi vale della »oce któ-
•j*s ; donde »iene utvti* » che ha tifato
Sofocle per lo ribattcrfi il fuono dalle rupi .
Trachin. t. 800. i,ufì »«tut»» »'Tfaf »
A*Xf«r %fft, vpartf , i) 'hvfitmt r axf «/ ,
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. *
*3
Caro. N on temere: Amorevole
Quefto drappel con celeri
Che mi fi appreiTa
Mi fa fpavento .
I7f
Gareggiamenti d'ali
A quefto Dirupato
Se n' è venuto , dopo ,3 C
Avere a gran fatica
Perfuafa la mente
Del Padre fuo . Mandata
Mi hanno le veloci Aure,
Perchè il fuono del battere l8
Il ferro è penetrato
Nelle noftre fpelonche;
E mi ha fatto giù porre
Il roflbr verecondo ;
E in fretta fon venuta Ig
Scalza fui cocchio alato.
Ahimè , Ahimè ! O Figlie
Della feconda Teti
E dell* Oceano Padre ;
Che con fluflb perpetuo JQ(
Scorre intorno alla Terra .
Deh vedete , mirate *
Con quali lacci avvinto
In cima a quefti fcogli
Dirupati far deggio 20C
L' ingrata fentinella .
Io ti veggio , o Prometeo:
E s'è avventata
tu Lctrnum f»x», er Eaiiof* fremitoti*.
V.iiD. ,.x ( «t,^,,». Si aggiunga a quello
ehc .lice a quello luogo il «Jotio Stanlejo , che
ne' torri tempi antichi ri e «ita V opinione
Piena
fi wvius fit , ?jm umiviffam umbit Urrmm fri.
V.«44- v**t* /#' IfuSm ìvtn fatfeta Ite.
Ear.p. Htrt. tur. »., ,«o. rfra^St >« f «,
ptgaAXH rif4i > fuff>iri9tnm » ,• • t rumati ntt-
bti cj. Mede* v. ,07. f'f i f X'> 'jf»r*A>im Ni-
fi! ■W«J , «4 Ma* un»» cp/f,
•ag. 4I1. dell' Oecano Ì/ T l t/! ìrf »»t«m»ìJ
<
Digitized by Google
24 IIPOM. AEZMATH2
'Ofti'^n 7rpo<rjl^ TrXnpni 14$
Uirpoug irporctuouvofJtivov
TcÙVcP' àìotfJLltVToStTOITI XVfXOUt '
N«'c/ òt omo va' poi xpaiSv òXufjnryt '
Ntùfflultt $ ro'fxoiq
Z<£$ à&trfia; xparw/« > 1JO
Tat 7reJiv J 7T%\(àzj-ft 9um dirci .
An AnAISTOI.
ITp. Eì ydp (x virò ylw 9
Tw ViKpoSìyfAOYOq «5 Ù7TÌpiUT0V
Tdprapov tixtv Stcpoii; ùXvtok;
Ayptat; «AaVa? ,
* •
Niw cf' aì$i&ov xivvyft 6 TitXctq
B^f9pW{ ÌTTICO. pia 7Ti7FOV$a. .
S T P O * H 0.
T/f &»Je r^no'ixetpS'ioq
Oicov } era ratsTe «V/xap» . ItfO
T/? «
V.ijj. i? yif f,.' Iti yZt . Stanltjo trtJnce | fpcrte volre con I* InJic3:i vìi , come net prefeote
Quod fi tntfuittu ttrram . Mi pare doverli tra- I palio d' Efchito ; e in Ariftofane verC a*,
«^"rre , Utiasm m* fitbtms ttrram . La ptrtieolt ! "£i*' ì£ ikÌt»» »f *rtf or rir te-fa**»» */*• i *"~
li è poft» per ùit utitiAm ; e ia tal lignifica- I num tr.tht f ruii la}t>lc trutm ffct »ad*t* Tro-
«ione non trovo che vada disgiunti dalla parti- I vali frequentemente w congiunta con la voce
cui» >- v f . Si congiunse u lUcornc \,U . ed £,(• I ? f t>ur . E quando I.t*.» Ca lenza la precedente
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Piena di lagrime
A gli occhi miei
Fiera caligine ;
Vedendo a quefta rupe
In fortiflìmi lacci
Straziato il corpo tuo:
Perchè i novelli Principi
Governano 1* Olimpo ;
£ iniquamente impera
Giove con nuove leggi ;
Et adeftb cancella
Quelle d'innanzi, quando
I Titani regnavano.
Mi avelie pur cacciato
Giù lotto terra , e lotto
L* albergo di Plutone ,
De* morti ricettacolo ,
Giù nell'interminabile
Tartaro , fieramente
Con lacci in JiiTblubili
Legato ; acciocché alcuno
Nè Dio , nè altro che fi»
Si pigliaflè piacere
Di quelli miei travagli .
Or come traftullevole
Figura in aria mi fero
Soffro colè * che porgono
Spallo a' nemici miei.
Quale è quel Dio di tanto
Crudo cuore , che fentt
ii, V indicativo o ottativo che viene «ppretTo
£ perchè non può enee ma) fubjuntivo fenia fo-
lecilmo, Lucita. im ScImc. eap.i.] eretto non
gii da IfiMf , come volgarmente fi crede , ma
dalla particella u , clic vi fi debbe fottintende-
re . Ma non e qui il luogo di dimoftwe que-
Ao infegnamenta .
210
ai*
220
22$
23O
D Piacer
V. Ijj. iti W%rXnfi)LÌf/i»t . f Oprato
in q u erta N in/a per quelle p role e quelle eh'
ella ha detto lòpra v. 144 > e feguen. il carat-
tere della femmina , della quale dice Arinotele
Hifi.Anim.X.xx. e. 1. p. io*}. A. >vr« «u/pìc
«M»,u«»t>tpo» , ìf ùfUaitfv fiakxti , mulier vi-
t* mtgis miftncns, & ad lutrmw frmitu
26
nPOM. AESMXÌTH2
Tie/V/, S/x* yt 4/o 5 ; è S' Ìttikot^ dei
OifXivo$ ayranATTTOv róov ,
AaifiPXTou- ùpa.v/etp y%vvav '
Oóìi A>,|« -ap/V av 9 toptry xt'ap,
H* 7ra\dpx tifi ràv JvroiKcàTOf tAjl r/« àpjfcaV .
ANAITAISTOI.
H film ir' i/u» , xoiVep «parepea?
Xp«'av é'0« fxtzx.txpar irf>urae/<;
Artidi T © x «e* 0x\&ia tip ont
V. grattini »o« • "* offertilo il
IValTe a Tucidide lih. ni. eap. 5?- che dopo i
tempi di riamile andò in difillo quella maniera
di fcritcrc . e che fi principiò a fcriverc xsu-
f raTM ptr )rauj;'ij, ; a!j;HTiI pCf ujtì<*-
»toì &c. Che per elegante metafora fi tratferi-
fcano quelle voci all' anime lo ha inoltrato Stan-
lcj'o , e prima di lui Stefano nel Teforo della
L. Or. Si può aggiungere agli efempj da loro re-
cati anche della prefente Tragedia il v. 994.
I70
F.J Eurip. //nE»i/. in Taur. v. SiJ. ««./Arar*
t*» V"» «<»^»t» (ff ni» , * ch»rijìm*
preft munii fleffis tnimum .
V. 170. v.-iii: . Naturaliffimi fono i
fentimenti cfprcfTì dal l'otta in perfona di Pro-
meteo adirato contro Giove pe' curiti tratta-
menti, che da lui ricetc. Si confola con la certa
fperanxa di tendicarfi di luf : defidera che ten-
ga quel tempo : e penfando che Scuramente po-
trà fodditfarfi, fi compiace di quella fua irami-
ginazionc io mezzo »' fuui dolori . Tutto quello
Kount fi ù fAthiyXcJaxois 7rei6àg
'E7ractìoùtrt '2«A£ef,
ertpta'c t
OÌ/7T0T aV«A«t; Vrn'ijat; , to' ìyù
Digitized by Google
PROMETEO LEGA
Piacer di quelle cofe ?
Chi è, che de' tuo' mali
Compaflìon non abbia,
Toltone Giove? Quello
Tien con tenace fdegno
Un animo infleflìbilc ;
E la celefte gente
Va domando; ne mai
Reflerà, prima o d' eflere
11 Aio cuor Tazio , o che altri
Con qualche attuta macchina
Gli tolga queft' imperio ,
A occuparli difficile.
Certo che fin adeflb
Di me fi ftrapazzato
Da quelli duri ceppi
Avrà bifogno il Principe
De' Dei , perch' io gli fcuopra
Il novello configlio ,
Per cui farà fpogliato
Dello fcettro e del regno .
Ma non con dolci incanti
Di Tua perfuafiva
Potrà impiacevolirmi;
Nè le forti minaccie
Io temendo giammai,
contente con quel che dice Ariflotile tXhetór.
J.il. r.if. pag.6;i. C. che e neceflario Tn»6a,'
T/'a >/•»»» T»» iti T«« IkwU'tl T«« TlfiKf»-
#»#S«f , Ut «rnntm irsm eonftquntur Volupttt
«JiqU» tX ritieni, fc* . Ili yàf t» ùtriq
r-til***, l, iy, T «, • S/ ;*>!{;•>»(( iftW*,
«vt» J i . * .- . ■ ,jU(Undum tnim efl rxiftimare
tn ft tmfequuturnm , qtu nfpttit : *t «vi irn-
fatar ntpttit r», «tu * fé fitti peff*nt -. £ma««i7
yàf i 5/of» tu /jet t» t«vt« , <, Siiti /<« T |l'-
/!»»/» ir t«T ri,««f«?»iw T» //aro/z , MM r$»
v> lupi ai jutJsm fejuttur tum tx h*t ipfg ,
I 4 0
24*
250
2??
D * $CO-
r«n» ex t$ mud ctgiutìont immtrantur in ipfn
ultient: e finamente, » •£» rirì tfjtptaHn f «r*
tmi'i I/irir Vili? , SfTtp ■ rur ìrv*rf«ri
ilUifitur, ijttt tune ori tur imagtnjtie, -volu-
ptAttmfmriurjutmadmodum veluptmt V u ft in
ftmnis. Perciò Omero dice dell' ir» tifai S.
V.top. "Ot TI »«X0 jH'.w ,n>;-: <»T«»W
£:/iirtii 'Ai/pur Jr radar/' *i'{tT«f •
V.17]. ,., 1 ;. , ; > v u -j i ?T«0(/a7#/ . A tofane
*Opnl. v. joy, f«/tì /itxj.-i...-»!/ Jt«»» It?«
«Il/i» «ce.
■2$ nPOM. AESMX1TH2
KamfilwtJTù) ,
ANTI2TPO*H ,3.
Xo. Su f*ì* Sparvi; w jr/xpeut;
Ausuar ùììp iwtx*\fc »
E>*5 $ ?p»V«5 itpt-S/rt cT/aropo{ ■
Ate$& «7*?' <rcu$ TV%au<;
Ili TóJfcT* 7TÓPOV ^p» ITI
*H3«* , ^aj xtap àvapapuSof KpoKK sraie; .
AN An AISTOI.
O/V or/ F**"'? TC 1SH ^ * auT £
To J/XCU0F i>f ZdL'«-
EVai 7tc&\ orav ravry pu&f'
Tlt» cP àrtpAfJLvof ro?U*4 òpylw 19°
E/< apòpop ifxot <t p$\or*m
IAMSOI
V.i,o. r«f{»*« • Come l'ine quali 1 tumore. tlegifltsmente per tanto dice il nortro
fwifcm tmimi timer , ni) al contrario il I poeta ip>ìi rop<^ per qael che lemplteemcn-
«ranquilUrfi e come appianare e diftendcre quel I «e dice Arifwfanc «pj^T X»*" •
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO, '29
Scopri rògli il fègreto » 260
Se prima non mi fciolga
Da quelli atroci lacci,
E non mi paghi il fio
Di sì olcraggiofo Grazio .
Coro. Tu Ce ardito , e per gli afpri 26 j
Tuo' guai punto non cedi ,
E parli troppo libero.
E un pungente timore
Mi follecita 1' animo :
Che della tua ventura 270
Io temo, dove mai
Imbattendoti, il termine
Veda de' tuoi travagli :
Che il figlio di Saturno
IV d' indole fi fatta , 275
Che non fi può comprendere ;
E ha il core ineforabile.
Proni. Io so che Giove è afpro,
E che nel proprio arbitrio
Fa con fi fiere il Giudo . 280
Nulla di meno io penfo
Ch' e' fi farà piacevole
Una volta abbattuto
In sì fatta maniera .
E l' ira ineforabile 28 j
Deporta, con fcambievole
Suo defiderio e mio
"Verrà meco in concordia ,
Ed amorevolezza.
Sve-
V.i,j. *»iv/if mti„7.»ti , QjjeRo plf . f mo rimette molto ddlt fu» p»ffione , x|,,r yl f
Digitìzed by Google
30 nPOM. AESMfìTHS
I A M B O I
Xe. Uavr' ìtxdXo-^op ^ yiyuv' ip7p Ì\óy99 t
Ilo/p XafitoV ce ZdC? tV axrta.pa.rt »
Oor&j àrt'pco^ » W fl"/xp&>$ oùxt'^t^) ' jpj
*AA^o; $ ciyar , wafitcx^ b Jvcarorpo.,
2raV/{ t' c* à)kìt?\o/r/r eàpo&uuiro , 200
O/ fteV StAomc ix0a\*ir *<Tpa? KpoW ,
fl*« Zdtf« «Wc/ cTm^cf * 0/ $ rZpna.\tp
2tt(&'Soptì<; Z<£$ (xittot affai» Sta» •
'EptuC^ Tfl * X<5r* , Tri-Set*
T/rà>a?, Ovpapu re X$ovó$ rt'xpet, 20J
Ot/'x iftwi&tw ' axpuXaq $ p»x&val<; ,
'Aripóraprts xaprtpo?? ippoPìlpaciP ,
v ^lo^r' àpo^Sti <9fòq @ta.p ri $\<mè<rstv »
'Epct Sì pilrup v% atirtt.% povop Oiui; ,
KflU fola 3 ^o^àV òvopetreap popoli pia t 210
Tò ptìkov S xpaJpotro 7rf>ÙTi$i<m/itei ,
XI'? « xar' /#aJ 5 «eTi »-po$ ro xapTspo*
Xp«" # , «f{fo« ^ V7Tipt^OPm( XpttTHV f
Totaòr tpn Xéyotrtp c% fiyevptPH j
Pvx n'g/War tiJt 7r$oerp\i-\.ax rè tt»p , 31 J
•
KpàV/ra ef» /«e/ j^f 7raf>t<rcJr(k>v tot*
'EqoJpìt' sipou , 7rf>oe-Xa@o'prt pnripa ,
'Exqp$' ixorri ZW <rvp7rafHtrctTétr .
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
Coro. Svelaci tutto, e a noi fanne il racconto.
Giove in qual fallo t'ha colto, onde tanto
Ignominiolàmente ed afpramente
Ti maltratta? Raccontalo, fe pure
Non fii per aver danno per fi fatto
Difcorfo . Prom. Dolorofe a raccontarli
Son quelle cofe , e il tacerle è dolore ,
E fon per ogni parte miferabili .
Subito che gì' Iddei principiarono
A fdegnarfi , tra lor fedizionc
Si moife . Una fazion cacciar dal foglio
Volea Saturno , acciò regnane Giove :
Al contrario facea 1' altra ogni sforzo ,
Che mai Giove a gì' Iddei non comandale .
Ivi io diedi un buoniffimo configlio :
Ma i* non potei perfuadere i Titani >
1 figliuoli del Cielo e della Terra ,
Che difprezzando co' fuperbi fpiriti
I modi lufinghieri, fi penfavano
Facilmente per mezzo della forza
Che ritenuto avrebbono 1' imperio .
Ma Temide mia madre , o fia la Terra ,
Poiché in un fol lembiautc ha molti nomi,
Più d'una volta avevami predetto,
Come adempiuto fi faria il futuro :
Che non già bifognava con la forza,
O per potenza coloro vincellèro,
Ch' erano per regnar . ma con inganno .
Mentr* io diceva ne' difeorfi miei
Sì fatte cofe , quei non fi degnavano
D'avervi fopra il minimo riguardo.
In tale (lato di cofe allor parvemi
II me' di tutti a mia Madre attaccarmi:
E volontariamente , e di buon animo
Mio c di Giove a lui recare ajuto .
E pe' configli miei il nero Abiflò
3*
nPOM. ^ESMflTHS
'Efieuq $ 0a\cù<; 3 raprapn (XtXelfi0aSu;
Ktl&pàr xithuwrH rof TraXcuytrìi KpoVor,
'Avrò to'/ trvf*fià^otrt .
TCt<tì' o£ «/u*
'O t t jj &i*P rvpxepos àtptXnfitfoq
KaxeùV/ 7roivauq roìerc/Y fi' c^h(ih-\,xto .
EVijv j-ap thto rf ropcuvt'ìt
NcVa/ua , rc/^ (p/Xotcì (xn 7Ti7rot$ivou .
Cfo »v «parar* , oùrietv xa$' ìwrtva
A'/K/£«rctf /u« 5 raro JV <ra.<plwià> .
OVaic; Tfié^/s-a toh 7rttTp$09 ìq -d-pórov
Ktf3*'£«r' 3 iaufiocrif vipa ytpx
A^o/er/p a^a , {94 <T/«ro/^/^«ro
K'pxJw ' 0pof$ ^ 'TP TCtXou7reópur Xóyor
Ovx i%tv Mir' 3 ài tv rete; ytroe;
Te 5r«K , «^p^e* «t^o <ptrv<rax vtov .
Keu roivif àvr*0oun 7rXhù ipS,
E'yat </V roXpns a^ipua-àfAUM /Spor»?
T» ft>} ^ppeufi-iVra; a<f« ^<?A«f •
Ta» ro/ ro/cua-Jt irvfxovcuo-t xafJtTrroficu ,
220
22?
23O
*3*
GVMrOO? eP' C# 0/*rp irpO&tfM V0$ , TUTU TV%MÌ
Ovx *%iu$Uu àvro$,
«ppt/'fy/^eu , Zlwì Jvo-xXrìs Mot .
XiStipóippur tì kxz 7rC$ct$ cìpyctrtxtros
0V/5 HpopnQ& , coìrti « ^iwa^x^f
24W
V. iti. r*i*S' Té v-«* • Tra* mot i ri dell'
ira mette A .fiorile Rheter. Uh. il. cap.i. il re-
deifi mal eorTifpofto da chi ha aruto da noi be-
nefici , tri ( * ' . ) Vf * Ir t/« fi»T»l
iv •tl«x«' /tir.
V'iti- iftXtfitnt . lilla Orar. froTolj'
yir«f» FV . J7 o.#*Mond. 17 Jp. Atjir*
inni cui
mtgtt
memora > jUJm btnepcii .
V. a*4< T»ir»ja/Tv '. La ragione di ejue*
fto può prenjerri da quel che dice Politilo lib il.
rtis fia*i\%7t lì/i/ fisti fth rifti^tt-
t«J ivt» Ìx*r» i2rt | • ral» /• Ttv»v/w
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 33
_ , *
E profondo del Tartaro l'antico
Saturno in fe racchiude e i Tuoi co m pagni .
Ed il Re degl* Iddei , che ha ricevuto
Tali lèrvizj, quelle acerbe pene
Mi rende in guiderdone : Perchè quello 330
Morbo in certa maniera ne' tiranni
Si trova , che diffidati degli amici .
Quel che poi chiedevate , per qual caufa
E' mi flrapazza , a delio inoltrerò v velo .
Subito che fedè fui patrio foglio, 33$
Dillribuì a chi uno a chi un altro
I doni a* Dei . e llabiliva il regno .
Nè fece conto veruno de' miferi
Mortali ; anzi diftrutto tutto il genere ,
Ne volea generare un altro nuovo: 340
Ne alcun fuori di me fé refiftenza
A quelle cole . Io liberai ardito
Gli uomini, che dillrutti non feendeflèro
All' Inferno : Per quello travagliato
Io fon da quelli mali a tollerarti 345
Tormentofi , e a vederG miferabili .
E avendo avuto pietade degli uomini ,
Non fono flato riputato degno
Di confeguir compatitane, e fenza
Mifericordia fon così malconcio, 3^9
Fatto da Giove opprobriofo fpettacolo ,
Colui convien che ila d'animo ferreo»
E fu fatto di pietra , che non fente
Compaflìone de' travagli tuoi .
E PercV
tV't«f't«a«' ."i^.r»! TÌ.; /; : f »Jil,| V. »4i. w,^fi ff »t. Omero Ojyff r.io|.
•ia4j . Ei Arifcocile ito A,,,n „lm> di kl I T.ì -/>•_.'.> . ji /. .... I— i_> ./a... u ^
•VTÌr ««hxt7r . , | ttr/ùtei ,
34
nPOM. ùE?MfìTH£
Mo*3o/? • iyd $> «V *V «V Jfr r*l*
np. Kcu ftfoì *'*o/? towwffi «Vjp?' W«
Xo. M» Tra ri' *j»«/3h? Wl <jA r*fwfo i
IIp. Onfw's r* iVcti/<rat pt» jrpoJYpxtiS'cu pto'poy .
Xo. TÒ «op«V rifcr/g yt?t****9 rar*>
np. Ti/^«? c# cloro/"? «Aar/eTi? iLOLrótxtra .
Xo. MÌy' oìpi**u<z rùr iJ*»p>»V* ppiroìs •
np. npo^ Toìo-Jt fccV to/ jrup o-^/r «Tara.
Xo. Ktà >au q>\oyat7ròr Jr«p ?^a<r* f>»/*tpo/ j
np. 'A<p* » xo&cèc Upt&iia-orTiu rt'^m? .
Xo. To/oro-cTt «T* o-» ZdC 5 bV «ti^ao-zk
W(>r«i « , *' Jtflt *» K 5
Ow<T SV" «SA* T*p/t<« o-o/ TrponHfitror ;
np. Oux a^o^' H J«V , OTaK x«>« cfoxj» .
Xo. Ao£*/ JV ; n'i 'fXw/'si a* òpa? ori
H>apT«? ; «? eT* H/uapric , «V t>o/ A«V«"
Kct& iSoth , <ro/ r «X>o 5 . a** rauia
Mt$£uiv , a$\ar ? ixXvrtv &th rivi.
np. 'E**$>poV, or/? 7rmuaraiv i£* WJ«
'lì^w, irapaivii» ruStTHV rt t«? xcuw?
npawoi-fa? . iycì rmì& ftrmr' i*tt*pb* .
'ExaV txaJr Hfxetproy , «x àpvUouau*
Qr*To7i J* «oro? ivpóulw 7róva<; .
Ow ftZw t/ iroivaus >' oìo'ft^ rotear i (Ai
Kario'X***'& eu T 0 *» vtrpeu^ yriìttpciois ,
Tvxévr 'ipH>s t»J^ àydrovoq Trayv.
*4S
250
^55
260
265
*?p.» . Sofocle ^'«f'/- 1T «'f«»f«'
«sipif 'E*' «i/5» ?fX«*«f Ti ' *^ ° m ~
ni* i»gaù»fu$ , inoft tonfili! mb il fttw
270
rum *ffeauiiur>
v.i fi. .
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 3$
Perch' io veder non volea quelle colè ; $jf
E poiché l' ho vedute , ho il cuor do gì io fo .
Prom. Certo io fono a veder compaffionevole
Agli amorevol miei . Coro . Forfè più innanzi
Di tanto ti fé* tu inoltrato ? Trm. Ho frtto
I mortali ce (Tir dal prevedere 360
II lor dettino . Coro . E quale hai tu trovato
Rimedio a quello male ? Prom. Meflb in loro
Ho le cieche Iperanze . Coro. Hai fatto a gli uomini
Un gran bene . Prom. Oltre a quello ad etti ho dato
Il fuoco. Coro. Ed hanno dunque adelTo gli uomini 36%
Chiaro il fuoco e vifibile ? Prom. E da quello ...
Impareran molte arti . Coro. JDunque Giove
Per sì fatti delitti ti maltratta ?
Nè per alcuna parte ti rallenta
I mali tuoi ? Nè di quello travaglio , 37©
Ti è il termine proporlo ? Prom. Niun altro.
Fuori che quando a lui parrà . Còro . E come
Gli parrà ? Qua! fperanza ? E tu non vedi
D'aver mancato ? e il dir come hai mancato
A me non piace , ed a te duol : Ma quelle 37$
Cofe lafciam da parte • e cerca un modo
Di liberarti da quelli travagli .
Prom. Quando fi è fuor di guai è cofa facile
L'efortare » e avvertir quelli , che trovanti
Nelle difgrazie . Io tutte quelle cofe 380
Sapeva bene , ed ho voluto a polla
Quelli delitti commetter ; noi niego ;
Ed ajupando gli uomini , mi fono
I guai trovato da per me medefimo .
I' non credea però che in tali pene 385
Sarei tenuto a quelli alti dirupi ,
E mi foflè toccato un fi deferto
E 2 E fo-
V. \66. *vk Iftirt/itf . Efprefiooe ipcdic*
Sofocle «on clcgintc giro dite il mtdefimo
EUBr. tttf. 5»p. rmt Sf«#M »v* \nt(
(tu.
tftnmi . 'Eifin /'«l^ìf tftn ITfìr »vpi ttfftJ
mUm. ti» »f«»»f f > Vag* tmm fpet mnl.it vai
dtm *J'Htu<nt9 t/i, mnltei vere Utttfit Uvitn$
(upiJitAtib.is ; nulli tmm ^uUijnmm tmtingit
gn»f^rinffMm attuai ign* tdmrotrit fetùm.
3*
nPOM.
Kcei ^0/ TÌ pi* w*pir** H **■ -
ni<To7 5 /3«<TflU rat rpoviprotirat
•Àx»W «5 pd$»T* iti ti Akc to jrà> .
«
• <
viw fioyotwrt . retvro. rot 7r\av*fAtvn
r AN Ali AISTOI.
Xo. Ovx àt*arau$ tVi3*ò*^a?
* » *
X&on rìfcTt t«A* .>**< $
G*. "Hx* ìehtxH tipa** x«U'0«
Tor »ripu><Mxi? roVeT* £f»rof
275
280
28$
«ohe Tolte , particolarmente nc'Tragicl, un ver-
K> ehe (lenifica un' «ione modificata . fi tro»a
ìon* fignific.re ahro che 1' «I. «e p"« • Co
"i Sofocle i* Ai*c . p .»<»t.». 4Ì«»Uw* per
femplice«..te . Coti qui .,,«.,»«»
con lignifica «hro ehe . «1 «.«I
Man fitto»» «fato anco fopr» ». i»7. Ed
Arillofane Efnif. l$*o ; M W I» TÌ «,•■
•»f«»rj «i/W eliq*odk»c mtctiitì e ». tJ ai.
K.ÌtÌ* >«if I n.rr.M^*' S '*S »* TÌ ' *' , '*
j»A r/W» OamiMtor frttr hne
luvetttit In Euripide P-tonitf. ». 4*« r«ecun.
M cioeaftì che Edipo e L.lo too»»tifi in un W-
TloZ incontro .lF.Hr. . dite i. Coccbieto d
laio ad Edipo . «he fi *•* da patte c M
luo'o i ma Edipo Tene, risiere feg-lu».
,S» . Il lame, ha mi! tr.dotto , ,U* W
h*>n, ji4*vw<i do»c». dite ili* ?tr» f.rjt.
b*t t*cit*t , m*z*°> frrit*' g*re»i - SoFocU
in EMir. »• riffa »f««ì>» ,T **•' »
ctjS *i t»m»l*m fruivi .
V. ttf. /»e r *« T -*>»" M • fingolare il ligni-
ficato di quii» »«•<«• 9<» n h|o efpone /oA/X»«
Attium «mtnfiés . Lo Scoliafte /S /iB/M^dj»»-
fit ] /lU»^' • I» 1 P* à *»'«rtirG ,'erw i »etbl.
che per altro fignifie.«o «a anione determinata,
alle »oh« lignificano non quella axione . ma o
la ea.f» ehe produce quel!* aaione , o V effetto,
a l. _ ..III >«Un«i e nr \ »f . . PfT ClC^TiptO
la e««f» che produce queu azione . ««
cht da queir «'one è prodotto . Per efempio
dal federe uno appretto V ahro ne nafte che
natilo i prefente »IT .hro ; onde tro»aS »•«»!-
per ^/e. Il»*n.arfi in effetto che
nafee i» fidaci» , « perciò **W . « h « P« «*■
trq
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 37
E folitario monte . Nè piangete
I miei dolor prelenti , ma di Ice le
In terra udite , quel che di (Ventura 390
Mi fopravviene , e di tutto informatevi
Intieramente: Sentite, fentitemi,
E compatite me, che ora travaglio:
Perocché la difgrazia va girando ,
E altre volte fi pone ad altri appreflb. 395
Coro . Con noflro gradimento
Tu ci hai detto, o Prometeo a
Quello : ed ora con agile
Piede lafcio la celere
Mobil fede > e il puro etere • 400
E la via degli augelli ;
E a quella dirupata
Terra difcendo . Io voglio
Udire intieramente
I tuoi travagli . Oceano . Io vengo». • , 405
Prometeo , a te , percorfo
Lungo tratto di itrada.
Quello veloce augello
Senza freni guidando
A voler
rro lignifica glorior , li trova «fato per etnfida , |
fiera , come in Sofocle El*8r. r. 4% , che non e I
flato avvertito <la ano per altra valentuomo nella I
induzione Italiana di qui .Ila Tragedia , e re lo
contro ogni ragione ìnav/Ji mi fi iella • £ per-
ciò avviene che un verso di una determinata
fign. ricezione . alle volte trova6 ufato in due
diftercntiflimi lignificati , perchè I* azione della
fua primitiva lignificazione p«ò elTere congiunta
con due azioni differenti . Per efempio ifuffint
eambiar* , alternar* va congiunto col vicende-
vole parlare , e però iutifici,, fi gI1 i£ca i ifpon-
dere, come in Euripide suppiic. v. t.7. K»?
■fSr« »• *f«' ri ifutytmai , c
Omero lliad B. v. 17$. H, ìp t fa r > ? WT .
•iXWt/)( *f(»fi'r» , laqual lignifica ztonc e
taciuta da'Lcilicografi . Il cambiare ed alternare
è un azione che va anehe congiunta col cammi-
nare al ter nani,, fi i palli» e perciò i^ffinr trovati
benché raramente ufato per incedere . Apol RoJ.
I.l. »er.U5 Niìv» «»' àfita//»f Wyni'ist ifyn
ifiti-lat T.t •/«» 1 »:<:■'- r si ArcaJis ad Lyn-
mmm Atfat trartfgrejfut ilio itinere . Coti il
noflro Tragico dice Smuti'-l-a un. ; 71,-"* ai*
>. i . : « : e fi ferve nella compofizione della pre-
pofixiooe é*ii • che fpertò, come qui , lignifica il
total compimento dell* azione lignificata dal
verbo , col quale cita prcpofizione è congiunta .
Il noflro Autore Choepk. v. 1*19. tvrit /tifi*-
««? *»/?«* /8/»t#f aitai »d,T* Iriptt »/*iAJit«/,
dove dee fecondo lo Scoliafta unirli f li coti
IaatiA^iT^ : Stanlejo traduce : nenie bemitnun
m<n>oi*m vitam omnin* impani lui permuta*
bit io direi , trsmfigtt , tranftmret , trsdn(tt t
38 n P O M. AESMHTHS
To' , ri ydp fit , c/W , fyyyttis *r*? «
'Eravayxàfyi , x*d<; fi 293
Ou* fc# , era» pc/geiu ftoTptr
N«'ftfiUft' , w co/ .
Tftlff $ ra<f* irojt*' , »J» /uoJrta
X«e*TO^Aa»iWfiV ir« ftp/'
r.
Sw'ftca/ «» fi *p>/ e-vfiTrpttTTftv * 29 J
J A M B O I.
'Avróf'f' *Vrpa, r&y ^ì^ofivrop»
*E^^«f »C i " •&«*P»<™>' ^X*$
Aip*» StV* . ro/«Ti tof A/e« »
v.,. ? . wtì» • osiate, j^^ 1 :^;:;^^;::
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
39
Le tue difgrazie : sforzami
A quello , com' io credo ,
La parentela ; ed anco
Fuor della parentela ,
A voler mio . Tu devi
Saper eh' io compacifeo
410
Non vi è alcuno , a chi dalli
Dell'amicizia mia,
Che a te , parte maggiore .
E tu conofeerai
Che quel eh* i* dico è vero : 420
Ne foglio far piacere
Vanamente in parole.
Orsù dunque dimoitrami
In che debbo ajutarti :
Che non potrai dir mai, 42?
Che ti (ìa alcun più itabile
Amico dell' Oceano .
Ah ah , che cofa è quefta ? Ancor tu vieni
Per veder le mie angofeie ? E come avuto
Hai tu il coraggio , abbandonato il mare , 430
Che da te prende il nome , e le pctrofe
Spelonche nate da per fe me de fi me ,
Venire a quella terra produttrice
Del ferro? Forfè per vedere i miei
Travagli fe' venuto, e per avere 435
Compaftìon di quefti mali ? Guarda
Che fpettacolo I lo , di Giove amico ,
Che gli ho acquiftato il regno , in che miferie
Sono oppreflò da lui ! Ocean. Veggio o Prometeo ;
E benché tu abbia accorgimento , io voglio 440
Suggerirti un buoniffimo configlio.
Conofci te medeGmo, ed in nuovi
Lo od. 1 7Jt. Cref.) , fatto prigione i» Ciro e con I gii molto tempo t*nto Ssvrif > tv-
Uri ragionando de' «afi firoi , interpreta l'oracolo | /•(poti Kf ,7« t , «pi«fft i riferendo il «ono-
Coftumi
Digitized by Google
V
4 o nPOM. AEIMflTHS
• ■ *
E/ aefi Tp<tfc«$ , ^ Ti^n^ftsKa; Xe^¥{
'P/-|«5 » «' ^ (JHtxpàr ivuripot
Qaxuv xhóot ZdtV»
fl?r« Ter v«a ^o'As*
riaperti* póx&atv Traxhfa eìveu <To*«r .
*A>k' J ratXcuTrcop' , èie; «^«? c'PT^C f 31$
ZifV« i^tTl 7TYi(Jidrup à-a-aWiiyat; .
»
rAft»£v»5 * npoftM^dC , T«a-/^«pa yt virtù*
IIpo{ to/{ Tra pax/ <T à^.ct 7rpoa-^a.0€itf ^tAw? .
Ouxhv , iftotyt xpeéptroq (Piìaa-xixXa ,
Ilpè? xivrpet xaTAo* ùnrw? opJv or/
Tpat^u? (JLÓvcLpxps t/T v7rd,$iwo{ xparrt ,
Kou vu« «ya» /uiv efy«/ , jrwpaVo/tieu 325
tf' »ert/^flt^t , ftn<T* «jack Aa^poro/"" .
*H a* af*' .
IIp. Z»Aa>
gMrrirt» Si può aggiungere che i Greci in fignl»
ficato di fluttui a dllirut tifavano la voce &#-
X«?ti • Ariftuf. v. pia.Nub. ri ,/ 1 àfx a ~*' >
Sf4 tu flolìdut . Cicero >e anc.ra ! kkift. I.
Klf /r'f mm f/« , f> w«h ««ri}*» £ jfftfci «7-
V. fSt. »»Ìr to7/ m*f»Z*t f'ixx*. Sofocl.
£/ertV. v.j i«. *Ou »r«,uar 7^x«' «{ •*•» T« r»-
firv" iiMi»* ti» *t«* 'Eti»/»t«».
euiqut nterts fingunt ftrtunvm . V. |aj. »j>»( xurpa «">•,» ì«r»ri7» . Il no-
V. ji7. fcfX«*« • Sranltio ha notato the } ftro Tragico più lotto al v. tft». ri /' 2 «u>4
fcer Te fletto alle proprie forze : 'E»«ì ; ì ; V;. >*,
tju«urìr u-i (Karjr 'un uì/^cìm , ìr«iv..t
rt!» «r«T 9*-/ à»7> Ss» : e poto p«ù b»lTj al con-
UAtioiyttZt afa. Ìju»utÌ» ■ *ri rei «rr/»ex»-
«t«7ir ?Ka»»f "ii- » #?.•» .
Ibid, tnHr**e* . Sjviffimoeonfi|lbj nel-
la pratica del quale c infitte totta 1' arte del
vantaggiare la propria fortuna, e che è c-ncl
folr, che melT» in cfeciizione verifita quel detto
$0$ cinque Htarts fìngunt fertunum .
V.j 17. fcfx*"* * Seanlrio ha notato the
Tueld. lib. iv, ufa Jt»x«V»*»>»*» P« r filtititer | »»\a«T?r»r \ jl$*mcmn. r, "itfj «. »fì« a«»Tf«
?*
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 41
Coftumi muta Ja condotta tua ,
Perocché nuovo è ancora il Re de* Dei .
Che fé butterai fuora afpre e pungenti 44?
Parole ; forfè Giove , anche fedendo
In luogo più fublime , fentiralle:
Di modo che 1* amarezza di quello
Prefente tuo travaglio ti potria
Parere un gioco . Ma , disgraziato , 4fo
Lafcia gli fdegni che tu hai , e cerca
Di liberarti da quella feiagura .
Per avventura ti parrà ch'io dica
Delle feiocchezze : Così fatti premj
Si acquiftano, o Prometeo, per parlare
Troppo alto . £ non per anco umiliato
Non cedi a' mali , e vuoi oltre a' prefenti
Aggiungerne degli altri . Prendi il mio
Avvertimento : Non volere itendere
11 piè contro lo tómolo , vedendo 4*o
EiTere afpro il monarca; e che comanda,
Senza dar conto a chi che fia . Ed ora
lo me ne vado , e tenterò , fe pollò ,
Di liberarti da quelli travagli .
Tu ita cheto ; e non vogli arditamente 4$$
Troppo parlare . E non fa' tu beniflìmo ,
Siccome fe' prudente , che fuol eflère
Conneflò il danno a temeraria lingua .
E lo
■ *
h" *^Kr/£i , fi* »»*«? f»»>9* • »' ndvtrjus fli-
mnium catcìtrts , nt patendo fattoli . Eurip.
i» Bttah. v. 79 1. Jlt'/mÌ!).)!, »
*l'»::,...,cr TTfìf surf» **KTt£u!*l, tfrìl *»,
htt 1 fetiui iUi fatrijiean/n , q mi furent ad-
vtrfitt jUmulum Dtì , mcrtatit eumfim, calti-
trarem . Pindaro hyth. il. ». \6i.Xfì /i v( j<
ttìt ti*. lf •'>» , imb ifarttt étutim cum Dto
ttmttndtrt . e al ». 1 7 » *TÌ n<»Tf« /< T ti
*«»ti{;«/»«» tix<«« ixi*Wfì$ «*V*f , Mdvtrfiu
auttn fttmuinm calcitrar* farnitiafa tfl rit-
ti» . PUui. l'trf* , AH. t. fe. 1. Cum Di'ti
ktlligtrtm , qttihtt f*t tjfe non ourmrn ?
V. H4- tmw«<'»»« «f«T«7. rtchUofi
vale del termine 01/' trivi urte per cintteriz-
xare Giove per un tiranno J del quii termine lì
ferve Ariicotile per muftrarc quella eh' e' dice
elfef propriillì nameate tirannii; , »ti« itunt-
tvttt Zfx« T "' •/»•<«•»*) |8»*tu»«i» Mirrar.
Politicar 1 ». eap. x. pag. 47J. L.
Jj3. ^»/'S>«> ,^,}; C r^v.,,.Pir. Un, Correr.
».8 4 . «*Ìf/H» *ixo>x« «»X«>*f«lf.NMr*
fuhtndtrt jeltt fitamn't* nutlcutcoi, .
• V.JIy. 7 >'ì-ii uxruU ***!x 7 { :*:ì!ì*t3j .
Euripide in «/£fo » in frarmcn- »• )• li *«•
>>.»4.-«r 1 Tri #«< «**d 1 lingnam nifi cut ■
tincat , maina tifa immintni mala .
42 nPOH. AESMATHS,
Tip, ZifXJ e' o$' Sri* ÌKT9f vivimi zvp*!< , 330
Kat pwu latro v , ftifJV vo/ pO-Marài
Tìttvruq p*> « 7reì<rei$ viv
ITaVram >' avro'c /u»'t/ Trtipav&jìs cJp.
Xlx. noi^À» >>' àpeirar t»5 wt'^ee? ppir'àv tf u$ , 33 J
*H o-*utoV • tp^p x' « ^«Vj» Ttxfxoupofjuu .
'Au^a «u^a? tZuì'A ìtupià» ipcì
Authy ùi" , «Vi j^F/ì <r' iuXvccu Tróvetv .
np. T« p'r <r' itoìk* , x* *<?Ajxn X*%* Trovi . 340
YlpoQuftiat; pà héJVk (^«Vm; . ct'rap
M«JYr« W-oVw ' fXar 'jjj yàp ,
ilx, Ov eTitr' , tVtV {ti x) **vty*n*ii ró%tu
Tetp»<r' "ArXetVTOi; , 0$ 7rp^, tWipy? tcV»;
"Es-wxi x/W bpar» ti %&opè$
Ter* ^v^try té K/Xìxì'mp 0/xnVopa
'ExfltTO-
V.tjf. Tif/t /«fitl? . Più baflòa) r. «17. I V. Uf> tSf«r«Z ti «j X*"^ • ° mer *
S. luca x ». 17. ì, ,J, Tir 'r»r /«fi** J , «t >*Ti» t« *, .v f «».» «X»".
•>•*„ ivr.r« { l.ì. .fi tW/«r 1 W™> jrafMin I fi>fimtt mnttm colnmtw tp fi U*g*t . fU »rr-
^ itói . I r*» £ w/iw» *JI*rmi»Mt i il ,<ul paflb tro-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Prom Io t' invidio perchè fe' fuor di caufa ;
Quando fe' (lato di tutto partecipe ■
E hai fatto tutto meco . Or lafcia dare»
E di me non pigliarti alcun penderò -,
Imperocché perluader noi puoi »
Perch' è ollinato ; e guarda ben con quefto
Andar da lui di non aver del danno .
Oc. Tu fe* meglio per dar configlio a gli altri ,
Che a te ileflb . E i* ne prendo 1* argomento
Certo dal fatto , e non dalle parole .
Ma non mi ritirar per alcun modo ,
Portato com* io fon ; perchè mi Tanto,
Si* mi vanto che Giove quella grazia
Mi farà di Jevarti di tormento .
Prom. Io per quello ti lodo , e di lodarti
Non lafcierò giammai ; perche non manchi
In modo alcuno di prontczia : pure
Non voler faticarti ; perchè in vano
Senza recarmi giovamento alcuno
Faticherai , fe pur faticar vogli .
Ma non far nulla , e di qui parti . Ancora
Ch' io mi trovi in miferia , i' non vorrei
Ghe molti altri per quello aveflèr danno .
Oc. Eh nò , perchè mi affliggon le fventure
D' Atlante tuo fratel » che all' Occidente
Sta del Ciel foftenendo e della Terra
Con ie Aie fpalle la colonna , pefo
Non facile a portarli . E nel vedere
Quel figlio della Terra , abitatore
Delle fpelonche di Cilicia , io fento
Compaflìone , quel nemico moftro
F 2
43
470
47*
43o
48 J
4S>«
49 $
Di
da Stanlc)o , ed è anen riportato dal-
lo icoliaftc d' Euripide Hifttlj. 74S. « q a ,| e
Ipiega onde fu nato il dire che Aliante (ottiene
il Cielo , dicendo cffcr qatllo un ahi filmo mon-
te , fai quale parr che il <Jielo 6 appoggi , e
cbefidue^fWi-i ri 5t*.W
; li ivrìt à,*6xtr, .
V. II 1. rir >»>«r?
tarma di quello
1 parte della
«he ne fa
c. }.
Quel che dice Efehllo
no gigante e
te e orrenda
Btbiioth. 1. 1.
n P O M. A E SMATHS.
'ExtfTGKTOxaprft/or/ jj-pòs /S/*/ xttpupirop
Tv far et &odpov , jràff'/»' 05 àvrt'r* ,
tfiipìvou<ri yetfJnpmXaucri e-vti^w %óvo9 •
'E? èfifiareav cT «rpa^ri yop^tyyoV triAaj ,
'11$ thV A/o$ Tvpaffii* Ù7rtf><re<>9 /Sta ?
'A^' fltWa» Z£u><>5 ay fumoir fit'Xog,
THctmi@<tr*q KipauAjòg i*VT§*9 fXoya, ,
Jio(i7rATfA<tTùi9 . <pptret<; §à «$ «urei; ruTfi?
Kcu *>lu7 àxpeìov j(eq 7ra.pilopo9 J-'mx,-
K&rcu rirawa 7r/\nn'o9 SaXassi'tt
'ìttvhuìvo*; p/^oua-/9 \\trvautau$ u*0 '
Kopvpaùi cP C» Onpuu; npivo; ixvSpox.TUTTH
ìCpaxTot; , «k^k ÌKpetyiia-ovTcu ttot*
TVorafioì Trc/po; $Ìwto9t%ì àye/au<; ypai9oiq
T»? xaAA/xapjrr* Zi uhi 04 htvpò$ yvo; '
Toióvìi Tvipeiq ó£«r«£fVti %o'Xov
0ipjt*o/$ àarAaV* 0%M<ri Troppo'» »
KouVsp xtp«'xu£ ZHfòc; tuì9pa,itat(At90t; .
IIp. Su cT ax aT»/p5$ , 8<T' «V*« <T/ef*rxtf^«
Xpiì^ffj , rictvrÒ9 <T6>£ owmf iT/Va<r** "
3*$
350
365
370
B>«ì
V. K»Taij8«ÌTvf »if«v»i« . A tjuefto
luogo porta Stanlejo le differenze de* fulmini .
<iJoro particolari nomi , adducendo Atiiìotilc ,
o crii ahro ne Ha I' Aatore > <& Mund» cip. 4.
pag. ino. C. il qaale dice enervi il fulmine
detto PfoUis, che fa (uligine > un altro che feap-
pa fuori velocemente , chiamato Argii ; un al-
tro detto Htlitio che viene in forma di Arifeia
0 riga , che coti intendo in quel luogo >f »,"•
/»•«/•( ftf*ViMf j efiulmeate quel che col-
pire qmlche eofa , chi» na-o SetptJi . Dice in
oltre Stani' ' che della quarta fpccic e il fui'
mine . del quale parla qui Elettilo» chiamato da
Oraaio filine» rJ'iWxm , e che di qui è detto
Z.Ot K»Tcu*«T.f da' Latini chiamato f*^"»*
Baiali. Aggiungo a tutto quello che Ariftoti le
SUttorslogicor. lib. III. e. 1 . pa». y«o- i- > f*
menaione di due forte di fulmini i 'Bit
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 4S
Di cento tefte a viva forza domo >
L* impetuofo Tifone , che a tutti 500
Gl'Iddei G oppofe, dall'orrende bocche
Sibilando la ttrage , e folgorando
Lume da gli occhi a vederli terribile
Per lo regno distruggere di Giove
A viva forza . Ma il vegliante dardo go$
Di Giove fu lui venne in giù fcendeodo*
Spirante fiamma , il fulmine , e da dolTo
Scortegli i vanti altitonanti; e fino
PercofTo nelle vifcere medefime
Abbruciato rimafe , e per lo tuono jio
Abattuto di forza: ed or fen giace
Inutil corpo ■ e difpregiato appretto
Vno Stretto di mare abbruftolito
Sotto l'Etnee radici : e neH'eftrema
Cima fedendo Vulcano le mafie 505
Infuocate percuote, donde rompere
Vna volta dovran fiumi di fuoco ;
E fi divorcran con difpietate
Ma feci le i piani campi della fertile
Sicilia : tal darà fuora bollendo 520
Ira Tifone co' ferventi getti
D' infaziabil turbine , fpirante
Fiamma , ancorché bruciato fia dal fulmine
Di Giove Prom. Tu fe* pratico , e non hai
Bifogno, ch'io t'infegni : come puoi, 525
Salvati:
Ì-» t'«T« >ta>nov , fi qui 4M V.lldt ttniU flit -
nt . fr fri t*ntùt»t* ntn miurut , tjuod petti
ciAKOM *pptll*»t , fu* autem minm mdurmt ,
yud rotioiNoiVM \-oc*nt • Non può per ranco
negarli enervi fiata appreflb gli antichi quella
diftinxionc i ed Ariftofanc EfKir. ». <o j. lì ride
mei tVMtfefnt afptlUritnt . E' però ancor »ero
che Omero non ha guardato quella diftinxionc
Odjff H. t, J4j. t»if fui tim ifyìrixf
fWtJ Ztvr ì*,.i taUtri» f*l.i».:mm>bi»*-
ve»» vtlettm cauÀtlti fulmini Jttpittr j*c*U-
t*t di fi-in : e f. ». jjo. m< »!» Uh i/3«x»
delle minaccie di Cleone , chiamandole 4«A»- 4 */.«*., ti ntfuvyj Ztùt i^ifi t tMm . qwde
ntuiUi fiimidMs j*Ba»tt*i } al qual luogo il } nuvtm -utUtem ptrcu$t ttrdtntifiUmi»* idoo-
Calaabono, 4*A.< Grtit , fumnt , *nd*J»lmt» I de apparifee che confonde col fulmine detto
^vdfint ?u>xa tivtnitbxt 4.*,,, ^ in \ Sctft » gli «itti due 4».h. tif?"».
45 nPOM, i e ni n T H 2
E'}-* «Ti rtuù ir*p«7o**r «frAnV* tu'xCuu # 375
E v $r' ctr A/e?$ <ppóvnfiet
X2*. OJ*w npo^if^^T wr9 , «r<
OpyHi rorurnq cirir ieìfot Xoyot ;
IIp. 'Eetr rts cV x«up£ >• ftaA^aW» x»ap ,
Koi /uif o*$et>*>'»« fhtpif icryyaxttf $*jt, j5 0
XI*. E> 7rpo$v(ieì&ou 3 W vXftSir , r/ra
O'pf? C#£<r<*F £■./{/*? J JYeWftl p« .
IIp. Mo'^o» sri&tflroV , xafioW t' An&Ur .
O*. E** f<« t&jo«Ti joVo* yo^Hi } »V«
KtpcT/ro') <<C 9por»f7tc feti <fc*«V ypoveir , jgg
IIp. E'/wy fornirei t' àfJLTrXaxnfx' &*au rói% •
fin. X*p<£? f»' t? o7xoi' o-ò; A&Vo? «7&« IfttX'F «
np. Mrf <ri SpÓtào? «5 iVfx»"
flx, H r t£ r&f HfarouMTi vrayxpttTiHt tfp*s ;
IIp. Ta'w $f/Xaar« finyror àx&*&j< ***P • 390
XI*. H* 0** j npo^tw^iw t vufitpopà JtìaTueiXci .
np. Iti'»,»» , x<y«/£* , iretpórm r*r .
XI*. 0'pf*»fW$» f«o/ TQtJ*' iSttuZat Ao>0'-
A&pov jì) 07/401» aì-Stpos -J,eup« TfTipo/?
Ttrpcer*iA*$ oiuvòq ' arptiroi Si v ài
MONOSTPO*1K A.
395
V.,7,. i,rx*,-. DU«fi irrxf. di «/» | Jfa* jBf. t.eUno ir **«W C***. e. ,r
gr .,c . LklU i Ut^i, W A.aA I nfiU. i,/ f Sr ..X«r. *Xu., •^"^ *.
rìS {{..TM«ir«i . ^«w 'I'»»» ^ ««"•«♦«««K";- « ur : rS j e irarnfr
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 47
Salvati : ed io la preferite fciagura
Soffrirò , fino a tanto che di Giove
L* animo pofì dallo fdegno . Oc fan. Or quello- 530
Non conofci , o Prometeo ? che a un animo
D' ira ammalato il rimedio è il difcorfo f
Prom. Quando alcuno però mitighi l'ira
In buona congiuntura, e non pretenda
Abballarlo per forza , quando è tumido . 53?
Oc. Ma che male conofci che vi Ga
Nel fare un tentativo , e ufar franchezza ?
Dimmelo . Prora. Vna fuperflua fatica
Ed una fciocca leggerezza . Oc. Or lafciami
Patir di quello mal ; vantaggiofiflìtno $40
E' ad un che penfa bene it non parere
Ch' e* penli bene . Prom. E' parrà che fia mio
Quello delitto . Ocean. Manifeftamente
Quello parlare mi rimanda a cafa .
Prom. Vè che il dolerti per me non ti getti 545
In una nemicizia . Ocean. Di colui
Forfè che tien novellamente it loglio
Sovrano ? Prora. Di coitui guarda che mai
L'animo non Ci adiri . Ocean. Mi è macltro
Prometeo il cafo tuo. Prora. Va: ritornati» 550
E conferva il prefente fentimento .
Oc. Vna cofa m* hai detto , che già in animo
Avea di fare : E quello auge) quadrupede
Tocca la fpaziofa via dell' etere
Con 1' ali ; e volentier nel proprio albergo
A ripofarfi piegherà il ginocchio.
Coro . Pi an g 0 [' e fa h]t
Tua
x. 47». ti»?» V' .»«/«; » «, kiyu ttMtri'fui , f tts. quiins bum Unir* itUrm Te (fu . erma-
ftutt MUttm intMMMtaut, ^vnb* mmtmmm I gnmm >,,orbt d*ptlin$ parttm .
dtmuittnti* i al qu*I luogo riporta il Sanaci • V. mi/t^Hi» >ar« . Tiffbni il gì-
qae 1 «rerfi d'Orni» I. LBf-l. Rrrwf «Mi*** I nocebt» , «ioc fiMftrÀ. Vedi UMottfopr» «i
tnifirtjM tvfiiint f*am ì %mu vtrb» £ «a. | ». i a .
48
HPOM. AEXtoXìTHS
Tux*t Ttpoft»$£,
ùcLApuo-iS-ctxror «f aV oarav
P'aftvàir X&0ofitra p'1'9? , zrapftoV
Hortoiq STiyZtt yraytut '
'Afttyapm rdìt Zdìg
'I<P/o/$ ve usa; xpetT'JUUM ,
400
40?
4IO
ANTISTPOGH .
A«Aa*« ^4»'p«,
lfl.iyctXoo'Xìi'ftorot r' a'p-
Xcuo7rp*7rì rtrafl"/ t«k ceir
Luxtofxatuo-'cov ri ,
'OttÓvoi t Ìttoikov àyvà$
'Arieti ISoe, fifUtVM ,
fAtyaXoró'otort o-oìs 7r*uzn
XvyxdfxyHart &rnrc*'
•
T P O X A I O I .
KoXxiJoq n yà$ ivpixoi
fta^aC arpicw,
Kai £xt/&Ng SfJttùot; ,
O/* tr^a-Tor Tropo* dftfl
Mcu«t/k ìxa<rtr hififttv ■
Burp.W,,**. r. >io. ptufempliccnunte r<>5«. I Ff'PP» d' OrrUle the 1 poeti ulano t»>«. r< f
-rWlft/tm. I l*rrimt i E ne |a CMi quefto u Ebulfmn come
V. 401. tit/«i* *«>*?f . Chtritone ^ww- j hi crtdut.. Stinlejo . jddocenHo a" Euripide
Ur.H»rr*t . dt Chàr. r> Callirr. lib. I. e»p. ». «• »« I «* £ .V/ìÌt.t
41?
'Apa0/*e
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO,
49
$70
Tua difgrazia , o Prometeo ;
Da' molli occhi vcrfando
Stillante rio di lagrime .
E di liquidi fonti
Ho bagnate le gote .
Perocché amminiilrando
Con le lue proprie leggi
Imperiofamente
Giove le cofe , a' Dei ,
Che prima governavano ,
Mette in pompofa moitra
Sua potenza fuperba.
E già fuona di gemiti
Tutto il paefe ; e piangono
Queir antico e magnifico
Onor tuo e de' tuoi
Fratelli, quei che tengono
Abitatori il fuolo
Della chiara Afia : a' tuoi
Travagli , che fon degni
De' più grandi lofpiri ,
Tutti ti compaflìonano :
E le feroci Vergini
Che abitano la Colchica
Terra in battaglia intrepide :
E quei che della Scitica
Nazione occupan l'ultimo
Tratto , che intorno iìendefi
La Palude Meotica : j8f
G E la
ipnirm v £f*S« »»>«£<• I mi/ara ; come mali finta nn'fitra fidevetr»-
\ . 401. iui;;.TB. Prendo quella voce IT- I durre quel patio d' Euripide Hcrui. »• 19 ?•
verbalmente, come bcniflimo avverte Stintelo, I >ttfraxaxtir : traduco poi nfa-rCr»? f*wriM»-
benché nella ina verdone fi fia contenuto diver- | do fecondo la figoifìcazionc che ha 11 verbo m<
famente ■ Ayu!)afro( tr.Hlttts, ita magniti ut fu- j r Ci* preflo Sofocle EUQr. T. IW« ttit tf lf««
ftr tnvidinm jtt . Ho detto imperio/amentc , I . i »«rr« jf *f«T»rit •
cioè /iuta /u^ttitme 4' alctmo , o vero /enfia \
S7$
J80
*
$0
HPOM. AESMAT HS.
np.
'Ap&filnt; r apeiot ì$po$
T-\,/xp*fivdp oì TFoXia-fitt
K*P*aV» wi Xas ptfioprcu ,
e n n a o x .
Amos rpetrè$ ,
'Olft/a-pA/po/cr/ /Sptfjtur ct> ai ^ fi cu ^ .
Mo'pop JV Trpóvfhp aUkov c# Trópotf
ùttpivT' ànafAavTofiTOiq
ItT&va. bvftous eìvtìófxav $i£p
'At\*v& , o? cùiv VTTtipoxaf «^fVo?
Kpara/^F vpiviév rf wóXov
@o$ $ ttoptio^ xXt/'*P*r
Zvftx-iTveSr ,
r£s , TrayeuS' àyvopparuv 7rorafttop
T.ripwtt aXyot oiirpóp .
I A M B O I.
Mrf t/ aA/<Tff ckx«r« ftwV àv&aìi'f
Xiy$p ' <rwuvo/p Jet7rT0f4ai xi'ap ,
*Op«i> tpetvròv *cT| Trporthitfztvov .
Kca rtf/ Stoici ro/5 ri's/f roóroig y*p*
'A&.' ac/rai o-/j,a> • ^ pà eìty&irtv *V
'T/tur X%yo/ft t • r «K /Spore/ S 3 Trvfiettx
420
43J
430
43?
V. 414. «Vi»*» ì» i/XA»"?* ■ Euripide «1
Mmi^ hi irniuco il ttaftro Tristo mj-
<■'■■ «vrrti'x Jf Jnrr Altifrofte I.ItT,
Ep. «|, nyi /j Ir/ T »v tv/»*» Tf»r« , fiUntmm
X*re tjf iraeundit efett .
W* »7 rtWf» j>tr Cunifitire noi ^rividimi mole-
flia d'animo è metafora volgatiftìma . E ("chilo
JVr/. v. 84». juix/ra «i>/tf«fsi /«*»« »
*W irw tnUmitnt m*xmt erHtiM . Teognii.
Digitized by Google
PROMETEOLEGATO. u
E la fiera d'Arabia
Gente : e quelli che tengono
La Città fu gli altiflimi
Dirupi preflb al Caucafo :
Ed il pugnace efercito ,
Che con l'acute cufpidi
Fremendo roraoreggia .
Io prima un fol de' Dei
Vifto aveva in travaglio ,
Da ftrapazzi fieri (lìmi
Domo , il Titane Atlante ,
Che con fovrana forza
Del Cielo il fermo polo
Su le fpalle foftiene .
Mugge feco medefima $ Q0
L* onda marina urtando :
Ne geme il fondo, e il nero
Recedo di Plutone
Freme fotto la Terra;
Ed i fonti folpirano 5 0 -
Delle riviere limpide
Pei tuo duol miferabile .
Prom. Non penfate , eh' io taccia per fuperbia ;
Ne per protervia : ma un penfier divorami,
Si fattamente oltraggiato vedendomi . g l0
E pur chi altri a quelli nuovi Iddei
Spartì fuor eh* io generalmente i doni ?
Ma taccio quefto ; perch* io conterei
Cofa. che già fapete. Ma fentite
^iÀÌÌTXlÌ2£7f *"P r "^T \ E " . *i™ tori—
UHI. di nuovo »ooV^ M « /} U„, «he Cicero». r«yW , , ò . hl t „d..„o ,
a»Urii nnllut *tttdtt yrert . Luciano lutti » n, r v « j J s
«/* ty> mnttm f Omero Iiiad. 2. r. aoj. o*, nniM , d,ffin tmm* tmfm in *n»*m .
$2 flPOM. AESMfìTHS,
'Axvra£*, ole, <rp«? tnwUi eW*s to' ^p/*
'A7k>' ar JVcW' éovciav c%nytSftiT94 )
f : •
O? TrpàVa pfr , /3\ì7tovtì<; %(Ste7rov park» ,
flè^k' òvHpdratv
'AXlyxtoi ftopyuiri , top (taxpov xpo'vov
tf^upov cìnti 7rdvTn , x uri 7rXiv$inpei$
LòfiHS jrpcWAas ttrav , a %v\*pyi*f * 4J0
Karapo^t; cT Ivouov , 417' àei<rupot
Mt/p/u»xi; 9 avrpvv vt /ttw^o/; irtàfott ..
14% «T BtftV «T« ^«/UtfTO? rtxftxp t
Out' cè^«/ua»'/a$ wpee;, «r« xapTri'fJtn
Of'p«5 /Ss yS etto K • «trip yvafxtn; rè 7ra¥ 4$$
"jEtf'pfitarot' , «<rt JV erp/r 1 eè»TO^ct;
AVp<MK «cTui** 5 rae; t« JWxe/r«$ <To<r«$ .
Kca àgji-Sfxòv t$o%oy vo^iff^àrccv
'E^oCpo/ àvro7$ , y pappa tu? ri <riuj$to'ei{ ,
V. 44). trine 7fU*« • Per quello Prometeo
Cri onorato infieme con Minerva . Imperocché
gli Antichi, fé univano inficme più Dei eoi porre
Jc loro Statue o Copra una medenma bafe , oin
ano Aeflb Tempio • aveano riguardo all' effere
ci e 'i Dei o della medefima condizione et natu-
ra | o d un medefimo ufficio &c. Al quii pro-
porrò dice lo Scoliate di Sofocle al r.^i.Otdip.
Colon. t'..Ìti- < Iltcanjivr ) i,lt 'Aita/a'
.Jitz ri /.in* xa6aTip ó "lla^flf ' «,tfìr iv-
t<i Iffvft* ij tm.it ir r%/*(tH t5«
• 7 ^ «fi «, fiini « f x»'V *«T«i ri» |
«*»»/•» > ?» X t»v ti TTfttuS*'«< Id' rvrti «>
/£/oVm t»»£tx«t . Troppamente ì»H^oxtr
e quello , che avuta min ad una cofa , come chi
tira al legno, I* ha confeguita . Lo Scoliafte
d' Omero a quel verfo dell' Odiflra B. t ttf. r»ic
ì»»/8«xoc fife, efpone Jt/tuX"' » ì>*f«T»r • «»i
r>r. Diff.xxtv. pag. jg,. «te. Csnr,br.< 74".
tri »fi>,«a ✓(TT»v, vi /uìr*f»T»J » ari-'aexor ,
ri /nix*»!'? *v,u»«a;iix<« .
V. **tf. £M»5rr« t^Xifljr m^"». S.Luea
fUti io.
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 53
Degli uomini i difagj; e come quelli 61 j
ElTendo in prima di giudizio privi ,
Gli ho fatti accorti, e giungere al buon fenfo .
Io già non dico quefto perch' i' abbia
Agli uomini da fare alcun rimprovero :
Ma per dir della mia benevolenza 620
Per quelle cofe, che a coftoro ho dato:
I quali prima vedendo , vedevano
In vano ; ed afcoltando non feotivano ,
Ma limili all' immagini de' fogni
Per lungo tempo fecer d'ogni cofa 62%
Un mifcuglio : ne avevano notizia
Di cafc fabbricate di mattoni,
Rivolte al fole; ne fapean del legno
I lavori ; e abitavano fotterra
Negli ofcuri recefli quai formiche 630
Rampanti ; e non avean ficuro fegno
Me dell' inverno , ne della fiorita
Primavera , e ne raen della frugifera
Eltate : ma facean fenza penfare
Tutte le cofe; fin ch'io moftrai loro €35
Degli Aftri i nafcimenti , & i difficili
A conofcerfi lor tramontamene .
In oltre ritrovai l'arte de* numeri,
' Pregevol fopra ogn'arte, e l'unione
Delle Lettere; e quella delle Mufe 640
Madre, ed operatrice d'ogni cofa
viti, io.7»«gM*5TTt< pìfafxMi tMtviim-
tti ncn vìdtant .
V.458. ìj pìi àfiiuòr . Stanlcjo ha ino-
ltrato beni flìn 10 V errore dello Scoliate Greco
A > e dovetti incendere non la moltitudine delle
arti infegnate da Prometeo > ma bensì tra quel-
le anco 1* Arimmctica .
v. 4 ; ;. jjai-".-»' ti rvitlrnf . Euripide
TnU'-'td. v. ». T. «1- pag. 4%6. introduce Pa-
La
ego mutai varala in oblivioni rmudium
Uifpatttns tompefitit /)tUitt txcegitAvi ©»r.
dove in luogo di fmZirm legge Hemfterhui»
f «mra • Sopra il quai luogo d' Euripide > e
tuli' opiirione che avea clTerc ftato Palamede
inventor delle lettere , vedi lo ftelTo Hemllerhuii
*A Lutimi, Judit. Uetal. cap. s- pag. 88.
V. 4«i- M««»/"'T0f' Ù^tì» . Nelle Offcr-
lamcde che fi attribuite l'invenzione delle J vaz. Mifcdlance Batav.Vol. v 1 1. Tom>t • p> 4> }
lettere: Ti r*t >i *►'»»« e*fp«*', o' f Si<r«, I fi nota, che farebbe meglio leggere fm^imf
tihit , A"fwt* *) ftWtT» w\\*$it T/6ur, | O on vedendoli come poli* quiti Hmc V adjctci
t4
nPOM.
Z&yhouri ìaX&ovrx <r»ftxriv &' , orrt>$
Ortiroii; fHyirav ìidS~o%ot po)($n parar
Tiravi' • vip appar vyayov <piXlwi'ttt;
"Ia-jras , ayaXfxx r»? t/V«parAara £X'/»{ •
QaXaaT07rXatyxTtt S" ar/; a^o? dvr ifi*
A/rcVrip' «t/pi vavriXtuP ò%ìifiara .
To/avTte [Minati! par' raXaq
Bporo/V/r ,
àbro<; hk %x u o-ópTfi' f erp
T»; putì 7rapH<rHi Trtpovìis «W^aj» .
TlÌ7rovSa<; àemis 7r*fi' , ànov^aX^ tppuùv
IlXara. '
xdxog <T' iar^òq u$ rtq } t£ foVoi'
IT-Wj' à9v(ttì$ , riavrò* Jx
46?
470
VO »'rij;u«Tif a • Hemlterulf riformava tutto
quello paltò leggendo «wtir/r Mii^iii iwiirmt
put-apti-t»' \pitwr . Io non vedo ncceuuà al-
cuna di farri mutaxlone » e ilo per la lesione
•
V. 46%. «>•*/»• rnt IwtfwltCr* X*!*' •
11 tener cavalli e (lata fempre confidcrata m
('l't'i, che faccia fegno della ricchezza di quello
che li mantiene . Erodoto lib. vi.num. xxxr.
pag. )44. ediz. Francof. icTot. non con altra
ciprcilìonc moftra lo fplcndorc della famiglia di
Milziade figlinolo di Cipfelo che col dire . che
egli era ilxfwt Ti»p;»»«Tf»t. Ex f*mli*
qtkt qtudrijuget equet nleret . E lo Scoliate
d' Ari/tofane Nub. v. i a. inoltra quanto grande
Ipefa cunfidcraifcro gli Spartani edere 11 man-
tener cavalli con dire ■ /.*«/ > * p /aT«npJ»
«7rof > T**«f Tf(f«v t *j yif /■ «f t»Ùt# •*
> a XI / a/ u I : i : 1 11 xa T a ( t ! I r s r ;n f M • L' in.
tera imprecazione fi ha da Suida V. /urfjnv
vtt t ed « la leguente : OÌk«S./»ì », >«.nr • if
à«l6ex(J, ? t« "rvif , i, à >wni T n /x./X"
«XM • Amor tdtficnndi & protrmfinmndt , te
tapini i <$. tqun nUs , fi» «xor tu» * Julienni
V. 4*7» > ,ri»T«»« favr/im? iy .'«jt» .
Non è fucglto alla diligenza Hi Stanlcjo il ver-
ro di Catullo Nuft. rei. v.#. Jpf* levi fiat
volilnnttm fl*mint eurrum . Vedi appretto il
medciimo gli aliti paQi d'antichi Greci e Latini
1 quali hanno conGderata la nave come na
cocchio • A que' palli può aggiungerli Ovid.
Tri/1. I. Bleg. |. in fi»- Aurignm video wll
dedijfe réti» Virgilio Aentid. lib. vi. verC i.
tlafiqu* immilli: hnitnns . Plauto m Ru.if.it e
Ad. L fc.V. v. «. per ifchctzo Comico ha por-
tato più oltre la metafora , Sempe equo ligneo
per vìm etrulest E/i; j vitti , delia qaalc ef-
prclfionc per altro ha avuto prima di fc Omero
per autore Odyff. A. v.7ot. Ni«r rnuvrifui
{»i(8af»</»«r » «i** ixì«7»»ti 'Ar/pdri >!>»•»-
t«j . N«v« cri«r#, eonfeendere, qut m»ris e .ui
fimt hcmmtlus . Varronc chiama i marinari
cquifonet ; e un antico Poeta preltb Carifio
Tfphin Aurigam celeri» (tetre earint . Euripide
Hippoly. v. 7f i. 5 Mviilvrtpt K ;>».'« Jlif: u.'t .
/j>jbijf . i» T»ur. v. o. NiVor »'/*(** >
vebieulum ■■ e MrW. ». 1 1 a j. r«f«T <*»»««» n#-
v«.«m t«rr»iw . Mattino Tirio D-Jjért. xn-
pag. ijo. parlando dell'origine deta navi(fa-
zione i «tara lBf*X^ */*ì*v«* ■ «Srlawi
•juov T»f XO>l»,u»f ìrtgWgtT. *> lìlWft» •X"' 1 *
*•?*«« if.we'ui'c'r ri &c. pMulUlint tum un»
eum rettone jtnfut precederti , extogttavit Ó*
inventi cnvum vehiculum , qnodtemi*ct m-
fellerent &t.
V.473»
PROMETEO LEGATO.
La Memoria : ed il primo fui , che al giogo
Gli animali congiurili » i quali fervono
Col corpo e !" giogo ; acciocché de' mortali
Alle più gran fatiche fuccedeflèro .
E (offerenti del freno i delìrieri
Ho melTo fotto i cocchj , onde ornamento
N' abbia il luflb de' ricchi : E niun altro
Fuori di me trovato ha que' veicoli
De' marinai , che con ali di lino
Giran pel mare . Tali arti per gli uomini,
Mifero , avendo ritrovato, il modo
Non ho addìo ond' io polla liberarmi
Dalla prefente fciagura . Coro . Tu foffri
Un' indegna difgrazia , traviato
Di mente errando vai , e qual cattivo
Medico in una malattia caduto ,
Ti perdi d' animo , e non lai trovare
64?
6$Q
Hi
V. 47». *«*•« /' ìarfìt Strie . Sulpizjo
a Cicerone tamil, lib. tv. ep. 3. Seque imita-
ti mal et meditai , qui in alienti morbii profi-
tentur fe tenere meditine ftientiam , iffi fe cu-
rare mnpoffunt. Lueitn. Apeloj. prò Mere. con-
du3. cap. \n\ltm r<S «*f ( ua*o»ÌA» tomai.
%i i****fC4»t /8»x«« ^ip^Muco» . ij iurUn
tiùi 9ó\*x*iT«t Ititxfifiiru , «u-
TÒ< ^it«|ù nv»i( vii fi»X>* ijnrrir»,
fharmatopoU Mi fimilit et , qui tufit reme-
dinm pr Mattanti , rv fintine Jt fila laberantts
peliteli hs liberaturum > intere» tuffi appareret
tum eenvelli • E quel verfo d' Euripide citato
da Piutarc. De dtferim. adulai, am. pag.71.
V. appretto Barrici pag. 511. v. aXAa»
iarfìt iurì* *>.*v#j fiflmt . *Uii medttur »
>!■/■' s ulteribut Jtateni , al qua! verfo allude it
Nazianzeno Apolog- Saavi <*Tftv«» !»/x«-
ftwni àt re. > * a voi $(iitrrit •
V. 47). * t «ii'/Tf ■■<■'. ■-/'<: • Ha creduto
un dotto uomo Oéftrv-MifteU. Amflel. Vol.vm.
T. ni- pag* J44. provarli per quello parto ciò,
che egli per altro dimoAra bemfliino con vatj
altri luoghi di Greci Scrittori , cioè che i no-,
mi verbali di lignificazione tranlìtiva egualmen-
te che i verbi > donde derivano 1 ammettere
1' accusativo , e che «tavrì> dipenda daziavi.
H»f come fe Efthil» diede iva «X»»' «vii?»
■Wn* f*ffU**it *i»vr*r t*e% , Ma io non
Quali
trovo qui altro che una antìptofi a tutti gli At-
tici frcquentiOìma di porre 1' accafatìvo in Ino- 1
go del nominativo . AtiAof. Pluto v. 5/. nulli''
/ut ir rìr ;/ f»a-u: r ìftut > S 1 ti vitT » in vece
di *v8t''*M«* ir i Xf»»^«» I » ti voi".
Vedi il Kullcro a quello luogo di quel Comico
che porta moltiflimi efempi del mcdeltmo Comi-
co e d'Euripide . A quelli aggiungo Sofocle
EU3r. v. «54. XlafUtta* pi» i7r4« àj *lw*
fi' A «si 1 r (l< ivrir ifth «ri» > per tìeia. ìft
•vtii u;w» e i'/b» »/«i» ìr/» . Voftì qua*n
nuli* noeti ftt amteorum copi» » e v. 1107»
'A Ili' tìxvalV iV;fù ' i > a, . djtdum ejl
enne antro ubi Aegiftbus habitet . E ncir Aia*
ce v. 1 li. 'Qf$t 'Ofv*t\Z rìr tiùt '"X*r ter*
viJen' , Ulyjfe , quanta fit potenti* Deerum ?
Vedi Triclin. al v. io|. di quella Tragedia,
il quale porta altri patii , che fi trovano nelle
Nuvole d' Ariftofane riferiti dal Rutterò nel
luogo fopracitato . Termina la fua Nota Tricli-
nio con dire che quella antiptolì è tifata non tolo
da' Poeti , rna ancora da' l'rofatori . In fatti ve
ne fono gli efempi in Dcmoftcnc Efchine . Ifeo
Platooe tVc. Lilia ini» tS» Ap/rif XP/*' ?• ' *'
t«» «i'iar , I» KtiT«ai*l Tnf vIiT. li »m/i»i«
i$U ìrir . S T»»3«r»' * T»AÌr T n» •
res.quam fine reiifit, non plnris e,ì qn*m*iv
talentorum . Quella eleganza è Hata praticata,
da' migliori Latini.
!6
'EvpHf ÒTrolei; tpappaxo/f ixr/ftoi •
O/a* r«2'*C rf cfo'Aas iftteéfUto .
To /m fiiyi<ror , «*r/$ «5 ^oVor 7riroi ,
Ovk Ujj àM%»(i 5 aef« $pu<ri(js.ov ,
Xpc-t'a. xem<r ut Aopto , «V* o-q/tip
*EJeiìi;ct xpa'er«$ ìncttav dxttrfixrùnr ,
A/? t«5 fléyaVa; cfcafi'jjjonrau yoth$,
KfKOjiya, irpàiToi; C% óveiparuv a ^p»
xXyìo'vxq rè eJWxe*rs$
'Eyvtozicf àvTOit . c^oeP/H? t« cvfjt/3ó\ns ,
ra^*™**" T * Trrnortf oìoveov <rx«Sp<y;
04Tifi$ ri JtJzioì <pu<rtv »
'EveJvvfiotTt , <£ ì/curav hrnx
É'^ht' t**70i , jqh i*pò? « WA«5 t/V«c
E*x-9-pou ri jgù Tipyn^p* » ) JSH vuutf&icu •
Eir\ay%ya)V ri Xnórnm , ^aj %potxv ri va
E^ojt' «k «» ìtti^oct npoc, Uoetw,
XoXw? j Ao/3à t« TroiitXmv ivftoptpi&v ,
47$
430
4&S
490
V. 479. i*/t »/r»r . n» »/rìr pofultntut
Facilmente fi e potuto fare »/r/*»< : e può ede-
re che in S. Giovanni cap. x l i . » . aiutar vi;;,
»tm»« fia re-; -, wjrrfi p»1 abili t . L'olio
di nardo fommamentc predato , come altre
quinteflenxe preriofe fi mlicolava nel vino
dalle peribne, che viveanoin dellcateita:'ufato
da Maria per ungerne i piedi di 6ciu Cri/io,
moli r a il di lei amore verfo lui .
V. 480. K«rtrx(;ao?ra . Scoliafte A. xa
Tit«/n?T» : Scollane B. aì*ttr»r«ar . Per fi.
gnifìcare tal<fi« fi fervono i Greci de* verbi ,
che fi^niScauo exicntre , ntef.Ktu . Su^ra al
v. I 47# rìr /fai*» »fo»«va/'ó,"» W . LdcllM d$
Cen/tr. Hiji. i. }}■ WtiSti naT»»*x»nif.
ffi ceru-*i>HÌt . E'iionr Ut fi..it , morir di
//te fi efprime p * vcihi «ara»**-/*/ . «»>«v«-
fiou. AriAdbac 'f ««x. v. 140. ^AJ,» >s2f > «<
!»«,«• à?*v«»t »«^«»/ 1 tnim , p><*»r , «'»-
ta be 1 Alcifrons llt. Ep }.pag.2$j.
jia»»l/ij *«Tar«>«"/ > ri;'» n:/V/»
WM*bfji<n4Hm ejjrt . Ed aoco il nome «Jot è
ufato
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
•
Quali rimcdj portino guarirti .
Sentendo da me il retto , maggiormente
Ti maraviglierai quali arti e quali
Jnduftrie abbia inventato : e la grandiflìma
E' quella, che fe alcun cadea malato
Ne per maniera di cibo o bevanda,
Ne per unzione eravi alcun rimedio .
E per mancanza di medicamenti
Morivan , prima eh' io moftrafll loro
Le compofìzioni de* rimedii
Salutevoli, onde ogni morbo (cacciano .
Molte maniere ho ancor d'indovinare
Ordinato ; e de' fogni il primo ho fatto
Giudizio delle cofe.che fuccedere
Debbono realmente; e ho lor inoltrato
I prefagj difficili a conofeerfi ;
E gli aufpicj , che incontrano* per via;
£ degli uccelli da gli adunchi artigli
Precifamente il valore ho diftinto:
E quali deliri fono per natura,
Quali fi mitri ; e quale abbia ciafeuno
Di viver la maniera ; e quali fiano
E gli odii , e le amicizie, e 1* unioni
Tra loro ; e la Jifcezza delle vifeere ;
E qual colore avendo, fiano a' Dei
Grate ; e l' afpetto vario del fiele ,
E dell' eftremo fegato; e le membra
H
■tato Umilmente da Àlcifrone Db. III. ep. 4.
•b«< XifitZ ftmt cntRut . Ufano ancora quel
verbo |>er lignificare quel che diciamo mar ir di
ri/*: ArifW. in Rai. v. lui. à*ic*v«>9»r
>tXar rifu tneìlni fum . V hanno ufatu ancora
pet ttdiarfi , come quin to fi dice : fonmerf,
fin frcc.it» dalle tante inttrr*g*tÀ*ni . Luciano
hit Actttf. cap. 14. Iwì rmi fttròùn if«T»'-
»t»i«aTi»»»im'T«, ferpttttit HMcfum initr-
regAtiomtut . E' maio ancora in quel (enfoche
Orazio ha detto lib. I. cp. 7- r .t f . Tmnuritur
flmdiis, & tmtrtfntftit h*L$ndi ', turno»
57
55o
66{
*7S
58o
58J
Rico-
Gali, cip- ìf. Karif'AiKir •»•! «nriraitati
l-wi «ftlTiV . r » tetHS CXJrUlt curii t nif'j lus.
V. 4iii. >x-t '< ti 'tj ri;-,''-;* . Dell'ami-
cizie ed inimicizie che Inno eia alcuni generi
d'animali bruti, Vedi Arillotile WJf. A»tm.
lib. I* e. 1.
V. 4PJ. »f»« i/«ìr . Sopra quelli modi
•tic «/•»«» . »fòl $i'mì . *f»< à»d>*«» • *f* f
Ifyit.Vfit . atti ix*f«" . »»,« fixiar
vedifi DorriUt AnimUvtrj,«n- sd Chartton.
P 1 *- 5!4«
nPOM. AE2MATHX
Ho.
np.
KtJarf ri x*A« «vyxaXvrra ' w paxpftV
'Ofpvuì rop»V«c , «Ti/ri zptprov «c ri^Mr
j^o) ^cytùTrà (TìlfiXTa.
E%<»[*fiarura 5 Trùèbtv orr' Wp^ljM» .
Tomwr* /uir JV t«ot • JVipS. $ *$«rò,
Ktn.pv/Jtftir àvSpoÓ7rot<riv àpt\ilfia.iu ,
XetX*.òr f «r/fnpo» » «p>tvpoj , ^ptW* ri n't
<t>ri(TH%f àv Tape/Si» ó£c£p<iV ifXH ;
Ou'JW ? » r«V o7Jì« , fx» parino pXvfeu $iX*r .
Bp**« U !*ó&» *±»m ruXXn0Stw ftc&t ,
TLxrcu T*X*eu j3poroiewr tx Tlpo^S-iu; .
Mn *ujJ /Sparge ^tiV titpiXet *cup* T«p« ,
Stfww «»' Jim ìurvxSrros •
*?
EJiWc «fu r$ii er'ix f*rp»r in
Av&irnz ftnfìv pàot ivxv***' A/o;.
Où murar raurf fw/p* a-* rtàirfopet;
KpóVoc xixpurau,
fjtupjcuf 3 [*or aiti,
ùvou; ri x«y*p$«, , »cT» «ftVp» pvyydvàt .
T^vd J' àràyx.*s à&trtrtpa paxpp.
T/{ h» «Va>xiic oiaxorpeV°5 »
Mwpoi rvpofxpoi pvnfMVir r i&Lrrvts .
4**
So*
SU
Xo. T«T*r
V. 4*7. ? xt>a tJ >;jit. . Delta Pyro-
minzia lo Scollarti dì Pindaro il v.lit. Ode vi.
Olimf. dice che appretto i Greci in Elide limo
« 1 di lui pofteri eferciravaao qoeft* arte d" In-
dovinare pel mexxo del foocn cnl mettere le
pelli degli animali nel fuoco j e fecondo le feif-
fure o rette o oblique di dette pelli rotte dal
fuoco davano le loro rifpofte. Vedi anco lo Sco -
li »rte d ' Euripide in fbmniff. ». i »*"»•
V ',~i ; ytn*. Elichlo Sp>«^« , T»
•») .finali Mv»*V««« ArltWt. H.Amm.
I
Kb.».*». «•*> r *T* •/ ,
V.,o f . .^t.V-- Q^» •«•»»'•"•
«Ili al genere umano . tanto feuo in n»m-
;lo flato quelli elle le proletono . fetond; Eu-
ripide Fr4f*.pae ♦♦<>. O. rdi t.X'«« «JT
aut.' 4<>w n.Taanj /«*X«f'' " *"
J.T»x'« • JaVjfrri» J« ■JJJ
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. t9
Ricoperte del graffo ; ed abbruciando
1 luoghi lombi, gli uomini ho condotto
A un'arte di difficil congettura .
Anche i legni a vederti della fiamma »
Ch'erano prima ofcuri, ho dichiarati . 690
£ quelle colè fon com' io ti dico .
Ma i vantaggi degli uomini» che (lavano
Riporti fotto terra il rame , il ferro ,
L' oro a V argento , chi farà che poua
Dir che prima di me gli abbia trovati » 595
Se pur cianciar non voglia : Ed in riftretto
Tutto in poche parole intendi : a gli uomini
Vennero tutte l'arti da Prometeo .
Coro . Or non vogli oltre quello che convenga
Far del bene a' mortali « e te me de fimo 700
Trafcurar > che ti trovi in ria fortuna .
Perchè ho buona Iperanza che difciolto
Da quelli lacci, in avvenire avrai
Non men poter di Giove . Prom. Deftinato
Non è che a quelle cofe in tal maniera 70*
Dia termine la Sorte , che conduce
Tutto al fuo fine; ma che Graziato
Da mille e mille travagli e milèrie »
Al fin così da i lacci io fcampi : e l' arte
Della neceflìtà molto è più debole . 710
Coro . E la neceffiti chi la governa ?
Prvtn. Le tre Parche e 1* Erinni ricordevoli .
Ha Coro . E di
mi
ufisti tfl ut Mtcmfitrt imftritié .
Ikid. In nps^.K» t . La prcpoficlcMC 5»
nota alle voice la caule o 1' origine > come han-
no otTenrato i Grammatici . Vi fi pud intendere
v* mi tnvt i» fàtimenti > che la Lattoo r ca-
dono m J0VI m*U trmà* . Blog. Laarc fex. j*.
«X«f< •»/#irl«f '.'>.«>» U IWirpdri .
mièti tmjmomditm m Fift ìrM»
rau» . per parte A i Pififtraio .
Ta««i di modo che fia omntt mrttt m trtmttkt* \ V. $ i a. /v«;t ri M/aptiif . Metafora ala-
Air' htmintt vrmtTt . Ladano hi lenza E Ili (Te I ta anche «elle faere lettere . Pfmlm. urvtll» * *•
tutta I' intiera frale ìm G*U. cap.a;. ufi ••«/- I «j rit rara? àrrar //*»«r r , t tvyn+ft^rr » Et
rair àt/n '£"r ì**i'(w» , ai ,Uii /™- | dtfnm t*rum ftmftr inturv» . L'ha ufata
ftrm*UMlifuidvmtur#mwututrt, ficchi lia 1 anche fopra il noflro Tragico air. )««-. *>«h-
quel che diciamo ftr f*rU f un* . Cori al I *»>r
60 nPOM. AESMX1THS.
Xo. ToCrttf *p' o ZéÙ<i few HHrwtfOS.
IIp. Owkwk a* ixtpuyoi yi tIuj TrtTrpufttrlw .
Xe. Ti jrtVpaTOi ZW , JJ-X/u) *« xp*T«*> ;
IIp. Tour* cùn *t cvp wiiSoio , fumai > /t.* ; u .
Ity. 'A^w Xoya fJtifivH&t > róvi' vfa.[AÙ<;
Keupò? yiyetvétp ,
Aio- fin; a«x«? ^ óvcli; ìx.<pvyy*v& .
MONO!TPO*lKA. .
rpepi» « •
Xo. MifJaft' èva vm Ptf**r
M«<P iXlVVUTCUfJLl
Gts'c oV/'ou;
Qohcuq ttot tv tosoni t(t
Baerete , sr*p' 'rUtacJOfO srarpo;
Mn<T' àXtTOipt Xóyois .
HO
Kai p*7T0T ixt«**V» .
!3S
ANT12TP04H *.
'Hcfw TI SaparaXtouq
V.ft6. iZ«Ci ir:' a«f «?(rtf(« . I>i qne-
fi» foni del Fato anco foprt Gìoy* Miffimo
Tir io Differì ut. si. f. c. pag.i>i*T/f«> -ra/tv?
Saura /#Vrt« t> t'/Mprirt ì*av#</»Iii
ToV
ri»
ft>#
; Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Coro. E di coftoro Giove ha minor forza ?
Prom. Ei non potria fuggir quel eh* è dettino .
Coro. Ed a Giove è forfè altro desinato , 71 j
Se non eh' ei fempre imperi ? Prom. Deh non vogli
Chiedermi quello, e non farmene illanza .
Coro . Certo gran cofa è quel che tieni occulto .
Prom. Mettete in campo tutt' altro difeorfo ;
Che quello non è tempo ora da farli : 729
Anzi più che fi può, vuoili occultare,
Perche fcampar , tenendolo fegreto ,
Potrò da' lacci indegni e da' «vagli .
72?
Coro . Giove che tutto
Governa, il fuo
Poter non voglia
Opporre avverfo
Al mio delire . 7 ^ 0
Nè farò lenta
A prefentarrai
A* Dei con vittime
Sacre di buoi fcannate
Preiìb il Buffo continuo
Del Padre Oceano .
E guarderommi
Di mai commettere
Error col mio parlare .
E fempre rettimi 7 ^ 0
Queft' avvertenza,
Ne mai dileguili
Dalla mia mente.
Dolce cofa è produrre
la
*fl fm . Jti |mj S«r*»/{,« f ( x . I V. si,. ^ìxitifH. Earip.^*./. mTmir.
Mi.p' v». IIa*ffaMM Mmwt^/m /«• I htute ftrauntm , # irn^fr .
62 1TPOH. A E S M T H S ,
'EAsr/V/ , parerle;
Qgiar* St <rt <Tff>x9/uirn
Krcué(Htor .
ZUZa «' rpofttatr,
2 T P O * H
'OXtyoìpar/lui Ixixwu , 5JO
'IrÓVHpOP, f ro (f> ut tv > aAaoV
OÙ7T0TI rat A/0{ àpfiov/af
ANTISTPO*H ,5.
r*<ft , <r«$ Jjj
Ti
•Vl'f grati» .
/**at Sx*r ,[ X*»'* • i»!rM*fr*tÌM. Pià
tarto »I *•♦□!. iiixi^n ?/« >' 2 wixiiiii , e
i*«rj« v.« ?i,i> B1 ! 7 ó,( amijjì nn-ves, e altrove
rpecie di contradiaioac, chiamati de* Greci
.'f-Vapa « hanno raccolti molti gli uomiii
dotti a Luciano D* Atrrr. CtnJuM. cap. «
quelle parole i/afa tw ••< ri /ipa . Anche
i Latini hanno alato qacftc maniere • imita-
sione de* Greci , come namaara nupin per «f-
ai*(t Xmvi< atri* rvtrf* , « in Sofocle EitBr. '. priajtcrc o>aptf > ip.it : v/'M iwvit* per tra
V. fltfo. afra; òaarof . Dì quclti rondi di I darre /gì'., Ìj/ar*< &c. da' quali ce ha fatto
* <hc c<hu(p 5 obo inceri* maaicr. una | q«af «at raccolta U ▼cchaero MtUouUx. 1. 1 1.
caf.
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO,
In coraggiofà fpeme
Vn viver 1 ungo ; e all' animo
Àccrefcimento porgere
Con fplendida letizia.
Io fento orror vedendoti
Da mille ftrazj lacero .
Perchè non hai , Prometeo »
Timor di Giove; e fai
Di tuo proprio volere
Troppo conto de gli uomini .
Orsù deh amico vedi
Come riman tua grazia
Priva di grazia . Dimmi
Che forza, qual ajuto
Ti recano i mortali ?
E non hai tu veduto
La fiacchezza degli uomini
Deftituta di forze
A un fogno fomigliante,
Onde è tenuto il cieco
Genere umano ? avanti
Agli ordini di Giove
Non pattano giammai
De* mortali i configli .
Quelle cofe ho imparato,
Poiché ho vifto o Prometeo
L' cfizial tua forte
Cip. I }. rum |j. |
V. 5| I. l\,yUf*lf,r lt, KV f. lli»d.I.V.JJ». I
Bttore grav idratamente f«i, 0 e bob reggendo I
pia le membra è calanuto da Omero ixiyU»m-
timt, che Baraci rende **im*m afrni : me-
glio imperni j come ivi lo Scollarla Wntfwm
i+mi i l\tf*t ì*ximi i ovvero come Uiid.
V« l*t. cf»one «juefta ftefla voce ixtytt iryimt
I» t5t tù *ip»7tt f»xit . Dalla voci i*r>i-
74*
7*0
760
765
770
Troppo
/f»» ii viene tktytftmltm » eke quivi vale *m-
pttrniA , UngHort cfprcflb divinamente 4a Vir-
gilio in Tomo oramai vicino alla morte MatU-
lib. ni, v. 90I. Je irti tu in ftmnit ecuUi uH
iMgMid* frtffit Keflt Mitt , Bt**itq MM» «VI-
i»t txUmUr* mrfiii V*U* utèmm . & '»
mediti itnutibui tgri Suteidimni » ntn li»-
l*m vmltt , ntm €*f*t* »«* Stffitimt vitti »
mi vn , 011 yìtr'n* J~tqunntnr .
t>4 nPOM. AESMtì.THI
Aoirpet ti é X*%o
Sor vfAtnuur ìÓtììti yd(t*i 9
"Ori r&d ò[X07raLTZH09 $60
*EJVfl/c; ìyctyiq Hrióvlw
IltSeìv SdfixpTX XOtrÓMxTpor .
ANAnAISTOI.
I*. T/'c , t/ >,iVof , r /v« \&osh?
To' vì* x** t,0 'S c# Trtrylvoiei
0-ìÌ(JI,lwOV 07TÌÌ
Ti?? » /wo^ipà 7r%7r)\av*fiau .
MONOSTPO*IKA.
" A , £ , | a 9 1 et •
Xe»« r/f atT fti ratXeumv o/Vp»? ,
¥ E/cT»Xof 'Ap^« wirbc , «Atft; J fi, $70
Qo05fiu top fxvzjLttTrip tìropMoro. ZJrxr.
'O cN TTOp&tTCU fÓXlOf Ofift' *x*v,
'AXXot
V. 557. vpm'vra- Qol non tuoI dir litro l ^«.Similmente più h»flì> al v- «4*. oéi» jue,
che tuivtsit , come che Stanilo traduca */- 1 #x* tA '" »f««{»T«T». Sofocltin Ajac. v.iSj.
vtLroit. l'ano ci' litro ScoluiU efponc t'Wxji I tA >df «ir' àfx» »«8 »f»'<»TaTs.
V. 57J-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Troppo diverfo canto
Mi viene ora al penfiero
Eflèr quefto dal Cantico ,
Che pel tuo Ipofalizio
Ti cantai preflo al bagno
E il Ietto tuo , allora
Che mia forella Ermione
770
77?
Da' tuoi regali indotta
A parte del tuo letto
■ Ma* • •
La conducefti in moglie
Che terra è quefta ? 780
Qual forta d* uomini ?
Chi dirò eflère
Coftui, che in lacci
Petroli Gretto
Veggio in tempefta ? 78 j
Per qual delitto
Muori fra quelle pene ?
Moftrami in qual paelè
Mifera rado errando .
Ahi , Ahi I Ahimè , Ahimè ? 790
Mifera nuovamente
Yn affilio mi ftimola .
O Terra altrove volgimi
Lo fpettro del Terrigena
Argo . Io mi fpavento 79 j
Nel veder quel bifolco
Da mille occhi fornito .
Con fraudolento (guardo
Ei fe ne viene; e morto
Ne pur lo tiene occulto 800
66 nPOM. AESMnTHX.
A'&a (li T*V rdXeuvav c£ wtpeor ?r»p»K
Kuvmytrèt , 7rXava ri t>H?ir àrà rat jr«paA/'atj 575
*df*uov ,
V7rò Sì xupÓTrXaros Òtto0h «ToVajj*
'A^ITOJ V7TV0Ì0TAV VOUOV *
tòt IO , 7T0I 7F0t 9
TI» ^« 7™ a-H f*'
rnXt^XcfyxTOi 7rXdvot .
Ti 5T0TI /tt' eS KpoV/8 jtou , ti arcri ,
T/ JrflTl rauarì'' cW£tf£/£<x$ ^'palr $80
Afiapvio-ctv , e* ir ti por cu <r tv ; il.
'O/rpif^ar^ ^ JeiuatTt ìdXoùav
TlApazoTOV aii r«p«$ ;
Ut/e/ f»At^o»' ,
noyTiotf Somieri «f&$ /Sopaìf ,
fin/*' jgj
"ASStw ut voXu7rXa.yxrot jrXareu
r*yvpraxartv ,
»<T t£« ftoL'&HV e»»
II Nftora; àXv^ù) ,
I A M B O I.
V. j«o. T «7< {*lfu$M . Di foft* «1 | Sofocle .4j«f. t. #*>k»t/£iv*t* St»
T. 1*1. fcipup T «7» /* ^(117^ 7-*«< I IWX* r*}*Ut*i *Jl »*U . Eurip- HW*».
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 67
La Terra ; e dagl' Inferni
Luoghi venuto mifera
Mi perfegue , e digiuna
Andar mi fa girando
Per la marina fabbia . 80 £
L'incerata firinga
Con un fuono fonnifero
Sommeflàmente mormora .
Ahi , ahi ? Dove , dove ?
Dove , dove mi portano Sio
I vagabondi errori .
O Figlio di Saturno ,
Che delitto ha' tu mai
Che mai ha' tu trovato
In me, che m'hai involta 815
In fi fatti travagli ?
Ahimè ! Ahi miferabile ,
Per un terrore meifomi
Dall' euro forfennata
Mi tormenti . Deh bruciami 820
Col fuoco, opur nafcondimi
Sotterra, o gettami
Ad efler pafcolo
Alle marine belve .
Non t' increfca afcoltarmi 8a$
Signore in quefti preghi .
Quefto girar continuo
Per unti luoghi troppo
Ha fatto di me ftrazio ;
Nè faper pollò , quando 830
Vfcirò di travaglio .
Cor. Senti il parlar della cornuta vergine ?
Prom. Com'elTer può eh* i' non afcolti d' Inaco
I 2 La fi-
r.ìft. rbi *fcv»f W»C*WJ |M f*t» Jkm imfUtit» ì Vedi anche PUie-nt nel P »flb citalo
qui ttg ra «Ila nota al r. %f .
Digitized by Google
58 nPOM. AESMflTHS
S A/o; xt&p
Hpa ro^HTO? arpe? /5/<xk ?upv*Xtr<u .
MON02TPO*IK A .
lu . IIo^tK tft» <rc/ 7rctTf>èg ovop iwtJetf,
'Emi poi ra poy%p* rlq »f , 595
t/{ apat |t* « ra A«{
TaV raXcu7rtupov aS' Irvpa Trpc&poHi •
Oioort/TOP Jt voVjv ùvopara; ,
"A pttpcuvH pt x&iwra.
KÌvrpoi<ri <poiraXtoiri ,
S ?, . 600
TÙxipmpàruf «Ti r*r/o-/v aiutati;
Aa0pówvro$ *\$or ,
'EvixóroKrt pnìtri fapèto-a .
Avo-Jxipóvvv 5 t/ki; 0/ ,
• 1,0/ , poyvfiv
'Aìkot poi ropéSt; rUpnpor , 60$
"O , ri p in appi V« Ta$«y ,
Ti p* xp* . ri qappaxop voth
Ah£ov , «7rsp ol&ct , 3po«,
I A M B O I.
np. Ai£« rop*s <ro/ 7r*f , o, *p#«? p*&*fi 6lO
(Oi/x ipyrXixuv adviypar ,
Digitized by Go
PROMETEO LEGATO. 69
U figliuola, infettata dall' affilio ;
Che Fa caldo d'Amor il cuor di Giove ?
Et odiofa a Giuno ora per forza
E' in lunghiflimi corfi travagliata .
h. Come mi di' tu il nome
Del Padre mio ? Deh vogli
Dire a me miferabile 840
Chi tu fé*. Infelice
Chi fé' che a un infelice
Di* cofe tanto vere?
La malattia m' hai detto
Mandatami dal Cielo , 84*
Che mi ftrugge , e con (limoli
FurioG m'infetta .
Ahimè fon qua venuta.
Fieramente agitata
Dal tormento del correre 850
E dal digiuno; e doma
Da gì' irati penfieri
Di Giunone . E chi mai
Vi ha tra gli fventurati »
Ahi latta, che foftenga $£g
Quello che foftengh' io ?
Moftrami chiaramente
Quali pene m'afpettano,
E quali nò . Deh moftrami ,
Se pure il fai il rimedio 860
Di quefto mal : deh parlami ;
Dillo a quella Donzella
Mifera e vagabonda .
Proni. Io tutto quel ti dirò con chiarezza ,
Che vuoi di me fapere , e non enimml 86$
Invilupando ; ma con parlar feraplice ,
Com* €
mbilofus ijl fermenti involvtu . Il ooftro Poeti Copra T . jao. ha «fato $vf n/t»*X«» i
Digitized by Google
7 o HPOM. AESMATHS,
"£l<ryrtp filato? irpòq q/Xu; o"ty»r rófix)
Uvpòe; /Sporott; JorJfp' òpjlq Upofin&ia.
W . none v ò<pir\*pa •Svmrolariv (partii,
TXnpo* Hpop»&£ ,
w Sixbw TrarxHt raJki £ij
IIp. ^kpfioì 7Ti7ravfJiax ra$ «/u»S $plw»r irómt; .
Iti . ^Ot/xw a-opo/? ax T^ueTi cTaptaK t/c»/;
IIp. twTir air} '
vrav yàp iz7rv$oii (xn '
lei . lE-ru 'th'. ons c# tpapayyt tr' (. viari ,
IIp. ì: —lux fAt» rò Stov , 'Rpouru ^ ;t«'p . 629
lai . Ilo/m? cTs T3/'<yv àfJL7rXaxtip<tT0t rtPOtf}
IIp. TorSror àpxtS <rot <ra<plwn<rat fxctot .
A^ov rtf *r«u t/ ra\ax7reip<u xpóvoq .
IIp. To /u* (xa$eìi> coi xpeìosot j? f*a$èiv ràìi . 625
lei . M» to/ /ut xpc/^,»? ™$ óVep fxtlkat 7ra$èìv .
IIp. 'A&,' » piyatp* Tisefi <ro#- J'apiftXTOt; .
I» . Ti JVra pianti fin « ytymrirum rò Tra» ;
IIp. 4>Sorec ^tt'y tfJW{ , <rot{ «T* far* Spadai <ppiraq.
lei. Mm juw TrpoxiSn fiàorov óig ifxoì y\vxti . 630
IIp. 7rp)Svftji , xpf Myetv • axut «Tu'.
>
V. <u. ?/jHr riyu». Qui Oi »ptrire non I I» »«f«j8ix«Tf ri r^» M « aferi*m
lignifica altro the femplicemente fMrlart. E I w» parjbJt " MflHft cioè fefMr #» f*r»btìltt,
coti nelle facre Carte: Jn«W. xi. n-Je ft edice I il nnal patio è «taro da S. Matteo xiu. jj. il
alla figliuola r„,|« ** T «ì #•£ tì r»M« ,u* mai
Kup/«> 1 n (fi /u!,inuj( àx55-pt-|, xj , Altrui et
mtum cmtra tt *d Domnum , nee rìverttrt
faterò. E la figliuola gli rifponde *4rif »r«i-
(ai tJ W/*« «•¥ »p»r nufiirj /t«« »»
0$ *4 Deminutn i fiu mihi qutmutéi.i.odum ex
Ut ex crt tuo . In ambedue luoghi Mfierir* tt
non è altro che loqui . ]ob. ni. I< furi r*wr*
»»t(gt» T«VB tì r^/*a ìwt«w . Mi btc }J9 ave-
rmi etfum , «oc l»o*»ttu eft. Pfrlm, ixxvit.
tjualcV. ». dice x, àroi^at ri rs'u* àvT«w.c col)
negli Atti vili. jj. e X. 54. c xviii* 1 4. Olea-
rio di St. M J^ljm. pag, «49. mette quefla
cfprcffione tra gli Ebrait'mi , eh' e 1 Gippone ef-
fe re nel Tedaiv. N. e fpiega U» >.*>#.» r«/*«
btrtloqui. Scbwartxia»«he ha prelo 1* i-npegn'»
di giultificare quafi ogni «fprerTtooe del N Te(l.
con gli efempj d'ottimi fcrirtori Greci , pren-
dendo ancor citi inuytti r(fi+ per LUrr le qui
porta dagli Scritturi profani molte altre frali
come «/»i7» furar , f-yil'ti f*fìf &c. le quali
vera-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Com* è giufto che parlili a gli amici .
Tu vedi quel Prometeo, che a' mortali
Ha dato il fuoco . Io- O mifero Prometeo
Comparfo in comune utile a* mortali ,
E perchè quelli patimenti foffri ?
Prom. Poco tempo è , che ho finito di piangere
I miei travagli . Io. Non mi farai dunque
Quella grazia ? Prom. Qua! grazia (di') mi chiedi?
Imperocché tutto da me faprai .
Io. Dimmi chi ti ha legato a quella rupe ?
Prom. L'ordin di Giove, e di Vulcan la mano.
lo. Di quai delitti paghi tu le pene ?
Prom. Tanto folo io ti pollo raccontare .
Io. Ma oltre quefto , raoftrami qual tempo
Sarà quello , che a me mifera arrechi
II fine, de' mie' errori . Prom. Il non faperlo
Meglio è per te « che il faperlo • Io. NafconJermi
Non vogli quel , ch'io fono per patire .
Prom. Io non t* invidio il farti quella grazia .
Io. Perchè indugi tu dunque a dirmi il tutto ?
Prom. Non per invidia ; ma ra* increfee all'animo
Tuo recar turbamento . Io. Non volere
Prender di me pender più che a me piaccia .
Prom. Poiché tu lo delideri , e* bifogna
Dirtelo . Afcolta dunque . Coro. Non ancora .
71
870
87*
880
88$
890
Anche
veramente non lignificano il fcmplice parlare.
Ecco giuftificata con Efchilt auiur r.obil Mimo
quella frale degli Scrittiti elei N. Teltarncato
«fb/jmt rtuct per lignificate fcmplLccmcntc
V. tflj. ivhi ftf.Ti'U /» T «p«. I fuftan-
tivi derivati da »etb. fi congtungono con cjoe*
cafi , che fono richiedi da* oicdcfimi verbi onde
detivan-. s e quello vale anche tic* derivati da'
Terbi d« figiificariuoe tranfuiva , che reggr.no
1' aecufativo . Demortene PAiiiv. I pai.-, lo, A.
tdit. Attui. Allobr. 1607. òxx'i' pi* ì/* f! j
«IT«)D 'Uml | »l /« t^/ta^U T%l»»« Tlf
/<« Wtìt TWvTlI ànnxat , dove alcuni a-
vtebbono voluto leggere rJiitt rmi TW«*TM
à-wtrikut • Ma rilr«rrr tn" /•« rtìs ' t:
è lo rtirlfo che rtlrttrt, ri /«/tirsi raJi toi»£ -
tu» iwtriktH . Il nulli u Efch'.l • 11 Stpt. ad
rbtb. v. jijj. r»/r»»tt /ì saf/i'at ftififiiaf
£ •#»(,»«»< rdfjSor Ti, »/*eiT«x» *»^» ! quivi
rif&H x«i, e li ftelfo che rapSt?» x«»r : n*«
pnpi*?M« c»r«/i ftllicituJints ttttndwtt tim»-
nm fot, uh eiraimdamis mvni» , cioè fécitMt,
vhemtiuimt ut timramus pof*l*m $1 a»«l*°
reggimento de' nomi vetfcili e provato pienltfi-
minente tuli 1 O Ter v. Mifeell. Crii. Voi. ut).
T. ni. pag. J4J.
V. $ tS. >!; ,.,>.'.-....r. Efiehlo X»»m
E' fatto quello verbo dal pret. med. >«')tir«i
propriamente lignifica parlare • vice »lu .
72 nPOM. AESMiìTHS, .
Xo. M»Va>>« * fioìpav <T »'JW« xdfioì rópt .
Twk tmWi TTfurov ì ropn'rofxir vó<row ,
Tà Ao/jrof eT a&Xear tra J//it^-$wra» Trdpet . ^3?
ITp. SoV «p^or Iof Tflu;«T' v7rupyiÌTau x*zav ,
x) xctariytirai^ *etrpó<; .
'XI? àvexXaucou xct7roJvpt&au rt/^at?
.Erraci', fli" f(iAA« t/; c/<rtSau Ja'xpw
ITpo x ? xXuòvrotr » «iji'ap rziftnv %'/jh . 640
la». 'Oux o7«T otto»; c/ft/F à^iTnTtu fxt XP* *
xeu tc/ è \4ynr' èSvpofJtcu
Oióarvrof yct^^i'a , x) fieupSop&v
Mcpf »; » «tèiy fco/ cx^rXtet TrporiirmTO ' ^45
'À« p*> o4-W5 irruxot 7ro\&(xtva.t
'E? 5r*p$t*à>Va$ t»$ jrap^opar
Asciti pu&ois'
u (x\y &Souftvv xep»,
T/ Wdp-^J^M cTeipÒK,
o£oi r <ro/ * ctfXv
Tvxà' p*ytr* i ZdC? px> /plpu /SiA« 6 50
x) cnwoupt&ou XV7TZJ.V
V.tfj*. f X*f' r • Io qutlloogo di
1 uciino CeMtmfl. cip. ». dove Mercurio a
Vulcano che gli area detto iixi /»« -Kwxxi-
fjf, ftu ir «mi p|***JllVf TÌrx^P"» r ' r P° n "
dendo dice lmfy*TÌtt crederei do-
ver vifi intendere x^P" » '* q««le EHifTe rerta
prorata dal preferite patto del noftro Tragico .
Ti
F. Umilmente pTeflb Sofocle Elr8r- r. 4«i- *
coftruito il vetbo l**f>fa c«n F accudivo
*0/u B( /' lf%\fi , #•/ »' t»«6f>»*ir T«/t
Ks/Ud' T ■»!:») a i K. T- X.
V.tf^y. Eurip D«« ». II. iliaflllMI
/\:«£r .Tr ì/ii>.T« A //««ir "A^if*».» »«•
ff» f .» »<^r . » Vir S ÌMl»b*t nntU'nimt
ftatitn t
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 73
Anche a me dà una parte di piacere ;
E il primo male intendiam di colici ,
E narri ella medeftma la fua
Efizial (Ventura : il rimanente 86$
De' Tuo' travagli da te pofeia intenda .
Prom. Io , tocca a te fervide di tal grazia
Per molti capi; e onninamente poi,
Perchè fono forelle di tuo padre .
Perocché degnamente quel trattieni! 900
In deplorare e piangere le fue
Sventure, quando il faccia, dove e' pofTa
Da chi le afcolta riportar le lagrime .
Io. V non faprei come poter negarvelo .
Or tutto quel che bramate d* intendere 905
Il fentirete con chiaro difeorfo ;
Benché nel farne anco il racconto io pianga»
Mifera come fieramente fpinta
Mi (la Hata dal Ciel quella procella,
E la deformità del mio fembiante. 910
Perocché fempre vifion notturne
Nella mia ftanza virginal venendo
Mi favellavan con dolci parole :
Perchè, o Donzella bene avventurofa,
Vuoi tanto tempo rimaner fanciulla ? 915
Quando tu puoi nozze vantaggiofìflìme
Confeguire ? Perchè Giove percoflò
Da lo ltrale d' Amore è di te caldo ;
E ti vuol feco del piacer venereo
Partecipe . Ora tu , Figlia non vogli 920
Contro il letto di Giove calcitrare :
K E ufeita
JÌAtim , qut tdifif*vtr*t Argivit trtuUt cu-
ficttitnium futili t i e v. $p. ì» rafUrmci tf%.
yt*t ./lue.- c-' ivn, in virgimmlitrm contia-
•wbut figlile «bjignmtu ejui corpus euftedit . E
MtrWi e il puro di Cotto «r/pit>7ri< dure
tavano gli domini • Vedi Lilia b*ì* tiv Fpccrort.
firn pag.<< - tdit, Ler.d. Ma Jovc (tarano le rcr-
gini o finciulle diccvafì »af8»»«v ■
lphig. in Aut. v. 7 }t. »xvf»"»i »»f5it«ffi »p»- I V.649. ri »«fliv»«w fmfi'i t-ucian. Tim.
fi«vr*y MkSt > bmt cuftodiuntur firma gy- | cap. ij. ; titlf* ♦»*«.«•). xo»«»tf i)r4«-
nàttii . Gli antichi Greci tenerano le donne I ,i.t t«.Si.m- ,»•:<„ , vtì irto thd*mo ctiftodirt
nei piano di fcpra della Cafa,cbe dicerafi >vr*f- \ vtlntt Danttn .
66q
74 HPOM. AESMGTHS
Tè Ztwfòt > à\\' i£%X&* a-pe; Aiprae:
Aeifxùi va , Trot'prets finr<i<reif ri jrpoc; Tarpo'* ,
'Xlj rè Stov qu.u.x \t»<pyirf iróOu 1 £jj
Totolcr^i, 7r citrati dwppe'ra; ór&pao'i
S w&xofxluj $ut*vqz , e? ti cTn Trarci
v EtXìii> ^«^afc-fV vuktÌ^cìt' aWpara: .
'Oc?* «? rt 1T(/-3W , xjeV/ ÙLùtìufUu wuKPiìt;
08O7rpoV«5 7a^«? , al; ^a^o/ t/ ^p«
ùpcifT *» Aporia > ^aufxOTt 7rp*rr«>- $/Aa .
r Hxoi f <T" «Va^^t^o'r*; tùo\orófjiii$ <■
Xp»<r/za^ , «Vn^ty; JWxe,»T»$ r" «pn/*«*/«$ .
T«'*o$ f bapyiìi fiorii; n\$tv 'iv^X?
Xaipài in tv x*7r Turai <£ (Xv^HfJiivn , ^65
"E£« Sopav ri irafx; tf*ì »
*Ap«r8J> à\£<r$ctt
K' « jU» &tX0l t 7TUpUTÒ9 IX A/O? fJtoXéìt
KtpacwcV ,
0; Tra* ò^xig-óg'H yivte, ,
E^Aasri'»» juc x«WxA««*. Liiir»;
&iò$ ^aA/fO? ?rpo$ .fi/ar irp&uciv raìt ,
*} fxoptpi) ^oj 9ptV«j ìia-poyot
T Hcraf, . 67 J
ftfpaV/, J* , «5 cpàV , ifyvipf
Uóa>7Ti
V. /? (F ;«:.«. Invece I acuito, Bcltiflìni fono q»e' Terfi del nortro ,
4i attribuire il Jcfidctiu al cuore . 1' amibuifee I Tragico i» Sutrplir. v.i oio Ka, »a-<" <w. •,_>,-
all' occhio > per cui il defiderio patta al cuore . I ìi/u./pf *i< i»/ nìt r<r Taf »*'•»
l'ha imirato Sofocle Tr*thi*- rer.js?. ir I tu ltXMT«fi«> Tigtvf»' vMavd/**» V«*f" "»»-
•e«f»«?«r ^ixir 'o«if*>>»«» «»•«< » <jU*rum I ^iroi vtnu&ms virginum dflteitsunuf
ì m*aculiT am ),Ucnpir**m*tprtmiituium \ ftoft** frUtrttmiium iUtctkro/km etuli c>*
fiat
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 7%
E ufcita fuori vieni al folto prato
Di Lerna, ed a gli armenti ed a gli alberghi
De' bovi di tuo padre , onde fi queti
Dal defìderio fuo l'occhio di Giove . 92f
Tutte le notti mifera da fogni
Si fatti i'era prefa ; fin che tali
Vifion , che la notte mi venivano ,
Di raccontar ebbi il coraggio al Padre.
E quello mandò in Pytho Se in Dodone 930
Gran quantità d'Indovini a fapere
Che fare o dir doveflè, per benevoli
Farfi gl'Iddei . E quelli ritornarono,
Oracoli arrecando di più fenfi,
E ofeuramente detti , e di difficile 9.3$
Intelligenza . Finalmente poi
Un oracolo chiaro venne ad Inaco»
Che con aperto comando dice vagli ,
Che di fua cafa mi cacciaflè , e fuori
Della patria , acciocché libera erraflì 940
Fino a' confini elrremi della Terra :
E che fe non voleflè; il fiammeggiante
Fulmin di Giove farebbe venuto ,
Che tutta la fua ftirpe avrìa diftrutta.
Perfuafo da quelti vaticinj» 94-
Cacciatami di cafa egli mi efclufe
Di mala voglia e fua e mia : ma il freno
Di Giove per violenza lo conftrinfe
A far quello : e in un punto fi ftravolfero
Le mie fembianze , e V animo; e divenni 950
Qual mi vedete cornuta : e da un eltro
K 2 Acuto
jitjt i*<uhm, lufidin, vi8u, ; Eurip. Hit- t T 5, !*i ri, 4v X i, fU, . !/■) 7 i r «i*x»c
feiy. »■ 5»J- «f«« tfmt , ,.« T « •^* Tt , T r ±. j .'^«a^/, «rigo amori t */l fi,t toipttt . <f*i
{ut *if ir , Amor An»r, *wjtr otuUs dt.uk- \ ee uLos intrat , ex ntmUt in mmmnm itUtnmr ,
num Jtitt*, . Ma*. Tjr. Dfrt.xxv. „ um . ». . vi* tnim , **» f t fi infmmi f*i*rit*d* , fmtt
76
nPO'M. AESMATHS,
Mt/tiM ;^&eiV » ifAflCtVH <rxipT*ua.Tt
r Hi3TOV yrpò; £mtov r* Kip%veiots piog ,
Aspra? axpluj rt' 0ukÓXc; § yì/iyn^
"Axpetro? cpyìv "Ap-yo^ ùfidpru , 7rvxvo7q
"Osjaq «TeJopxJ? t»? t/xùs xarà .
Airpo<rJóx.>iTO$ eT' àuròv ài$vl$to% ftopot;
T« ctTrirrpifo'tv . o$sfów\9% J*
M<*V/>/ -SWat jit« wpo ^«s tXaujjofiou .
« « ft^e*? o , Ti
AoittÒv iróratv , a-n'fxsuvt ■
jUuJY tV c/xr/era;
rócnfia §à
*A/tr^/rov citai <p^(Xi o-uu-Stru; Xóyv{ .
2T2THMA.
*Ea , t<x • òV.*. , fot* •
*OV7TOT U7T0T Ùr^t/t&U
680
685
690
V. <7<f. ^v'«iTi Xf'« f «^" • Eichilo eon-
fonie /kvi-J. • c «fria» C'irne anco Apollonio
Rodio Argtnaut. lil>. ni. ». i?<. fata* T<*.
*tT«/i tYrtpÀrM «»»r ■»««« it^u , *fi-
lus mgruit , tjium buMei tat/MHm vacnnt .
At quii luogo lo Scollarla nulla di meno dice:
*lff»t uÌ'.ik SiafifH . I flit yif vi *-l »»»-
''""T -1 T "' - • «'rat* «« ri» if
V. «77. tv»ar>» ti KtfxnUs fin . Cen-
crea Putto ed arfenale de' Corlntij nel feno Si-
tonico in faccia ali* ifoladi Salamini . Appari-
le da quello patto «(Cervi (laro un fonte di que-
llo nome , il che non G fa forfè d* altronde : ni
Strinone ne il Cellario ne parla . Quella voce
£ Icrivcva Kf^xpia/ , c Ki>Xf««¥ e» 11 " «««•
ritirato fulla penultima . «J «co K\j/jtiaf
come ha Botato Cellario . Ma non fo f« altri
fuori d' Efchilo abSia ulna quella voce con,
una fi fatta trafpoGziooe di lettere K«fXM<V
Y.6?t. Aip.li 5«f«» ri ■ Sottintendi «•
ytt . Virgilio Atntid. XII. v. 5 l« . Pl/f»/* fi*'
min* Ltrnt .
V. 6? •} . *vkmm iVrai* o'f/tfnit . Il no-
Uro Tra^o •■ut-flisti, r. } io. chiama Argo
wmrtwm ittfi*n.i\*t , «mni* emunttm ba-
bttltiim .
V. «Hi. fir f .»x.E. « nortro Tragico in
Sttfflir. y. 17. rni itffUitt fiut i c Sofocle
EUBr. v. j. T « tlrftr*Sf** ' lti X*
nifwt > e in quella Tragedia fopra al »• Sfi-
nì »ìr/i/i»»T» uff»» t»« 'irdX»'»* » d' mod *
che
PROMETEO LEGATO. 77
Acuto punta , in furiofi falti
Correva alla dolce acqua di Cencrea ,
E all' alto fonte di Lerna : feguivami
Argo bifolco, figlio della Terra,
Pieno di mero fdegno, con tanti occhi r
Oflèrvando i miei pad! : ma privollo
Di vita un fato fu b ito improvifo :
Ed i' agitata dall' eftro, e percoflà
Dal divino flagel di terra in terra p5o
Sono cacciata . Ora tu intendi quanto
B' fucceduto : e fe hai da dirmi il refto
De' miei travagli, dimmelo; ne vogli ,
Per ufar verfo me compaflìone,
Mitigare il mio duolo co' fomenti $5?
Di mendaci parole : che i difeorfi
Falfi eflèr credo una pefte bruttiflìoMi .
Ahi , ahi ! Ferma . Ahimè ì
Io mai non vorrei , mai
Che Ci Urani difcorG 970
A mie' orecchi veniflèro :
Ne a vederli terribili
E così
che pare che et,1ro-frreifa forte prefu da* Poeti
come un Epiteta infitto J' Io .
V.tfffj. fA.àAyi 4|/a . Di qneftl eraftacio-
>c dclU noce /tittìf al lignificato di punizione
o tormento filimi» ferviti ì ixx. ]ob,xx\. fi.
fu£r;£ ii.-i xtifht «vk «Vìr t»' àv T t?t > C>
n*n tjt virga D'i fnttr ilios .
Ibid. >;» *fì y ;, . Arirtofane Aeharn.
T. »J4- *> /!•»«» *fì >; f , 7«f &r (';.<•«
»»t« t ex alia aliata perfequt , ttrram do-
me invtniatur nfptam ; dove il Frilclino hi
mal tradotto ttrram fra terra, come ha offer-
▼ato il Kulicro . tucian. Pfwdoman. cap. +6»
•xV t/« ftt »fì >»« iXslrlfvai , (ti cogtba-
tnr tx una m aliata ttrram vagati , al qual
luogo lo Se lia'ia Greco ytt tp y7( . t:uto
«'•ti hiyteimi 'AIiumih kiri tùi unti nè-
on r>( >?<» ?«»,uìrT»»t» In ritu , hot ab
A.htnienfibnt diti fel't fro in emntm ttrram,
atto i dittmnt t ■. tì r tu Tt** letum ex loto .
Cicerone ad Al tic. lib. x tv. ep. i e. Hit à'
alia [erre non pojjnm > Itaque 7 7, W( ì ,« to-
git0 . la fimil maniera il noilro Tragico Ava-
mtmn. v. i »tm/*( »r»i t*V'ì»t' m«V*fi
hoc epprobrium tx ali* vtnit approprio .
V.gté. ,it*u X yif • Eurip. Hitpely. v. 4%£.
rtir' XoV i <r»rù» «v*Ó%Hf «iR»*t{,a( Aiptv*
T* à»p> >,v»' ti mici xi«f X»>ei . Ow Ti
T«7»(» «ri Tipi":'- /t7 M>MV • 'A*X' *5 *T«U
nt Ivxxtìt fttùnrmtt hot tfl anod ito* con-
fiitutmt heminwn tivitatti evertit mimis fplen.
diJi fermenti ; non tmm imeund* anribtts di-
ttads , Jed id ano auit gUriofm fint .
Tip.
X*.
np.
79 IIPOM. AE2MHTHS.
Kflu Jt/Vo/r*
nnfietm , Xvfiam , iti par' tt]t/$>u«
Ktrfp tyx* 9 -t v X^" •/««' •
'la tei , ftoipet : fioìpa. .
Ilspe/*' «<r/<r«tr« irpà^tf
I A M B O I .
''Ett/V^i? tir r' ^ t* Aofzrfii TrpoTfJidSuq .
At'y , e*ef/eJ*erx« • t«< fotruo-t rt yXvKtì
To Xoìjtoh ètXyos 7rpù%iiri7CL&cu ropcS; .
Tifi" 7re»'>« £p«a' wW<ra<&' ifiS Trapa.
[xa9eìlv pi) rio-Si arpjr' *%pf£tri
Tà Ao/jrct ytcy dx.»rttS' , o/a ^p»
TXluSou wpòf Hpetg MJk rlw vtatftSd .
Su «T IvÌ%hov o-Trippa. ràq ìfiù$ \oyu$
Gy/xy /Sa'Y , »? ar ripulir i*f*d9ft òSS .
npcvrOr' fiìf ci-Strf HX/y Trpo$ «VroAàf;
Xrp inaerà, trai/ricor* , s-f*,*' àv»pórn$ yvet-s *
69 J
700
70?
2xu6a<;
V. Utf . Ho tradotto diffra-
nta i perche io Aimo che *f«£;< abbia in rutto
c per turco la Tua rìgniricaiione fimile a quella
di Tparru iunde deriva . Quello verbo lignifi-
ca fteunda vei advtrf* uti fortuna, non folo
fecondo che va congiunto eoo gli avvero)' tu,
ovvero natami > ma ancora fccondj gli adjctti-
vi » co' quali lì coitruifee • Coti mfimi tÌ
-' > j r » in Arifrofaae *£■**. v. 104. lignifica
rt.V fummum fortuna pervtait . E in Euripi-
de Alte/}, v. 8ot. vvr /« Tf<t4»#/*i» 'Ovx «T»
kÌ/hv «j >i*i»r«i £{«• . «o 1 deve tradurli, co-
me ha tradotto Barnes. Sune giri mai rem, qui.
commttf.ittont y. rifu non tfl dign* , ma tton
tm nunt utimur fortuna quam commtjfatie &
tu tradotto beijiiTima .
atquifamilii prtfens fi 41 Hs Kihil hahtt aptvm
rifui conviviti . Pù copiolamrnre ha trat-
tato di quella lignificazione di i^rrn il Kiv
Aero odArifleph. in Pluf. t. l41 . Malamente
per tanto è tradotto in Sofocle Ajar. T.aftll.
il penultimo verfo daJr.h B r<»n, T H wtwi flft-
r»T( tri» V»u*v r»«»«< ■ t f ì, ,V,7, /• , «i/tit
(nitrii Tm» fMXXtrTU» i, ti »taEu : Trottila
fi|w : Profifla
homtntimi plurima , u'ji viatrint , nrfft da-
tur 5 ^r/«i v^<» ^m.i vidtant , nw/iiw
j/« futurorum tfl , ut feiat quid fatitt j E
Camerario, grum mmìm m<i>f«i«'»ui daturvi-
dt attivi Cognofcrrt : prtufauam auttm vidr-
re , nuilvi vaiti tfl Tututarvm tuid sgat :
doveano dire , «ri/ic* vatti dir nate fittft
qua frtuna ufurui jtf.Coal nella II eJTa Tra
£eiia-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
79
E così intollerabili
Sciagure , ftrazj , e larve
Con puntura acutiflìma
Mi defolaflèr l' Anima.
Ahi , ahi ! O fato , o fato l
M* innorrfdifco , d' Io
Mirando la difgrazia .
Prom. Tu prima piangi , e Te' piena d' orrore .
Ferma ; finché il reftante ancora intendi .
Coro. Di'; raccontalo: è un qualche addolcimento
Anticipatamente all'ammalato
Chiaro fapere il duol che gli rimane .
Prom. Voi facilmente la prima dimanda
Da me ottenuta avete ; perchè prima
Volevate, contandoli da lei,
Sapere i fuoi travagli j ora afcoltate
11 rimaanente , quali pene deggia
Sopportar da Giunon quefta fanciulla .
Mettiti all'animo o progenie d'inaco
Quello difeorfo mio . perchè tu fappia
11 fin del tuo cammino .. In primo luogo
Quindi rivolta all'Oriente vanne
Per gl'inarati campi ; ed a gli Sciti
97$
980
990
99%
Nomadi
jeli» i intefo di Johiior^ l'altro pi(fii
v. 16 1. Ti yif t'Aivamr oì*t?a sai» • W»#M«
,»« Sxxov »»f«TfttJii»T«f , MiyaUatr t/w«<
vtitiTmi §j'>pr ronttmpltrt prot>-i* muti,
CHm limatimi ptrftram C0mmift fic p*rtt-
efff, Qravtt [*<>4it Morti : ime tradurli C*m
turno *li*t ttramdem mMornm fu purtictfs.
Camerario ha tradotto affai mt^Vlt Njns/pi-
ttrtfM m*l»A*f<j*t alio p*rtitipt mignotcr*-
tilMSÌmt»JH . E' «croche lo Scoliate: Spiega
a»/tr)i *u^Tpa{*rr,( , £ r Z,
£/*apf»adr»» : »i '« ragione eh . reca noi è
veri, i y if Kti m ia. Tur i,u«p T rf*lrmr ti-
fi! riti wmf nuviimr . L' aut >re degl. Scoi)
inediti , che ha micio o.ne quello mio, alluce
la rcra ragione , » M|?«rm yif rmr *«(«r fi-
fi fj.'i tXat wxptytflxr • *) T»f*.uv8ia» • In
oltre Stefano ha m nlraro che lignifica
ancora fari , sondili* ; e Ci»t I*** »on
debbe renderli , cane ha tra lotta Stan'.ej > , »*•
totinm IMS i mi frrttm ovvero cAUmilittm
Imt .
rrifftm « Qnel che i La-
_ ;ono i Greci r*if/»m . co-
me t* !?««•; •.;<où 0wi(f*s.r*t I Ttgi* dirpt .
I Latini ancora hanno detto e r*j« f firn
come Lìtio lib, I. c. ti «fato poi *»«fA*«.
c ime qui , psr fialio da Sofocle Aj»f. »• "4"»'
Xì /' « >tr*i(Ù crifua A«fT''»v »*rj>»< •
V. 7-/. 6»*» 04m . *« ««• *«•
T*««ti «urìr (, xtyn ) ir r» *■*//* «Vi e ÌH
• altri luoghi del T. V,
V. 704, It* a m
tini dicono flirt fi
I
So
IIPOM. AESMflTHS;
Xxv9a<; tf dq>i'%p vofiaÌAS , ot v\%xrài nyz;
UiS'àpa-iOi vox vr iir iuxv'x\oi$
'Exh/So'Ao/S ró^otarif C%*f>r* pivot • 710
Xe/fX7rTnara. pa.%Jau<rtv ixTrtppv %&óyct .
Acuó*; eJY 0/ friì*porixrovtq
'QiKÌio-t XaXvfitt;,
bt; qjvXdZti&cu <rt ^p» .
'Avtffjttpei W/t Trpoc^-Aaro/ %*voiq. ji$
"H%h<; f vfi&M Trombò» » \A>$mtvtMP ,
"Or f*>f 7rtpct<rp$ ' h j*> &0citos ->p.-tV ,
Ilei»' 5rp«C *t/rop Kavxarov fióhpf , cp*/
KpOT(t<peuv À7T *vf$ . 720
à<?poystTOvo.% $ «^p» »
Kopt/pàg V7rif>/3 dottorar , t? {j.ìt tu.2-nvh»
"H£«c Tvyirofì , al Qtti/<rxopdv non
KctroiXiQo-tv àtupì Oip/ua'cJW-S-' , iV«
Tp**«at we/r« 72 J
XaXfivSìiaj/a yrdSos
ri • * »X«*' ivT4l : c il
loctainunde di dire che quttto inme non if-
mentii'cc il fuo nome : t»T >»p irifiari tov'ti»
( frguicilo Scollarle > «, *pà£i( #v»»V*#a tri'.
V. 718. «pur C\|/r«r . Del Ciucilo . vedi
Sirabonc lib- xi. pag. 7>»> Arilìotile Metccro-
Ufiwt • lib. i.e. i}. pag. 7»1. e//', Li.mmr.
dice dell'altezza di quel monte una eofa ftrana,
incredibile , e indegna d' M filo ofo , cioè che
n' erano illuflratc da' raggi ite] Sole 1* ertremità
per una teiza carte della noce, tanto dopala
fera . quanto prima dell' Aurora : "ti /t '<> ,-.Z-
T«U T>t tXlKTH OVT«« T« «Xf» JU ' / : i T«V Tfl'-
TV /«'/«(, «»» T» Tll !«»» «( *«x/r ໫ T»C
V. 709- wXiKT«« . L* anonimo Au-
tore del Periplo del Ponto pag. I<S tiit Gf-
ncv. «ripa ti |S +imffMi /»<»»• N«-
fil^ltì /) naH'.'iin .... "OfX(«tp4 /• i(
*"p»xi . Qui in plAMjlra cr r.juo VIX uhi , dice
Tacito .
V. 7i«. v£»/rì» ««ra^ò» . Intende il fiu-
me Araile . Strabene lib. xi. pag. 7Ó6. »*,'<r<o»
«r« ( cioè vicino tll' imboccatura del fiume
Ciro) Ci I Apif.r ..&-.,>>.„ , rfa4t»*«« T?t
Afamiat Ìx»/W»» » »»l/7«rr
^ i<r«XH , afftr ex Armati» feprerHtnt .
li tu. tv 'j.iv/»it/in . Allude al nome del
fiume A . . , setto fecondo lo S«oli»fì» A,»<tfi
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Nomadi arriverai, che fu* rotondi
Carri in alto da terra abitan caie
InteiTute di vinchi, e che pendenti
Archi faettatori hanno alle fpalle .
A' quali guarda di non accodarti :
Ma declinando i piè lungo il fonante
Petrofo lido , palla quel paefe . .
Tengon la Terra a mano manca i Calibi,
Che lavorano il ferro : da coftoro
Convien che tu ti guardi ; perchè fono
Feroci ed inaccefll a' foreftieri .
Verrai pofeia a quel fiume , che infoiente
Un nome porta , che non lo fmentifee ;
E noi tragitterai, perch'è difficile
A trapalarli , fe prima non vieni
Sul Caucafo medefimo, il più alto
De* monti , onde da' lati fteflì sbuffa
Il fiume la fua forza . Poi bifogna,
Superata la proflìma alle ftelie
Sommità , che tu verfo il mezzo giorno
Prenda la ftrada ; dove dell' Amazzoni
Giungerai all'efercito, nemico
Del viril feflb ; le quali una volta
Abiteranno lungo il Termodonte
Temifcira, dov'è Tafpra del Ponto
Bocca Salmidiflèa , a' marinari
8£
iooo
ioog
IOIO
1015
1020
»r»if«t . Errore già notato dal Mazzoni , dal
Blancani , e daLiunardo da Capoa nei Pare-
re. Ragionai*, vm.pag. 149.T9.1I.
V. ni, *f(TKf<M *»' i 1 mi • Per tempie
non intende mji il fotta altro che tJitter.t li-
ter» del Caucafo , al quale appretto Stribonc
fi attribuivano ancora i cubiti , «he erano cer-
te parti d" elfo monte , che lì porgevano verfo
il meno storno, Uh. ai. pag. 7*0. 2»rS»i /< {
Tini ÌvtJ •rftr-rttrtrit ir) rìt (tinnii f lui,
eukitet «mtm <fu*fi quofdam fntendtt ud me
ridimi e pag. 764. rfienrrmuari yàj » ■<
«I iynwttt ìwì t»? fit\nftfifUr tì/umf-
«7»»»
«ti . frotenduntur
cubiti frugiferi .
L Inofpitale,
V. ?12. ttt* àjtoajom» Vfmrtr . ilfcflo
dell' Amareni . In quelro lignificato ufa Pin-
daro la voce rfttrìf Sem. x. 46. v «i' tf £AX«ra
rtarìt t mdGricorum pefmlum .
V. 724. tìfii'tKVfit *»rt i(*fì flif/i*«V»iT«.
Quella era la Città capitale dell' Amazzoni .
Scilace in PerifU pag. lo. la chiama witU*
IxKwtli urbe Grstcs . Agli altri Autori portaci
dal Cellario per provare che Temifcira non
folo è nome di paefe , ma anco di una Città In
erto limata 1 fi aggiungano il prefente puf» di
Kfchilo i e tre altri di Paufauia Attiter. cap. t.
e cap. 55. e cap. 41.
V. 711. #n*A»v^»«"V >»^*«f • Ecco nuo-
vamente
Digitized by Google
82
nPOM. AESMflTHS.
E^p0^tF0( VOLVTfTI , /UHTpr/<X t%w
r Avrai <r' òìuyti<rnTi , 49) I"** **fd**i .
Aiir*o-a,v atcAòV ìx7rtpat ptuarixóv '
"Es-tw $ dflfiT( «Va« AoVc?
Tw? <r»$ Trovati ,
"Hneipov àariaiS' .
v ■> < n ■
ap tvju/y <Jo*«
'O i^f SeàV Sparto; *? rà v0'
Xttftw uiylwcu,
1 r . • » • 1 ■ . »
Tltxptt <P i'xi/p<ra<; , « xop» , 7^ef o - »/ ^a'tf&ip
Mf v?Sjp*C . p«> l'tw» fltxw'xo*; Aoj.«e;
E/%ae e)Vx« 0-0/ /xn^TTu 'v ir pooi pio ti; .
lai poi poi . 1 • « 1 .
2ij e/' ar) xi'xpaj,atf xàyaftvx^'Xy ' T ' **«
Apaio-Hi orar ri "Kot-xà x-juu$atp*i
730
73?
740
X*. r H
vamente la voce >»«f6ir tifata , come fi è notato
al v* 04. per lignificare 1' azione di divorare ,
o come più particolarmente in quello luogo per
aito r biie j ciTcnJo che qucfto feoo di mare era
per le navi pcricolofiUìmo , onde lo chiama
•v/l :?«>;; i /«Tfw«i rtai • TìAUtu inbcftitj •
In > navtnm ruvnt* . Lo Scoliatìc di Sofocle
al v. pKc. dell' Antigona citando il prefente
pano di EfthiI», dice di quello feno •<*«;•<
/• in /vrx«//4ip(F viti * F a<j*»r . Variamente
trovali ferino j ora < » uv/teii > e prefa la
leuera » in luogo dello fpirito afpro rak/tv*
i ora rahpv/'nirìt > come appretto I' Au-
rore del Periplo del Ponto Eua. pag. 1*4. Edit.
Grontv. il quale rlferifee da Senofonte eflcr
quel tratto di mare , infame per la moltitudine
delle navi quivi annegate ; e che i Traci le-
nivano tra loro alle mani per avere le "vole
avanzate a" naufragi . Senofonte dice di più
'Ar«0- lib vili. pag. 411. £<7f. Ltuntl. . che
per togliere ogni occafi'inc di lite . furono poi
meffi varj termini fu quella fpiaggia, acciocché
ciafeuno prenderti: quegli avanzi de* naufragi •
che foriero (lati gettaci a quella porzione di
Udo , che gli apparteneva . Non fo poi perchè
ponga Efchilo in uno fieno paefe Temifcira
c Salmideffò . Quella era una Città al Termo-
donte | vicino la fpiaggia Meridionale del Pon-
to; cSalmldeiTo è un fenodi mare della Tra-
cia. Srrabonc lih, rnr. pae. 401» Edit* Amjl.
dice di Sai t,ìJc(To tri /' iZrtt *f*/** ( »'>'»-
a*i k, >.iS*/«i 1 i\(pttu , àr«*i*ra^irtc
Mftfo«fil Ttùi /Sofia < , rmSmt •#•» J»to.-
nmkn /»<xf tJ ^«"««r . Utt»t e;1 di-
fettili*
PROMETEO LEGATO.
Wpitale, e alle navi
Quelle ti guideran ben volentieri
Pel cammino . Di poi tu giungerai
Appunto lui la fteflà angufta porta
Della Palude al Cimmerico Iftmo :
11 quale arditamente ti bifogna
Abbandonare, e trapanar Jo Stretto
Meotico; e per Tempre un gran parlare
Del tuo tragitto fi Farà da gli uomini ;
E per cognome chiameraflì il Bofporo .
Lalciato poi il paefe dell'Europa,
Dell' Afia paflèrai nel Continente .
Non vi par egli ch'egualmente in tutte
Le cofe il Rè de* Dei fia violento ?
Che eflèndo Dio , e volendo commercio
.Con quella mortai Donna , 1* ha gettata
In quelli errori ? Oh fanciulla ti Tei
In un a (prò amator del tuo conjugio
Imbattuta ; poiché quello difcorfo ,
Che tu ha' lentito, credi pur che ancora
Non è il proemio . Io. Ahimè ? Ahi , Ahi ?
Prom. Di nuovo gridi e gemi ? E che farai ,
Quando avrai de' tuoi mali intefo il retto ?
I02J
TOJO
103J
1040
fertum <$• f»x»fitm , imptrtuofum , Ute md
Atjuilentt Mcrtum ftftingtHterant fladitrum
Ungitudtiu nfynt *d Cymnt*$ ; e lib. I. p.
chiama qucft» il finiftro lato dtl Ponto , cioè
lafpiaggia Occidentale • Lo Scoli afte di Apol-
lonio Rodio al v. 147. del lib. il. rayjut y? p
»KlXti.Ta.Tl TÌ rea. TOV vilTU » tT»f« »X»U
fi T«l ? li u l'a I . M ;if filivi!* Tifi T»» J9C«-
rifit ir It , *K «fax... ; |**. .
ìyfUr . Apparifce poi che Satmldclfo è nome
di quel lido , c d* un fiume che per quel lido
tbocca in mare . ed anco una Città polla fui
detto fiume ; e coti accordanti Senofonte ■ Stra-
tone , Plinio 1 c lo Scolia/lc di Sofocle , 1 quali
chi lo pone per Citta , chi per fiume > chi per
fpiiggia di mare J c coiì fi e contenuto il Cel-
lario nella Carta geogiafica della Tracia .
V. 7itf. i'x«fó?mi • Luciano im Ttxar.
Coro. Hai
L 2
c. |. dice del Ponto «ri 2jtr,< fnaXtTrs . e«« »
> *)fl— «*'•» wtfietntZtrmr , q ted ht-
he/pitain V t akttM , g**libm mmirum /iris,
ut arbitrar , ciré* iliu < aure habitantibus .
V. 7jo. àvXaV tjc«t»~r psjWTinh . Saar 1
lejo porta le parole d' Efichio , cìi/Xorif , e'
W nJ" j reseti Aj»x v *" .Efichio ha avuto
in meiitc qualche altro luogo d' Efchil» , per-
chè in quello lu«§o non fi adatta una tale inter-
pretazione . Più a propofito e quel che dice lo
Schiatta di Sofocle in Antig. v. I 01. àvxòr ri
rtr»/»«iti»? ilta^K .
V. iti. fiirwuftt . Due fono i Bofpori , il
Tracio, c il Cimmerie : intende quivi il Cim-
merio . Long» P*fl»r. lib- I. tditian Htnev.
1005. pag. }+ nufTV/tZii rJ yiyf »<Xf' ri»
•»XX,i t«i t»A««ra< fitìs wtfU Xi>(ttti,(.
84 nPOM. AESMQTHS
Xo. 9 H ydp ri XoittÒv t?A yrn^reov »>« € ;
np. ùoa-^fxtpó, yt wtXayos drvpSf ìvnq .
i 74?
"Ottok; iriìù> <rxv\\a<r<t ,
7^ TrdfTOìV 7róvuv
'AirnhXaytuj ; xpèiafov fi firmi; &*tàr,
H r*c aTaa-A^ ìpip&q Trdrx 619 .
np. H JWjsWs t>^ ? mW .
Avrn fi lw àv nt^iruv à-praK^ttyii .
I«. H >«p a-or »V/k «*^*<r^K mpxjlsàU; 7J j
*HSotf*' av , ci fxcu t rbxiS* tiara, vv/upcpdy •
Hew*5 eT' «x ap ,
«V/? f'x -Tracryco *ax<y$ ;
np. re/vtw ovruf j^JY tre/ a-ap* .
1*»'. npo? 7» rufttvvàL erxwa-jrpa <rfvAH£»»VéTau ;
Ilp. 'Avto\ wpoe; <*W xtvotppóvup fitfJLftmtétP . 760
I<y . nc/j» 7rp37rù> <r*(Jinvov , « jkW t/$ /3*,a\3p .
ITp. r<x/*« ^aé/40K toihtqv , « jtot' aùr^aAa.
Ift» . ©sopra» w /3fiórHov ; « p'mtok , pptrov .
np. T/J" óW ;
I* . H ?rpc$ fapapToq C%avi<r*Tcu £poW ; 7$ j
np. H rt-
V. 745. «{»a)ol i?T»fS< JS.'»< . Ifrhiloni
J7r/r. 4 },.
/*•>»• ^"• ( ingtns mAlcrnm ingruit frUigus.
Eurlp. Hiptely. ». 8jj. »a*S» /'{ T«{x*t »<•
>»jo* ii#3 f 5 To/«VTtr , firt fiiwiT* ìnnvwmf
mÀKtt , Ego wrt m*Urum fUgns vidio tan-
fttl {jr /Tr« ut/ Iti f ,\tl , KUKUt KXVHTI if
xaxwc *i*pa>*r< |
«» rax». Nella iltil'j maniera che
(iicefi If ^«'p« Viti/fìm , tt ,a/ f « - rfMJMJ
TaclJ.'lib. «f. 9 j. ^ ?» t^x» » »f«riM<f ipt»
t'itrittr (*r imfigre. So&cU OtSif.TyT.r- 1 1 j.
V. 7 4 <. T //» T tjuoì fjii» clf/u • Eutip. ! n»mp*Ha mdnes retieat /]U*m pnmum > EUéfr.
fi e raluto delle «effe parole Afe* t. 14J.W j «.)(f.>»'i(<Winv /i »* «SvtK* tv néx<«>
fi» Iti Kiftu j ci» ^/f#,?. r. 9 6: r ( [ jÙjhì bnjiu rei e»nfa qutmfrimim revert*.
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
Coro . Hai forfè qualche cofa che rimanga 1045
Da dirle de' fuoi guai ? Prom. D' efiziale
Calamitade un tempeiìofo pelago .
Io, Qual vantaggio m' è il vivere ? anzi io vogliomi
Buttar da quello dirupato falTo
A un tratto , e al fuol caduta giù , da tutti lo£o
I miei travagli liberarmi . E' meglio
Morir folo una volta, che ogni giorno
Malamente penar . Prom. Difficilmente
Tu foffrirefti certo i mali miei ,
A cui '1 morir non ha concedo il fato . 10 $ 5
Perchè quello farla dalle milèrie
La liberazione . Adelfo poi
Non mi è proporlo termine a' travagli
Prima che Giove non cada dal regno.
Io . E farà forfè una volta che cada 1060
Giove dal principato ? Io n'averei.
Come penfo , piacere , 1* io vedetti
Queft' accidente . E come nò ? lè fono
Strapazzata da Giove . Prom. Tu dei dunque
Saper che così è . Io. Da chi fpogliato 106 $
Sarà del fuo fovrano fcettro ? Prom. Ei fteflb
Da' fuoi configli di giudizio privi .
lo. Dimmi in che modo, fe non ti è di danno*
Prom. Farà tal matrimonio da dolerfene.
lo. Divino o umano ? Dì , fe fi può dire . 1070
Prom. La qualità vuoi faper ? Non è lecito
Dir quello . lo. Sarà forfè dalla moglie
Cacciato
Ur . Similmente Senofonte Cyrop. I ti. p.i i I medeRmo Poeta flìd ri fA >«> iTVay « f .7«r t », *
«r rix« Jt*yn*r* r*fix"* ttleriter I KwtSf. maU+ptlfl*UU*$ et non tfft.qHAm
rurfut negati* frctjftrt . l txx . inBarucir. I miftr» viver» . Tcognlde v. jaj. Ti»»«7ir ^' «I
a» , 14 , « i J afano lo fteflb modo , dove la iti ri «— ~. 2 „__..„_ -. 'r. .../._. Ma.
▼oleata al verf. aj non ha una cai voce , e al
y. »4 la rc«de in ctUritnt* , e al v. a j tìu .
V. 7 49« »f»T«r»» ùr<iw*t . Sofotle prcflb
Stokeo ferro, cctxxv. pag. Ho. rifa Wechel.
Vrancof. 15 II, e«n7» Sfinii Ì £J» ■>»/«<.
/ra/kr mtjirum yjtsm njtrt. Il
/airi >uw Samrapa fnpifttmt 'Evfn'ffr. Ma-
ri m»Um , fi HHlUm « mi/tris curii
V. 7JJ- *Awt. ^ f ?r àrw«A»<lT»r . Cri-
fatemi predo Sofocle ÈU&r. r. ini t. Ov >xa
t«»i7» r s > , «a*' JV«» ««»»'» Xf^t»» ti» 1
•<T« T ,; T ' J^, xmfi%7t .
96
nPOM. AEIMQTH2
IIp. H ridirai yt irauJat. <ptpifpov Tarpo; .
lai . 'OuJ" f~/K aerali Tiri' «Vorpop» rw'^*; ;
np. 'Ou J»ra, ij/4»' «x £*<rp£f Ac/£*
n P .
I».
Hp.
I*.
Hp.
np.
u.
np.
np.
T/5 » Accra*»' e' i<?*> a\0PT0$ A/or; ;
Tùv rav ti»' àorov ixyó»*r eìrau ftteó* .
II a>; H7rxq ; » 'pò{ irati;
er' àw»yka^ei xetnuv;
Tp/Vos yì ytvrxv 7rpò<; JYx' xAxirtv yorcu; .
HJS '
ax ir* fuZuftfiXnror » ^nrpufi'ei .
Kaì ftw<Ti return/; ixfxct^Hf £nret aro*-*; .
M» /uo/ 7rpOT«V a»* x«p«Jec; , «r* àworipn .
•
Acy&V AÓ^o/k tri £*rf'pa» iupn'rofxcu .
no/o/F 3rpo'JVi£oj , eupirh r' jpoì JVJa .
Ai'Safi ■ i'A» §b * 3-oVa»K roi Ao/jt* 0*0/
Ttff txXurovr ì(x{ .
Toutciip tri) rlw (Jttv rjfJi , ritti <f t/uoV ^a'yi»
Ot&cu •SiAwcroK j ft»'eT anuxT»; Xo'ytt$ *
Keri ^"cTt f*»K ytyatvt rlw Xoivltv TrXttrlut,
'Efzoì <T* rc> Xvrovnt ■ wro jroSJ .
'£»•« 7rpoSufiei&' , 01/x ciam atro fica
To fi» » 7 traimi' t«k ocroK 7rporx?fK iT% •
So/ 7rp£rov lo/ TTóXdJovor 7rXxv!w yp&rca ,
°Hr ty^pacp* ert) firn fiori» <TiAro/<; <pp*ràiv .
"'Ora»' 7rtpeir^ pn-^pov *V«'pa»K opex,
770
77?
780
7«S
npe;
V.767. J ti'^tj/ >i **//a. Intende di
Tetì figliuoli di Nereo . Apallo*»™ Bi-*lé*tb
lib. ni. c»p. li. $• <• p»g »««- ••#(
Aite SpuMfTtf »»• ri» t«6t»« *«r*ria» llfl-
>!ii| n f 4,«.e«», fi» »k t»vtm «ur«f >i»r»-
•ì»t« ivf«r»^ /ur«r»t#i«» , /iwtffW nummi,
J»vt j»m sn ejtu <Thci i<U> etnenhitum rtunte
di xi fi Vtemtllatum , a*; * x r« UH nstMs tjftt ,
mm Ctlo 4om<n*!+ru<n .
v. 7S8. »»fi^» vv jurtpmn ^•kriiv-
tprùr . Pia. in Pk*4rett /ut' ìnrift yfi-
»IT»f il ri TtV :-irS-.:/r« ^UX» • f' y» r,w *
filetti* li» mimi difenili tnfctibitur . II
Tragico in Chttfh. Ter. 448. Tii-It 1
Digitized by Google
PROME.TEO LEGATO.
Cacciato giù dal trono ? Prom. Ella un figliuolo
Partorirà del Padre più gagliardo .
Jo . Non potrà diltornar quelU (Ventura ?
Prom. Nò certo prima eh' io da quelli lacci
Non fia difciolto . Io. E chi farà colui,
Che ti difcioglicrà contro il volere
Di Giove ? Prom. Un de' tuoi polleri bi fogna
Ch'è fia. lo. Che dì tu mai ? Un figlio mio
Ti feioglierà da quelli mali ? Prom. 11 terzo
Della progenie tua dopo dieci altre
Generazioni . Io. Quello vaticinio
E* non è per ancor facile a intenderli.
Prom. Anzi non vogli cercar di fapere
Le tue difgrazie . Io. Deh non voler farmi
La grazia , e poi privarmene . Prom. Di due
Racconti , io ti farò la grazia d' uno .
Io . Dimmi quai fieno ; e dammene la fcelta .
Prom. Te la do : fcegli fe vuoi eh* io ti dica
Gli altri travagli tuoi , o chi è colui
Che feioglierammi . Coro. Di quelle due grazie
Fanne una a lei , e l'altra a me : nè vogli
Rigettar la domanda : e a lei racconta
Il reflo de' fuo' errori ; e a me chi fia
- Quel che ti feioglierà; perch* io '1 defidero ,
Prom. Poiché il bramate » io non ricufo dirvi
Tutto quel che volete . Ed a te prima
Io t gli errori tuoi agi tariffimi
Racconterò , che tu nel libro memore
Scriverai della mente . Quando il fiume
Avrai panato , eh' è de' Continenti
87
1075
I08q
jo8jt
1090
109?
UOQ
intimi ir • pivi yfàfu , la qua! manierai (tata
ufata dopodaSofuclc in ? hi Ut t. r. ittfj Kmì
rnZr i*iV»i *) Vf**»t trm , b*t igitur
fttf ry m aninum injeniitc . t il noAro Poeta
Umilmente SHfflit. v. 187. Ulti, f v>.J* » rip'
1»» /ur*/u(r«c 1 h»tter vtrb* ut tutu -it.uti
in ttbtllus ( ftilittt tutntit ) ufirsth . E' fatto
quel verbo da /ivri< . ne fi trova nelTefuro
di Stefano , ne in altri L calcografi antichi per
quanto in lappta .
V.7*>. fiìtfn . intende il fiume Tanai .
cbc divide 1" Europa dall' Ada . Dionlfio 'O»*»-
p.ìt. *<***>. im prmt. v. 14. 'Bvfirm /'*A#nn
TdrnVr /lai pivi if/f - .
83
nPOM. AESMX1TH2.
Tlóvrv 7rip(k><ra. <t>Xo7<r/2op ,
79©
V
t<TT
CtP
m
IP a.
TLpò$ yopyóv&a 7nìta Ki&tv*$ , 1
'Ai $0px/ St; vaxHtri SLuau.au xópau
Tp«? xvxró (xoptpoi 1 xo/kov cftfc' ixrnfxivau t
Movo'fovTtq ) a; 80 »A/o{ 7rpa<r^tpxtrau
'Axt/^/»' , fVarepot; fc2u/M jrort .
nt'Atf? ef' àftXtpou ^TcTf rp«5 xaTaympot ,
ApetKOVTÓfJteLlkoi Topyópt; fipOTorvy&s ,
"A? Spnròi 8cT«5 eiartSeèp t%et 7rPoat; •
To/«to tre/ wro Qpvejov Xtya .
'Aìkluj «T axntrop Svc^tpH •Sta&ta.p .
'OZuró/Jtus pò Zi/;«{ àxpayài; xi/a/at?
rpt/Vat? <póXa£ou , topts pavàTra rparòp
'Apj-uxojtov ivr^o^afiop' , 01 ftuo-oppuror
Oixi<r/p àup papa, HhkitmfO^ irópu ■
79*
800
V.70J. K«»l/r((. non dubito doverfi leg-
gere ZxvtiV*f • come hi trovato Stefano In al-
cuni Manolcrittl ; ed una tal lezione e appro.
vara da Stanici» , appreflb il quale vedine la
ragione .
V. 79 j . •éfiu/t * • Palefato rf» /«reV.
• ♦élKV» toc» Ì«7«T<»»f T»lì( 1 0/ TIM« ira
/» » Xf*^' 1 ' *'*t/|m aurìr III rlt xif«Arr>
«I iCtmi ijSxtvi . if fttat ivr-t t» «rif* «»»-
r'-ifiC-r: rìt htxkyl' ' -'3 ' t T : Y »a«r„ . A | >|
lodor. Bibiicth. liti. il. c.iv. $. a. delle Furcidi
7*ar /ì «wray K»t»ùV ti ^ •if*« . Vtfyiimt
i/t\^aì, >f«"«f 5»>»htJi • ?»« ti
«ì T»l7f , «, tr« *V«rr« l?X»' • *J t«1t« »af <ì
*»(f»< • H< fi* tre Cttut <y
fhorti Jilti Gtrgmnm foretti , ab ortu iffi
mrmt fieli uncqut trtt ceni* pradita , (y
<Atji* j «uibus vieijpm inttr fi uttbantur .
V. 70.}. . : . fVirrif , t Apolloior» Btbliitb.
80J
di y$p
1 1 h . 1 1 . e j p . - v - {.a. dice che Emo > Pcmphrcdo»
e Pino fìglìuulc di Ceto e PWco fin dalla na-
feita divenute vecchie aveano in tre un Colo oc-
chio , e un folo dente , de' quali ù Ter vivano a
vicenda . Vedi la Nota preced.
V. 7'8. «Tp«K9?Tt/*«x»t» . Apollodoro loc.
cit. »rx«» Sì «' r»f>t'nf xifaxàc fiìr »if«-
f»»/r# /p'.vr»' - Eront GertO'
m' tu eofit* finam -firH'n angumm ffirii oifi-
ta.-rsltf i/itrxt >./!*( ì 7. it f , f7>fH<m«t-
•j:if obtutrentHT , w /» yix* commutabant ,
V. loa* £irì< KKpai>f?f jtwfx , f vT-K .
Umilmente al v. iojo. chiama 1' Aquila
»T»f»r » Jovìf aiatam eanem j e Ag*.
m-nji». v. dice che Diana èfdcgnata «t«\-
vaTri kv«ì nr.- f :i wlncribnt taiubut fatue •
ed Ariftofane al v. 1117. /{««.chiama l'aqui-
le «trac àttayg/rui • Di quelli Grifi porta lo
Stanlcjo il pailo di Solino cap. 1/ . il quale di-
ce che nella Sciti» Aiiatica vi (odo patii inabi-
tabili,
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 89
Il confin , verfo il lucido Oriente ,
Dal Sol battuto, tragittato il fremito
Del mar, tu giungerai alle Gorgonie liof
Campagne di Scitina,dove tengono
Le tre Forcidi il loro albergo : fono
Vecchie fanciulle fomiglianti a' Cigni ,
Che hanno in comune un folo occhio , ed un folo
Dente : né quelle il Sol guarda giammai
Co' raggi fuoi , nè la notturna Luna. ino
Apprettò Iran le tre Sorelle aligere
Angnicrinite , agli uomini odiofe ,
Le Gorgoni , che alcun mortai lo fpirito
Ritenere non può fe mai le veggia.
Or io ti avvilo di fi fatto albergo . ili?
Afcolta un altro odiofo fpettacolo :
Di Giove i muti Can d'acute zanne,
I Grifi sfuggi , e l' efercito equeftre
Degli Arimafpi , che hanno un occhio folo ,
Ed all'acqua del fiume di Plutone 1120
Abitan , che conduce arene d' oro .
Non t' apprettare a quefti . Poi verrai
In paefe lontano a un popol negro ,
M Che
labili ■ ma ricchi per vene d" oro » e di gemme,
e che quefti animali fanno in pezzi chiunque
i* accorti a quelle vene . Ma Elìano lib.iv.
cap. 17. De Nat. An'm. riferifce la fierezza di
quefti animali contro chi fi accodi a quelle ve-
ne pel dubbio , che concepirono che non fìano
loro tolti i figlinoli . Dcfcrive la loro forma
dicendo cflere come leoni di quattro piedi , ed
aver 1* unghie fintili a quelle de' leoni c robu-
ftifftme } edere alati , di penne nere fui le fpal
1707. Vedi ancora Mureto Var. Lt9, lab. xi 1.
cap. vili, e Stantejo a quello luogo .
V. 80 j. ia.ua. TìxtCrmrtt . Lo Scoliafta B.
dice che il Poeta chiama con quefto fiume per
l'oro , che vi fi trovava . Di quefto fiume Caper-
ne il nome e il (ito è dirTicilc . euenJochc non
fi fanno bene i luoghi de' var] popoli della Sci-
zia > che non avevano abitazione fifla , ma mu-
tavano or qui or là il loro fojgiorno •
V. 807. t p - : ,x/« rii'oif/ nyaìf . Come
minine y cuce * ai penile un*, ■une ipji- w» • vfigi mais raxvri wwyetts . v.urr
le > per d'avanti rofte > e bianche nell'ali; ' in queft» luogo chiama Efchilo ixdv nyit
avere il roftro aquilino 1 e gli occhi fiiocoG
Plinio gli ha per animali favolo!! lib. x. cap.70.
Vedilo anche lib. xxxin. cap. ai.
V. 804* ift/»««riv T«*,jS*>ira . Degli A-
vimafpl parla Erodoto , Plinio , e Straberne . i
quali fcrivendo di quel popolo hanno avuti
prefenri all'animo 1 verfi da Ariftea Proconnefìr»
finti del Sale, 1' cftrcmc patti orientali della
terra j cori Sofocle apprcifo Strabene lib. vii.
pag. 45»- Ediz. Amierd. 17 or. chiama finti
dell* notte gli ultimi paefi occidentali , indican-
do il luogo dove Borea portò O ithpi, da lui ra-
pita 'Tmtf ti **tt*< wi'r' »»* "r^mr* X*»*» f »
NvuTt* Ti Tnyii . tvtavtv r araTrux*' >
podi fu quella nazione, come racconta Ero- ' ♦».'/J» r) *a>.j,:> xw«sr • Suftrqne tantum ,
doto lib. iv. cap. 1}. Ideulvcrfi fono riferiti 1 rem finti exntmtt , ftmttfqne mila, r'y fJr(-
pcllanota v. astratone pag. 40. tdit. Jmjlel. \ tdvtrfim pla$4m,H»rt*m vtttrm<ptt Fintiti
go nPOM. AESMflTHS.
NfluW/ 7T)iycù<; , h$a 7romfxòi 'Af£/*1, .
Ta'w 7r«p' ox$ct<; ìpp' , t»c at> ó£/*j»
KcLT0t/2et<r(jicp ,
$v$\t'wr òp£p oltto 8 IO
"Imit/ cìtttÒv NffAo? £itotqp p7ef.
•
Ourói <r' óSuorei rlu) "^lyuvov .#$ x8o'vet
N«A<wt/k, « e?» ftatfutp dvontav
loi w*Vp*Tflu o-a/ te ^cq rUvo/<; ktitox .
T»; cT' « T/ co/ 8lJ
ZjfcoA» ^ itXhup il $tXo> x-ctptc/ fxot .
Xo. Et ftt'f ti ijiìt Xoiwor » vapHfxtPop
A*V • 820
« 2) tf-atW epiua$ , iffUF «tv yjizjLP
(JL%(A»*<rcU H 7TH.
IIp. Tò TraK TropH&s » <T« Wp/u' dx*xotv .
0*Vfi>5 <T" f*«Tj? /u» pardo JtXÓttTA fin ,
Tixpn&iop wr: «orò 82 J
fivSuv ifxèiv .
"Ox^ov (iip iv top vX£?op *xA«4" AcV**»
Ilpdf at/ro «T Tipftflt <rà> 7r\<tvnf*<tmp .
V. 1 1 o. fi'$*.t,»t . Coti detti quelli monti
< dite lo Sc*lU(U A ) dal bipk» o papiro che na-
fce»a in elfi: Stinltjo a quefto luogo cita Soli-
no, il quale dice che H fiume, chiamato Nigtr,
n Sigris fapyr» viret , talamo frattxitHf .
Quello fiume fecondo lo Arilo Solino è lo IteiTo
che il Nilo, c li amandoli NVjf*r fino all' ultima
cataratta , e quindi in noi Nilo . Plinio lib. ».
j*B. I.dice N/jfr/ fiuvieiaa'tm tutu r» , qut
Hiic-.ealamHm & fMfjrnm frtafdtm gignit *»-
mtntts . Ma non pare che fecondo ini fìa quello
fieli., fiume, che fecondo Solino piglia il nome di
NjIo ; perchè dicendo Uh. tU. ft8. «. Nifrim ,
qui Africani ah Atthiopi* dirimit , pare che
10 faccia andare da Levante a Ponente , quando
11 Nilo corre da Mcixogiurno a Settrntrione .
Intatti il Cellario T. il. Gttfraph. A *t> nella
Carta dell'Africa interiore pag. jtp. lo fa cor-
rere da Levante a Ponente •
V.fll. Uwmt f.M. Sopra r. 677- ?v-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. fi
Che abita a' fonti del Sole , oy* è il fiume
Etiope; fulla cui riva cammina H2J
Finché alle cateratte tu pervenga,
Dove da' monti Biblini precipita
La grati (lima al gufto ed augufta
Acqua fua il Nilo . Ti guiderà quefto
Alla Triangolar Terra Nilotide, li 30
Dov' , Io, a te ed a' figlioli tuoi
Di ftabilir t* ha conceduto il Fato
Una Colonia . Or fe di quelle cofe
Ve n'è alcuna che tu non bene intenda,
E di fenfo difficile a capirfi, 113J
Ridimmela , e da me chiaro l' impara ;
Perchè ho più ozio di quel eh' io non voglia.
Se dell'errar travagliofo di lei
Tu hai da dirle cofa che rimanga ,
O che abbi forfè tralafciata , digliela. 1140
Se poi le hai detto ogni cofa ; deh facci
Quella grazia , che noi t* abbiamo chiefto ,
Se pur te ne ricordi . Prom. Ella ha fentito
Il termine di tutto il fuo viaggio.
Ma perchè veggi a , che in van non mi alcol ta, 114?
Dirò quel eh* Ella ha travagliato prima
Di venir quà , dandole quello ftelfo
Per rifeontro del mio vero parlare.
Lafcerò dunque a parte una grandiflima
Quantità di difeorfi, e verrò al punto n$o
M 2 StefTo
»it»» ti Kia> tu', - p'«t( . Plinio i.n.feff.
dice dell' acqua del Nilo , ?N t f*U petum pri-
btt . Stanleio riferifee 11 detto di Pefcenoio a*
Cuoi folditi . ti il un kthttis, rr vinum «un-
tò ? c rimanda U Lettore a Spantano ia ?<•-
frenai» Sigro (opra la dolcezza e boati dell'
acqua del Milo .
V. « 1 1. t ; '>•»»» «i X**'« • Egitto infe-
riore e aotiffimo che e di figura d' an triangolo,
1 cui lati fono i due rami efterìori del Nilo. « U
bafe è il Udo del mare , nel quale quefto fiume fi
fcaricaj r pili volgarmente fi diceva Delfa .
V. Si 5. ,L.x»ìr . Efichio ^txkìt, i ri
*ty*m **x b ' T> f" : e peichè i balbuzien-
ti per la più difficilmente l' intendono . perei*
qui da Bichilo fi piglia >J,u*»» per cofa pfi»~
ttUigibilt .
V. 81*. ?x x " H^ 1 ' La voc< *X XW
lignifica in quefto luogo moltitudine . come io
Lucia*. Amar. cap. 39. *%\*t , multi
p 3 xid€S .
9» IIPOM. AESMATHS,
'Etth^
T» v outtumutÓv r àfipt &ù>Seévtw , 'iva.
Mnprfìa àwxó; r irì SiTTrpcoiQ , 830
Tipa? t* a7riT0V , ai ^-foa-uyopoi efpc/t$ •
lV a?* tri) XaftTrpoi; , x èìiv caV/xrne/<4»;
npor^cp^t'-^H; t» A/o? xAtW Ja/xap
'EPTot^tv cìrp*<ra.<rct t2u] irapetKTtctp 83$
K«A4&9ipr s srpo* ^t'^af xqXttop Pietg,
'Ap » 7ntXifJL7rhdyxT0tart
XpoVor to'* (xiìkovTX nóvTiot; ftu%ò; ,
£apa>; tV/Vat<r' , 'lor/o$ xA*£n'<r«rat ,
Tk; (r»? Tropeietq ftrffia rot{ itivi fiporoit; . 840
Xv finti <rot rdJ* *V/
r»« ppirVc; ,
ìipxirax ir\%ov ri rS wi<pa<r(iiva .
Tei \oin-0i <T J/c</V 7j»JY r' «5 xotvòr qpàvu ,
'E? Tttvròv iX-Saìv rftF aracAcu Xóyotp lx vos > •
*Er/f jtoA/c K*v*0o$ S4J
Nf/A« 5rpo? aw7^f rófietr/ <£ *poerx<k>fietri '
'ErrauSa. Sri cri Zofy ri$no-ip t/xppopa ,
ETrapHv
EweirufAOP $ f$ Atos ytvinparuv
Ti'£«{ x%\aupèp 'Ea-apoK ■ 8JO
05 xapTrcJtrtJ
"0<r*f
V. !#«. x<X¥«» Pian . lo Scotiaflc A. a | Sxa/' 'x*i*ittX*'rTtc . lo ScoliaRa d'Apollonio
■u 'fri luogo dee : 5t } ., /ì ri» »wt I dice che qui >' intende l'Adria, ri» i/pi«» furi'.
Kritr. *«A<y >sip tZVai Ciaf MX»i< Ìx()«t« . «j I J»Tav 4 » ><*p *«T«*«K('»a/ . Ma è già no-
A*»xx4?m »p».,<, Sa* t/f t»«ir • avrà» j to che armchiflì riamente Rendevano il mare lo-
>if InaAiTrt . Il luogo d' Apollonio Rodio è I nio fin dentro al mare Adriatico , dove ibocc».
al lib.i». ,.jj 7 . Ai {arir* *«»»'«• x.xx» I "P°. Vedi il Cadubono a Stratone Ub. ili.
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 93
Steflb de* tuoi error . Poiché venifti
AI paefe Moloflb , e all' eminente
Dodona , dove è di Giove Tefproto
L' Oracolo ed il Soglio , e delle Querce
Parlanti l* incredibil maraviglia, il??
Dalle quai chiaramente e lènza enimrai
Qual futura di Giove inclita moglie
Tu fotti falutata , fe pur quefto
L* animo ti lufinga ; indi dall' eft.ro
Agitata fcorrelti per la ftrada 1160
Littoral fino al gran feno di Rea .
Dal qual tempo tu fe' poi travagliata
Da tanti corfi erranti . Or quel profondo
Mar ne* tempi avvenir nomineraffi ,
Tienlo per cofa certa , il mare Ionio, il 6$
Per monumento appretto tutti gli uomini
Del tuo viaggio . Or quefii fono i fegni
Della mia mente , eh' ella vede affai
Più di quel che apparifea . Io poi in corni ne
A quella, e a voi dirovvi l'altre cofe, 1170
Alla medefima orma ritornando
Del primiero difeorfo . Vi è Canobo
Ch' è una Cittade eftrema della Terra
Po iti alla ite ila imboccatura , e a' banchi
Del Nilo. Quivi la fembianza umana 117J
Ti renderà , maneggiandoti Giove
Con la min , fenza metterti paura,
E toccandoti folo : e da un tal modo
Di generar di Giove farà detto
Epafo il nero fanciul , che alla luce 11 80
Partorirai , che farà Signore
Di
fet. Jt7- P»B- 4**- N.it. j.
V. 8*8. »T«»i? «Taf fin yrHfl Ximiv-
. Coli anche in up.it. v 45 il Curo delle
figliuole di DtUu dice Btèf ig ivmwfcl Ziri*
7^«4" ' bmwH •f' «»»*f*' , '»T» *c. VAttt,
tx trjUttt jtvn contrt8*tnmtm ; cegnemen
vtr« o«r. e poco fopr« ntll» fttfl». Tragedia
■ ■,v.c,mv 5 , T!71llfijJ , Vmcca*x cMttrrfM'*-
»* & tx *§ M n ]ovit tj»i glorUtw f* fra
ere»t*m . Dell' amor di Giore per lo e della
tra,for, ni ii ooe jj i e i j 0 »acca . vedi Apullo-
doro lib. il. «ap.«. S- J.
94 nPOM. AEXMfìTHS,
"Othv TrXetTvpfu; N«A*S •
Hifi7TTtl ef* Ì7T «VIS yiVP* TC\VT*XOtTÓTt(U$
ITaA/p arpe? ¥ Ap^o$ •«««*' «ÀdCVt^
QtXucrxopoi; ,
<p£yn<ra rvyyttì yàpow
'Art-^t*' ' ot J" inronpitot ppt'r<is, 8jJ
K/p*2/ sriA««r » palpar te\Hftftiroi
IliXatry/a $ Si^irat &*\o*TÓvp
*Ap« ìapivTtv , vt/xr/ppap*'*»»- <SpaVef. 85 $
Tujwrf ?» accty' Zuarot aictvaq r«p« »
c# o'pc^cuav /Sahara £'?>e? *
(To/acT* «V lx£)M>< w'{ tf»«5 tA$c/ *uVp/$ )
M/«f ^ /^ip 0 « « fllf
àirMfi0>.tw$nrtTaz
Kaucìv ava\xt$ {x'x>\c>i> , i uiull^oyo; •
TAcin xatr' ''Apyos /3a<riXtxop W|« >t«f.
MaxpS A»> eJW t«wt' t>s£iA3«» ropsTs •
2a-op«C ft&u tx rna-ìi (pvcriTou Sparvi 9jq
TóZowt xAtWt;»
o{ wif*v ìx T*fi <T tfxt
Ave et .
V. Hi/Mtl< l« cinque gcnencioni ' fitrTe il nartro Tragico 'Utr- »•»*»• « «>»if
Eptfo > la di lui figlinola Libil , il figliuo- | /<«pìf «( *iX«a/»r "J^^m ».<)»•» T(»l tJM-
lo diqucAa Belo, da cui nacque Damo, eie i > ut turi* colum!/*Tttm
iquanta figliuole di lui . [ eqlt > cnterum fimilium tt mtt»m .
V. 9 s t. K i ,■ n o i • D«il» Aefi» fimilitudinc fi [ V. lo,. ;»£,*< r.aw- Eficbio . *E»«
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO,
Di quanto mai produce l' ampia Terra ,
Ch' è bagnata dal Nilo . Ora da quefto
Verrà la quinti generazione
Di cinquanta fanciulle , e nuovamente
Ri tornerà n contro Tua voglia in Argo,
Per le nozze fuggir de* lor cugini ,
Che (lorditi d'Amore entro la mente,
Come fparvier lafciati poco indietro
Dalle Colombe , le perfeguiranno
Per giungere alle nozze, ove poffibile
Non farà lor di giungere : a' lor corpi
Iddio porterà invidia : perchè accolti
Nella Terra Pelafga faran domi
Da ferro micidial per man di femmine.
Che la notte Itaranno ardite in guardia
Per un tal fatto : ognuna il fuo marito
Di vita priverà , 1' acuta fpada
Bagnando in quello Icempio: Tocchi pure
Agi' inimici miei fi fatta Venere .
Una però delle Donzelle Amore
Si fattamente ammollirà , che uccidere
Non vorrà il fuo marito , rilafciandofi
Nel fuo proponimento; e di due colè,
Eleggerà più tolto farli credere
Senza coraggio , eh' eiTer micidiale .
Quella in Argo darà la regia Itirpe:
Ma un più lungo difcorlò fi verrebbe,
Per tali cofe chiaramente efporre .
Dal cortei feme nafeerà quel forte»
E pel trattar dell' arco gloriofo,
Che fcioglierammi da queiti travagli .
9Ì
Ufi?
iioo
no*
1200
120?
I2IO
Tale
fi*r/»« /) ♦iX»«t£tu «ara rh 4"X*» *•>*>
avtvrtvrir iimtu . Anche i Ut mi ulano
per »iu . Pbtdr. lib.l. F«k. mi. r. j.
fillieitum ptius *v*m dmitis ?
V. I«4. /ì t«.'/m» . Tutto quello fat-
to delle figliuole di Dumo c raccontato da A-
pollodoto BibUrtb. lib. il cip i. < . f .
V.«<S». «aVa,,,, /■.#,»/«*, Wf«r^'-
Euripide in Arthtl* ddra« i »»»t-'«i»t»
lv>«rtp M r »« T ip Ni/a» *»w icdxarr»» t*
tmémt */a f ... *fc*l», "Afyu fai/ 'Ili/.*
9 6 nPOM. AE2MX2THE
Avrà . roiórìt ^p>f?feoV » iraXeuytvtìs
M»»'t»p ff^etfi SiX\&t rtrarìq Otptg •
^Oyrtae, $ ^' , rawia cf« fiaxpH Xo'y*
0*0 t' h'cTir , ixfta&Sra. , xipef*m$ .
AN An AISTOI.
'Ta-o /tt «tv tf-^aéxiXo? , >^ (pptrox-Xnysiq
oirp* <T ctpJVs
Xe/« /»' avvpos •
KpaSt'a 5 p ppim A«xr/'^« . 8 80
•
Tf exoStvètrax «P ofjtfZaiQ' iXiyìluu ,
^ Jp«7« q>%pof*ou t Marne
Tlv&pau pfyyf*
yXtiarne «*p«m'$ •
2ru>MS 5rp»? xvfxeurir imi;. «8j
E II Q AI K A.
s-poipw •
OT? Trpòiroq c* >Wft$e
jjcm yXeJarp ìti{ivQo\»ynriv ,
'ile; to mMV« xct0' laurei' ae*7*t'« fxaxpf.
Kui
V. 177. «palsiMI . Si dice » f i«f>« U
»orufic*tiunc d' una parte del corpo dell' ani-
male , la quale per l' avanti abbia (offerto I' in-
fiammaxione . Io queflo luogo è lo fieno che
mentis muti» . Lo Scollarle A (piega nifuti
r«v •}«. i? ì > » : coti (piegando ha avuto davanti
r.ht. OWen. ITil, i, re«.<U:i »L.(v/..f »X*>-
pvt tir Kt»>A>r Sr«.Più (*»tto al v.1044. è pollo
ffidUi in lignificazione di turbine » e per agi-
tazione (trabocchevole di venti , come (piegano
in quel luogo i due Scollili) .
▼.(So. . talàtrmt in fri-
Euripide Hippely. r. l t$'t- «ari >' ì>«i»nx»» 'i tardi» . Prende il n .fl o Tragico la metafora
ara/f ••«VtAor , <$• *» ctrtbre fnlit tfjmut . I dall' aaione del piede per esprimere il movi-
li to Aiitiid*. Or«f./w. lil.ln ptiiw. pag.t©^ | mento del cuore quando è da ua gagliardo ti-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 97
Tale oracolo efpofemi V antica
Temi Titania madre mia : Ma quando .
E in che maniera più parole vogliono*
A contar querce cofe; e tu rapendole
Non n'avrai non per tanto alcun vantaggio.
Ahi l ahimè ! ahimè (
Nuovamente m' incende
Lo fpafimo e il frenetico
Furore . L' ardentiflìma
Punta dell' eftro infettami;
E il cuor per la paura
Contro i prccordij calcitra.
Ruotanti gli occhi in giro;
E da un infano fpirito
Di rabbia fon portata
Fuor del diritto corfo .
Nè della lingua mia
Son più padrona ; ed urtano
Confufamente torbide
Le parole ne' flutti
Del mio acerbo infortunio .
Oro. Savio favio fu quello *
Ch'entro fua mente il primo
Ebbe quel fentimento ,
Ed efpofelo in voce :
Che V ottimo partito
N E 4 con-
mor cagionato . si fuole tifare ancora 1' c- I jpirittit, futfilit e»r, untumi liquefiti. Apuli»»,
fpfcflìont Jel fallar* , Omcr. IUaJ. r.p$. I Rod. Iib.nl. v. $«. tm'ir /J «taf rv»»»/'nr«j
Mfxfi* Si f.>i Tg» £r«M«r WtfUnu : UT I Srl. At n*bil ut t% mmlì m'tn fnffktl nt .
mtttrm nubi txirn pt3ern txttit . E chilo j V. 18?. mt ri »»/ivr«f «»** luvrtt. Eu.
Cbcéfh.r. ». Kj. tpxiTraf /i a««Si« nifi?. I rlp. in Anito»* » 90. T.U. pa* *f»« J**>
Ni folo per moto di euore ccchaio da cinture. | Varnci . u/»J x«l* «»rir r»r rafia urSHe»
ma ancora da altra paflìone . Loogo Pjfarml. '■ xf« 6 ' • AjfinttMt.t , <jt«/ /ia/fr jeurrf ajrn.
I. 1. pag. l?. t««a/7/»M ri imV> » ?E«*xi- I Callimaco Epigr. I. pag.tfo. *4r.Scepti« 1 {77.
rx S Mftfci Tinta» » • 'iuta »élii 1 »i» ««ri nvrif I* »'*» /nmtfnrtm.
1220
1230
98 IIPOM. AESM&THS.
Keu fxnri rty TrXurp ify$pvirrof*tY*r , 890
MlfT* ìty [Jt*yCt\lWO{A%VàìV
"Orm %tprirav t'pardCVeu jafieur .
An TISTPO* H .
MhVow pjmri fi »
Aiutar Atò$ dlrareipM t ioidi Trifora? • 895
MxefY x-Xavàtilw
«
yafiira rtvì r$ C% «pai-» .
Tap/SJ ya dnpyatopa 7rap$wvia*
'Eicopur' ìw;
> ci/i ju Sa.7TT0fA̻av
ÙVTTrXdy^rotf "Hpet; dhareicuo-t Troreov .
b n A A o s .
'Efto/ «T or/ /u«r éfiaXòi 0 >«é/t«>s 900
*A<po3o { , « cTt'^ •
9ttt9 %f>*$ afvxrov oppa. 7rf>o<rÌ9fX 0,ro ' f* •
*A7ró\ifjioq oit y ò TTÓXtfxot;, atropa
Tlòytpos '
V. 897. T *»£S ><ìi àrt»>tlMfM • Stanlrjo I FtlynJct» , miniera imitata ancora da' latini*
traduce , min rxiwrrt* m«» ion:tnt*m virii I come da Orazio Htrcvìtai lutar in vece di i#-
Virpnitmttm Jus » vùtmt tam eb e**ìugi*m I baritfus Htrtulei . Secondariamente ipiego la
latcr.:tam iìumitibni ìuntnìt erreribui labe
T»m. Ma In primieramente prendo che ait;
>i«l*w Ha lo ftertb che »«f*<»«t I«ì *»>jf# /»,
come fono felici i Creei io »eee dell' adfeitivo
« feAam'vo mettere due feflanti»i;eome Eurip.
tbtrnijf. ».
Rl4»i Mai , Ettftlem (Utrtmatu <$» validum
voce à n p> «' p f * fecondo lo Scollarla B , il qua-
le dice àrif>a rara «yifiror »a»lln'»i • »*«-■>
fàf •« T<f>« Tour 5r/#»< • Finalmen-
te con G. d* Arnaud in vece di whmr leg-o wa-
tt»? , di rondo che ria il fcnfe j Bxhorrta viJent
U virgintm a-vtrfantcm vtrts lmbor*rt favit
l»nmi$ trrtribtu . Beuche per altro potrebbe
qui
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
99
E* contrarre le nozze
Secondo il proprio flato. 1240
Ne chi '1 vitto procurali
Con le fue mani afpirt
A parentado fiero
Per ricchezze , o fuperbo
Per generofo fangue . 1 24J
Mai pofììate vedermi,
O Parche , dentro al letto
Dormir di Giove: e mai
Non fi a che io mi appretti
Ad alcuno del Cielo iajo
Congiunto ad altra moglie .
Perchè m* innorridifco ,
Che miro Io verginella
Difdegnofa de gli uomini ,
Per tal conjugio lacera 12$ $
Ritrovarti in travaglio
Pe* di lp ic tati errori di Giunone .
Quando farò congiunta
Ad un mio pari , allora
Non temerò ficura . 1260
Nè mi veda l' Amore
De gl'Iddei prepotenti
Con fguardo inevitabile .
Imperocché invincibile
E' una tal guerra: e i Dei 126$
N 2 Ove
Vedi <T Arnaod cap. «xxii. Amm*Àv. Crit.
V. 901. imtfiftm. *if<r*tf • Suoleio crede
dovetti leggere wipt atvippar • Ha vtfi/MC
à T-p rua i una coftniaionc della quale noo do-
rca aver fof petto , e (Tendo che 1 nomi verbali fi
eoftraifcono co" medefimi cari che i verb: donde
Urbis trit , rtcpùtt e* ctrta UmtM . [ que' nomi derivano, eneo trattando^ diverbi
V. 1 oo. '£/*«? /• *r< «ì. - ; «> : < . Si deve I di lenifica* ione tranfiriTa e che vogliono V ic-
qnì intenderli , che per hypallage fia porto i
i»V' lo vte « dì «kavrilóv tttut : O
anche che fia un U //i , e che errerei
Ubtrmn fia lo (ledo che trrarts , o pure Ub»-
rti , giacehè anche Uborti pu ò pigliarfi per
r#r« come in Virg. Atmtid. i il. v.toj. // krw/
leggere Sr* invece di Sri • Le Nctcldi erano I cattivo , come e flato detto in una delle Note
vcigiai > onde non ha luogo qui la voce Ir». I precedenti .
100 II P 0 M . AESMX1THZ
va *xu rtc, a' yivoifxxv .
Txr ùtòi hx cp&i (jiUtiv 07tx <t>óyoifi' «/ . 905
I A M B O I .
IIp. H filò) Iti Z&q , 3tcuV«p xuSxìn; q>j>ità>r ,
'Eroi rtt7reivèq , oiop ò^xprvtTXt
Si àvròv i* rupxprtìos
QpÓvtiP r xì<?ov ix$x)\it . 7TXTpè<; <P «per
KpófH tot »eT»f x-etmXàls xpxv&n<rt?)' 910
*Hv ixTnrr** »'p«ro ìluuuòiv Spcraiv .
Tottivft (XÓX&&V ixrpOJrluj b'JW? $tàiv
ùumout' xp àvnf , irXlw ÌfA$ , J«£cu a-x^eà; .
'Ey* reti' oìfx , x V F 0 ^ •
Trpòq ravm può
Oxpcup xx$tt&* roti ariJ*p<r/<>/$ xn/Vo/$ 91 J
II/s-o? , T/K«ar«r t' òr ^ipoiV Trvpvposv fit'Xo; .
'OuSip pò «i/7$f
Tawr' tVapxtVa rò fitì «
Tlireìr ar/pati; yrTufxxT tìx xpx%%tx'
Toìov 7ra\curlw vtw wxpxo-x&xXtJ
'E*-' «Wo$ au^ , Jva-fjiatxaSitmr Tipa? ' 920
a O; cT m xfpayva xpeiorop' dt'pwV« <p"hóyx ,
Bpovr»5 Ò7rtp0ct^ofm xxpnpòv xru7ror *
QxXxar/xv ri y*$ vitàxTHpxv vórov
T&icuvxr , aixplw rlw Uoreiì£poi trxiìf .
lTrcuVa;
V. 91 9. timi vtXafrir . Quello c»n gli I t ^
4 altri cinque vetfi feguenti è un pillo fimilifli.no I A* lifinltt Ir u.nm &i/uf »
ti.'oK"'* »qnel di Pindaro 7/?Aw. Orff Villi v. tf!."comc I Eìnxt» »»»fnuiv t » ir fif-
^'L ? 1>» o(TtrT»toG. d'Arnaud . Il confronto deve I -r»pt? ><mf 5r«*T« »«fj>ìf Tt*t7»
v- "- "\ f pUctre agi. amatori ii cjeefti ftudi • | Jlnrlmi ©»•? , tt »if«viiv
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Ove modo non trovali ,
Trovano il modo; ed io
Non faprei che i* mi foflì ;
Me vedo in che maniera
Io poteflì di Giove 1270
Evitare il difegno.
Prom. Certamente che Giove , ancorché altiero
D'animo e' farà un giorno umiliato
Secondo quelle nozze eh* e' preparafi
Di fare, ond* egli dal regno e dal trono 1275
Sarà cacciato e fpento; e allora al fine
Adempieraflì affatto di Saturno
Quell' imprecazion , eh* eflb gli fece ,
Quando cadeo dal trono antico . 11 modo
Non gli potrà chiaro raoftrare alcuno 1080
De gV Iddei fuor di me, come rivolgere
Polla altrove da fe quello travaglio .
pezzi 129J
Diflìperà
128;
1290
»*«>T.-. T "«;«VI;l
A/i" ft< 1 r) « pira > >
V H A.ìi »af* i/ix-
T» *f(*»r $i k „
A ( 4{« x*P*> T'<-
Dixit vero in medi» if forum eoafiii*^v*l*»t
Tbtmh f»t*Utjfe, ut putrì frtflunt totem fi-
lmi» rttjm furerei marta» Dea ( Theti* ) .
qui ferii*/ uUulteium mun* effet jscuUturu^
inexpuenuitli Tridente }ovi tm u u X t * ,
»M firn Jovii fruir ib*% .
>
Digitized by Google
io* n P O M. AESMATHS,
nrctAra; % n£ì% >mpò$ xaxS , (taSiìrrf 92J
Ci por ri • t" otpx HV K!N T ° £*X&tiv .
Xo. 2t/ £Zu/ a , 7»wr' ìjriyXto&a Aióq .
np. "Aarsp wA«5 » *-pos <T a fiuXopou Xtyv .
Xo. Kou" irpoo-ìoxìr %}ì
cfWe>Vf<r Z&uàt; Witti;
np. Rai ffjffl y •£« tWAopa»rVp»5 wcr»? . 930
Xc. n»; w^/ rap/3é?$, «/«cP ixytTiuir «t» ;
np. T/ <T q>o@ci u'jjj , 9* 3a»«K ti fio ^ iti fio v .
Xo. 'A&' JSào* a? tre/ wJV a'A>/'<w a-o'po/ .
Xo. 0/ *apo<rtwuHi>rfs rito 'ASpttrti&p , erotpol . 935
Hp. , 7TpOO~&%it 5 "&6é7TTS TOV XpOLtSlfT oÌh .
'Epot l iXaorop Uwo\ 9 /BwJir ,
Api™, *paT«n» rcW» tok /Spadai* ^órov
"Ot»{ JapfrV ?*> te* *p^« .
'A&' ftVflp* $ì> Toy«Ti tpk A/o? F 0 '*" • 940
Ter w rvparvv w rt« fiixoto* •
n«Kw? ti xcuroK iyy%\e*r iX*\v$t .
Ep. Si tok e-oprtw ,
rò» «-/xp»? f/Vepjr/xpo* ,
Ter c^Aftaprófr' <w$ Su»? , Tor «pw/u#po/$
Uopùvm rifiàq , ròf wypò? xkiwrhti Xiye» • 94?
n«wp
V.pjj. 'A/fir««f. Per evitar f'invii'a
[ti antichi Greci Colevano dire yparnvr» rir
Nitrir . Deoioftene Orar. I. mdvrrf. ArUìo-
jftt. pagi 4Pj. C. if A/fir««' »♦» Kr|aai«*l *
gu» *f vtiis.-jm mt fnftrvAflìumMgnAt h \htt
grmtias . Platone lib. v. de Reptti. pag. |iéf.
f<6f. Cantabrig. *f»«ncvr» #1 'A/j*r«»r • "
rx«u*»f , y.«fir cu rtixxn >
»#r m< k*mi«mcJJiAdr*Jlism *d*ro, Dìif- \ V.,j«. IS.t. • Apprcff, Sofocle £»^r.
Ì9f*
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 103
Diffiperà di Nettuno ; ed urtando
In quefto mal . faprà quanto divario
Vi da tra il comandare ed il fervire .
Còro. Tu vai facendo fu Giove gli augurj
Di quelle cofe , che vorrefti . Prom. Io dico 1300
Le cofe che avverranno , e auelle inoltre,
Ch' io bramerei . Coro. Ed afpettar conviene
Che un altro fia padron di Giove ? Pnm. Ed anco
Avrà guai più infofFribili di quelli .
Coro. E come orror non hai gettando fuor a 130$
Così fatte parole ? Prom. E che temere
Degg' io , che per deftin morir non pollò ?
Coro. Ma un travaglio t* appretti tormentofo
Più che quello non è . Prom. Faccia pur egli
Così fuperbamente ; che affettarmi 1310
Io poiTo tutto . Coro. Savj fon coloro
Che onorano la Dea della Vendetta .
Prom. Adora , invoca , fa la corte a quefto
Eterno Regnator : che a me di Giove
M'importa racn di nulla . Faccia pure, 13 15
Comandi pure, in quefto po' di tempo
Come a lui piace; perchè per durar*
Non è gran tempo a comandare a* Dei .
Ma i' vedo quefto Corriero di Giove;
Quefto Miniltro del nuovo Tiranno. t$xo
Certo e* viene a portar qualche ambafeiata ;
Mere. A te dico attutimmo, afpramente
Fuor di mifura acerbo , a te che reo
Se' di delitto contro i Dei: che agli uomini
Hai difpenfato i doni; che hai rubato i^e
Il fuoco.
v. npo. Elettra dice • Crifoteml wù t.St» ! Ariftofane . in PIA, r. t«, a . " 6wM |' { AS»»r
,i„v • «v* l/wii rfinmi *,•>„,, Tm,Ui>^m- xUt, , Ìx(,,r M , ^ u , che Criftuno FIoreo-
tntt ;»»» 1 rum n*ri%s mgtnium . \ te vuole che fia un moJu proverbiale, come
V. # 17 ift*: /' T*a«„> Z..o> ,«./},
Come noi diciamo , nm m' imftrt* ninu* j
feto m' imptrtm di autflt cofe , cui i Greci Ji.
COOU > u'.ì Iv/Ì, uIMj ■ (li},, (Éél
e4 »nci> «^,f /*ìt &t*X* »'{" t«0t«».
quello In F.roJoto 'Ow ffWTlf *f*MRM*»V Che
fi ufi anche la voce fif*x.à i "di Alcifrunc Li.
T- Il «I quii luo,o , il Berglero cita Dcno-
»«»e «V fxdtr» AltXsmdr. £ f « X C fflTTaféM
I
104
nPOM. AE2MJC1THS.
IlaWp atayi <r Sf rifai xofiirtiq y* fitte
'Avìfr , a-pò? r ixàvoq ixjwVrw xp*V«$'
Kos Tttvm pinot ftmftv «wxTHe/tvc; *
'A»v' aW IW Mfp^f
'OcJa? IIp<j/K»SdC Trpor/SaXps • opàff /'ór/
IIp. XiftrórTOfiós yt ^at} Qpovtfzetroq 7r\i#$
O' fÀV-Sói irtv ) tv'c &i6>v V7rnptw .
Nie* fio/ xp«T«Tf ,
Ncu'hv aVir£» vipyap ■
ax ix «j,^
tuaa-Qs rvpstwH; in.TriO'órmg y&óplw ;
r»** vluj rvpavfSrr Ì7rc-\>0fiax
*A/#/r* J(^i t»^/s-« . /k» r/ <ro/ «fox»
T*p/0«r VTroTTVfartiv ri vt$ Vitti; £ty$ ;
IIcAAa^f w ^■«J'to? Ì&«fV« . o-o «Te
iulVip , iyxóvet TraXtv .
Ep. To/o/VcT» jgff to/ «gq ypj» àuSaf/trfietrtp
'E? t«VJÌì cavròr ntiftovàt; xaSappirai; .
IIp. T»? <th$ X&rptiaq rlw tptuì ìumpa^ia» ,
tV#W', «x *V àMafap iyoi .
Kpètarot p*> c/pi rjfcTi AapcCffK 7rirpa. ,
*H irarei ipiujou Zlwt 7rt<TQV ayy%Xov .
95Q
9SS
95o
965
V. 94». /w/ìr aW*T«p &tf • Sopra ha ufa-
•1» l^fWfi . Il che giova oiTcrvarc a ehi vuol
fornirli di copia di parole .
V. 9 Ci. lyxiiH . ESchio ì>KiMirrt< ,
Ep. XXtJar
• Qjitflo verbo lja.,,7, fi dice di
qu ili, che orrendo ninni «JkapaSfraj . fttt-
II .rane/» Mk*r*. r.loSv. aepunio o»me qui
Ei'chilo , i*>i ' ;>»,',„ ,/,./ ^rwurj! .
V. 9*7 t}/» fcaw ft ^wt »<r»* . Tropria-
mentc larpua figo. fica ftrvi» , ftinttUr. Si
PO-
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Il fuoco . Ti comanda il Padre mio
Che tu dica che fiano quelle nozze ,
Che vai tanto vantando ; per le quali
Ei dovrà un giorno cader dall' imperio .
E quello dì fenza veruno enimma :
Anzi minutamente efponi tutto,
Nè voglimi , Prometeo , porre avanti
Due lìrade . Vedi che Giove non piegali
Per ambiguità fi fatte . Prom. E* grave
Quello parlare , e pieno d* arroganza ,
Qual fi conviene a un meflàggier de' Dei .
Voi liete nuovi ; e poco è che 1' imperio
Tenete; e già vi fembra d'abitare
La celelle magion , quali al dolore
Inaccelìibil fia . E non ho villo
Già cadérne due Principi ? e ben prello ,
E bruttamente il terzo che ora regna
Vedrò cadere . Non ti par eh' io tema ,
E mi fpaventi de' novelli Dei ?
Molto manca, anzi tutto, per ch'io tema.
Tu poi ritorna indietro per la ftrada,
Che le* venuto ; perchè non faprai
Nulla di quelle cofe , che mi chiedi .
Mere. p er fi fatte arditezze anche di prima
Ti fe' gettato ne* prefenti mali .
Prom. Non cambierei , lappilo pur , la mia
Miferia col tuo oflèquio . Perch' io ftimo
Meglio llarraene febiavo a quelto faflb ,
Che al Padre Giove eflèr fedel minillro .
Così gli oltraggiatori oltraggiar voglionfi .
potrehlie dire che avendo J ett0 Prometeo fupra
-r~.< t%i **Tft/«i tì» tjri» /u<rvf>«g/«v *Ik &i
mxx&fap t>à , per dar maggior (órsa alla
contrap. Ittioli e . e per efprimcre con più vi-
vezza che egli preferiicc il Tao mirerò Rato a
quel di Mercuri», abbia ufato qui 1* cfpreffio-
ae *»Tf t*«r «Irp* io oppofiadooe dell* offe-
1330
r 33*
Mere. E' par
quio di Mercurio verfo Giove , r ~t ni »«•
rfn'mt . Ma però Xmrf 1 .'m t»/i »»rf» (ìg .ifica
DCitamente foftencre il travaglio di Dar lega-
to a quello fcoglio. Sofocle OtMp. Celai*.*. 1 06.
iu su <j.;t' >,aTf»v»r T»?t Irifrinn &ft>
10$
IIPOM. AEZMX1TH2
'Ep. XXtìfr to/xa$ ro7( jrapwV/ TriìfxeLrs .
Ilp. XX/cT»;
'E^^p«; 7«To/^/ • x&i <rt <T* e» wVo/e; \%y& .
'Ep. H Xjtjt** yoip ti a-ufjapspoùq iyraxrif ;
Ilp. 'AwAj? Ao>» i»5 7r(tvmq ix$xtf>&>
"Ocre/ T«^eKT«5 dtT ,
'Ep. K/Vvw cr" oì fitfxnvoT' t* fztxpàr vorov .
Tip. Nocro/ft' a/, «' róo-*(ix th$ %%&fwi rvytìy .
'Ep. 'E/*? $opnre>5 *'x , « Jrpaarc/e; xa*»? .
Ilp. *H^t5/ . 'Ep. To'/i Z<£{ t«^«$ h'x iwir*D .
Ilp. 'A^v.' ixìtìàrxei Trai^' 0 ^»»p«<rxa)K ^poVo; .
'Ep. Ko* ftii <ru e-uippomv ÌttÌtatu .
ITp. Sì yàp 7rpo<n>vSo>v ux «r oit« pVvpfr&tf .
'Ep. "Ept*/ fo/xa; m**if »k ^ar»'p .
Ilp. Ko/ ftfo) o>«A*y «f r/wp 1 aW ;t*p/p ,
'Ep. Ex«pTO^»o , flt; cT)»0«k a»; araJcT' ocra fti ,
Ilp. Oy §ì> cv Traiti n , *cà «r/ drùrtpoi; ,
Ei TrpovSoxfo ifxv rt Tr&crH&ou rapa, j
Oux ir/f cux/er/x sì* pn^mPt/^ , è?r»
n P°F*4' ,T * t ' f* 1 Z<0< ytyetrSreu mìi,
Upiv àv xahct&fi ìio-ftà XuuxvTviioL .
970
97$
980
985
990
npo;
V. e-70. x>''" » X x ''" TT " f • Di
V. !•}. Ttli/' iV «X*f«''« TOÌ« J^oC» Txjll
»£»p/i . Tdiij tventmt inimittt Vtnut mtis .
Lucilo, in Gali, cip. > o. < > S f ; 7 : «fra» »x*T«?r
t 0 > *d bum mtd'im immrcis mris contin-
gmt dittfttrt Pliut. Afinmr- AH. V. (V. 1. v. 1 }.
>KG. Nm, »fft$3 : riit* . DEM. Utmtnt
maU qui mi hi wlnnt fu rftfauir .Terenzio £m ti.
Aa. it. fc. j. vtinam fit fintai ntibimalt
V. 976, *xu« . lo Scoliafte A. espone th*
et munir* . V litro Scoliafte dice xxi. »
«w»6«rv*ju. Efichio «*wh» , ÌkìChì *<»»«»»-
. Siccome ti verbo kX^m «<Wia qualche
miti , come io queFio luogo , fi^ninca ancora
inttlUro , cuti appunto il verbo intC» . Lucia-
no in Pmrsfito cap. x. *v/ì yif »T«» ti ÌkìChw
! «vtmf 1 ui «ixxAkk Xl>t^«r«r . nr juc mi nt
I /WjJìmm inttllip nifi/tfim neittntMr . Do
l Soul
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 107
Mere. E' par che trovi ne* preferiti mali
Le tue delizie . Prom. Delizie ? Poss* io
Veder così in delizie i miei nemici :
E te metto tra quelli . JMerc. Forfè acculi
Me ancora come Autor del tuo infortunio ? 136*
Prom. Per dirti fchietto , ho in odio tutti i Dei ;
Che da me ricevuti beneficii
Ingiuftamente mi ufano ftrapazzi.
Mere. Capifco che fé* pazzo d' un gran male .
Prom. Forfè ho male; fe pure è malattia 136 J
L' avere in odio i nemici . Mere. Ne pure
Se tu folli felice , tollerabile
Sa retti . Prom. Ahimè ì Mere. Cotella voce Giove
Non conofee . Prom. Ma il tempo tutto infegna
Con 1* invecchiar . Mere. Ma tu non fai per anche 1370
Aver giudizio . Prm. Si ; perchè parlato
Con te , che fe' un mi mitro , non avrei .
Mere. £' par che tu non vogli dirmi nulla
Di quelle colè, che vorrìa mio Padre.
Prom. Certo che cflcn dogli obbligato * almeno 1 37 J
Gli dovrei render grazie . Mere. Vale a dire
Che mi deridi , com' io ila un fanciullo .
Prom- E non fe' tu un fanciullo , e meno ancora
/ D' un fanciullo hai giudizio , fe ti afpetti
Saper nulla da me ? Non vi è iìrapazzo, 1380
Non vi è artificio , onde mi polla Giove
Svolgermi a dirgli quello » quando prima
Difciolti non mi fian quelli legami
O 2 Si tor-
Soul ha dubitato che quel paltò di Luciano Ri
gtuftoulmcno, egli dice, l'ufo di «W* in (igni-
ficatiune di inttUigttt cflère nuovo . Ed il Budco
Owmwaf. L. Gru. area Infognata quella ligni-
ficazione, ma con foli due pili di Galeno. Onde
il Rcitaio al fudderto pano di Luciano concede
che fia almeno nuovo I* ufo di qaefto verbo in un
tale Cgnilìcato . Ma il noftro Tragico ha ufato
quello verbo in tal fignificaziooc Copra v. 447.
* * Come «va Saair uni'unttt nan audithant.
cioè non inttlli£e*»*t . E eoa] negli Scritturi
facri del N. Tcftamento non deve attribuirli a
fingolarai di Bile l'ufo del verbo itti» per
lignificare inteUigert come in S. Fa»lo I. Co-
rlnth. xiv. 2. «v/«i< yif «kiwi . S. Mare. ìv.
}|. xaf»r «VtWtTi i*»v*t » e S. Oio. vi. <$Ol
Attoffc \n tvrgt i xtftì • rlt /w»r** *vts3
108 IIPOM. AE2MATHS;
Upòg muta,
AdjKOTrrt'pa $ vt<pàìi ^ @povvi(Jiatrt
X-Sovicts xukÌtu travia , \aj rarpaorsT» *
TvafJt-^ei «J¥#» ityìi fi , <£ <ppaff<u
ITpos « 9iv i*.7r*<rHV rupxtrtSoe; • 09$
'Ep. "Opa viw
« voi vxvt' àpuyà poAYt'J .
1
Tip. "Sìtt'O TrdXeu JV $*fUM# to'Ji.
'Ep. ToXfivoroi a» parai* , róXfxne-óf Trote
Ilpòe, ta?5 7rapHo-a$ rrvuovàc, òp&<»{ <ppc?HP .
Up. 'OjfcAwc /uar/to /u«, IOOO
x£>" oa-a»?, TrapnyoptSy .
'E/fl'tA'&tTW CI ft*TO&' t eòe; *>«
Tvàfxlw pCjSi»^H{ , Aujuw5 yivn'ro(jiat ,
Koi Xrjrapvo-eo top fiiya ruytifitvot
riwaxKOfuifiotG ùwTtaa-fiartf %tpòir ,
Auo-atftt ìtrpàf flWl/ 100 5
w TatVroc e!Y<y .
'Ep. Af^ar tWet »-o^a jjjm fidrlw ip«V ■
Tiyyf $b acTi* «JV ftaX^darp Xtraie;
^4 srpo5 »V*5 pax? '
'Atb'p
V. 991. )»in:(f» ^ rii<£/<. Omero
aveva attribuiti) alla neve il volate Ilìad. O,
V. 170 la »(?>'«< *t>t«| v^-i; , txwbibm
velAt nix i ed il nollto Poeta le attribuifce le
ali bianche .
V. 994. • / iaù-:,, ;[ i f oC/ì» . L'oftinaslone
il Irorreteo ano e eoOanza , ma debolezza ,
per etti egli refta inferiore alla I ; z a della Tua
paffione > e perciò gli dice beniffimo Mercurio
quattro verfi d»po , -i)u>f:i , fotti ccruggio .
Creonte nell'Antifona di Sofocle v. noi. lì
piega dalla Tua oftinaaiooe io villa di mali mag-
giori ( ti 1 r' iìniinf yif /ntll ' »TTÌr«rT«
Gl'Ara »»tÌ£ju 6vm»t ir <fi"J wifm » tldt-
rtmimgtavtel i «r fi refiia» finettittm ri
tu tMUmitmte Mimum ptrcrlism mtum , e non
come traduce fenza alcun fenfo Johnf.n , éU re-
Inàjntfm »nimum ctUmitttt tpprimtrt »troti
in re prtfia tì : », /„ ?É T è lo fteflb che di-
ce Lifia_Or*r. l,ì f T S, *Apir»». Xf'M- P« Hi-
ll StitZ aatiraair .
V. IOOO. iVmT: ..ir-» A»« • Buflp. Mrfl
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 109
Si tormento!! . Scagliti per tanto
L'ardente fiamma* e unita a denfa neve, 1385
Che in bianche ali difcenda , e co* tremoti
Metta foflbpra e fcuota tutto il mondo :
Che non mi piegherà nulla di quello
A dir , chi quello da, per cui bifogna
Che Giove perda il regno . Mere. Vedi adeflb 1390
Se quelle cole abbiano la fembianza
Di poterti recar del giovamento .
Protri, lo le ho vedute da gran tempo , e ho prefo
Il mio partito . Mere. Deh lciocco, fatti animo,
E finalmente sforzati ad avere 13 95
Su le prefenti tue miferie i giudi
Sentimenti . Prom. Tu invano ra' importuni ,
E parli a me, come parlaflì all'onde.
Non ti venga in penfier mai, che atterrito
Da Giove, io fia per ammollirmi d'animo 1400
Qual donna , e con le mani rovefeiate
Secondo Ja maniera delle femmine
Lui fupplicare, che fi fieramente
Ho in odio , acciò da quelti lacci fciolgami :
Troppo ne fon lontano . Mere. E' par che indarno 140 J
lo ti direi molte cofe ; che nulla
A' preghi miei ti pieghi, o t'ammollirci:
E qual poliedro, che fia metto al giogo
Novellamente; mordi il fren , ti sforzi,
Alle briglie ripugni , e eoo invalido I4TO
Artificio
flit fluì , mJmenit» a,uic *mit»$i il qual pattò
trovo riferito «ne ra da Stani Jo .
V. 1 004. ì>*TJ««u«ri x > ( ■ » . Afj.tjHM.-n
JitpiiMiitHiùMi Vttf-àtmtid. Itb.nl v. 176 «■«»-
do Mi, fu:-, hai , ad tori*
E 1 i n/««jin X"P*' quella pulitura di orare a
bricca apurc , e eoo le inani Itele , troice con la
palma all' iotù .
V. mot Sax«v /) ri",:- . Mordere il
freno è un mod" di dite proverbiale, e fi dice
di quelli , chj fi fdegnano del loro duro (tato, ne
fe oc doOòoo libane 1 Hanno cjucfto
I Latini. Bruco a Cicerone Jib.iti. Epùt. Cit.
ad Diverf. Epiil. »,. Si frmnn n matnordtrii ,
ptrt»m , fi tt amati fife. E il freno fi prende per
la tori» di qacl che comanda . Coli il noftro
Tragico fopra r 6 7 l„ fl i tKa {l m A,U
X«M»ì« *f»< filmi ifivu* t«/« . fMrVl t*tit
twn loTjisfrtHum ( (*. imftrium « ftr vim ime
fserr*. Sofocle EltSr. v. i 4 « 9 . r i H m*ix>rm,
rifui , fi»»» MttifUt me» , cìoi . m*m ft
d*t inptri» . Virg. AcneiJ. ni. 5«S. Nifi** '
Mteiftrt , $ vtBiftrtrt fattntHT .
no DPOM. AESMUTHS
'Arap ctpo^twji y à&trei o-of/rfJtetTt .
'Au&aìtct ijf ippovàrri fin x«tA&{ ,
'Avvi xa& *vrlw ùìtvóf pei£or tìfH.
tàv fi* to7s ifAole, 7rei&jis Xsyoi^ ,
O/V5 eri X"fuÌ9 W x«x«»- ftxvp/a
v Ett6ìt' a<pvKTO$ • ;rp*nx /uìr j/cip
«xe/efae
Qctpayya .épOFT» *^ xipttuujicp. ^Tvo^/
Haxrfp <meLf>d^H vtrSi ,
ajSH xpt/-|« JV/u«$
To fr*V , 7Tlfouct ef' a 5, x se Ah <r* 0 Ararci .
Matxpà»' ftrTxoe; inTl\dmrt*t' p&ó'* ,
•Aiòpjof Sfa ìf pùf
Ilnri'òj xt/'*/ fetpoitòi tutrèf Xet/3pe»<;
"ÀxXifTO? fpTfi»F ScumX&s Trarli pupo $ "
To/b<Ji t*ÓX&* ripfxet fJtn' ri <afOtroSèxa ,
, $t/\ne-p r «5 àvavynnr /loXfHr
"KiStuu , xmpaùei r' ififì rarprar'p» /Sa'S* . >
IlpÒf 7DK/7K /S* Adi' *
O' ««'pive » * A|,flt ' eif>*fit%'roi •
^cicJVopftF «x fV/ra^ W/MI
ZOIO
101
1020
1025
JO3O
T<,
V.loi I. iv8«/ia >ip . Sofocle A*t'tg.\ 040,
àu8a//« Tt< »««uér»T* e;,' IMm per-
vit»ti* (Midit*tti trguitur ; e li CW/^ 7)u
r«». v. «jit.^Ei tm «m'C»" *t!)mi tì» àw4«-
//ar'ETraf T< T«w »Orf >• , «v* ifSSl fft
»iTf , fKjuiJem txiJlimMi amJf,imm ejjt ftrvi-
t*ei»m « i«4 mi»i fejHttOM» , no» rrtfe
V. 1014. Jtw/M»' % Mw5t rpuvuù . Lo
SeolUfte d* Arianne * quel »e*f. Ai R**
J*« /»/»»> tfi/Sp«^iT«( X:>. 5 f ?p/*t«r f|« >
m»gn* bit kme ( cioè Efthilo ) gr*ndiUq*HS
*rtt*fotur tr.t , dice che il Comico fi ìj coti
A' Efchito per quel tuonare che ha nelle Tue pa-
role *fìt ri /lf>«»T»/»« t5» ftftÀrmi 1 *t
xe^»»/»f } e foggi unge , quali fono qutU* mei
friniti»' 4H hrtmttto , e ne 1 iferifee 1 fei pri-
mi mlUorc noo vi e niente di ui
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO.
Artificio ti rendi più feroce :
Che P oftinazione per chi ha fpirito ,
Che non Ha giudo . elfi per fé medefima
Hi men forza di nulla . Poi confiderà ,
Se non ti perfuadi a' detti miei ,
Qual procella di mali, e qual terribile
Ondeggiamento inevitabilmente
Ti verrà fopra . Perchè in primo luogo
Giove col tuono , e col fuoco del fulmine
Fracaffèrà quelto dirupo a! peltro,
E abiflèrà il tuo corpo , e la voragine
Ti fofterrà colle petrofe braccia .
Ed ufeitone al fin dopo lunghiflìmo
Tratto di tempo, nuovamente a luce
Ritornerai . Ma bramofa di fangue
L" Aquila, alato Can di Giove» in pezzi
Voracemente sbranerà il gran tronco
Del corpo tuo; e fenza avere invito
Venendo al pafto ogni dì '1 nero fegato
Si mangerà : ne di quefto tormento
Non ne fperare il termine, fin che uno
Degl' Iddei , fucceflòr de* tuoi travagli
Non comparifea ; ed all' ofeuro Inferno
Difcender voglia , e al tenebrofo fondo
Del Tartaro . Per tanto tu delibera :
Perchè quefta non è finta jateanza»
Ma un difeorfo ben ferio ; che la bocca
Di Giove non fa dir menfogne , e tutte
ut
141*
142$
1430
I43J
Reca
di pi rote • Con più giudizio avrebbe
portato in d'empio il preferite parto , ed altri
che vengono in appretto , e Angolarmente gli
■Itimi Tenti o venticinque verfi di quella Tra.
gedia .
V, 101 f. »»T»«/a /' r» fiaràfH.
Viva ed trdita immagine di figurarli che 1' al'
testa della voragine abbia quali le braccia , Tul-
le quali folle per ricevere, e foftencre Prometeo.
In Abaene. ni, to. abbiamo feconlo la Volga-
ta , AttitMtU m*n*t fnas Uvsvit .
V. I*f|. dfw/ijapuf yif ot* litrmrai •
La veracità e fermeita nette parole è Data co-
nofeiuta da' favj tra* Gentili per una proprietà
cflensialc di Dio , il quale • come dice S. Paolo
il. Timoth.il. I], Ì«vt»»
r«f fi iffim negare ittnfPtffl* E Omero /IrW.
A. r. ili. fa dire a Giove «v >Wf Vi» »*xi»*-
xia nPOM. AESMfìTHS.
Tè cT/ok , à)Là Tra? Wo<; n\eì . ere/ $
A*y&v ' à^** 1 >*P °*' T ^ u
Mt$«Vr' , if&vfi rlw <ro<pluì &0*Xi'etv .
ANAnAISTOI.
Hp. 'E/Jor/ ro/ fe<» toVcP' àyyt/\/et(
«E* V «V ^P»> . ,
Ili/pò? a^>»*H$
A' ipt&i£i&e* /5povrf ,
T* a^/* v «'«7<* f '
^SoVa cT' «Jt 7Tu9(JliVùlV
Avtouì eJ^ouf Trr&p* xpaìcuvoi,
103 >
I04G
I04J
St^^^Vffi » 7$ t' «par/**
revocati* , n$qtuf»U»X, ficeome Vir-
gilio t/Entid. lib.1. v.»<4< g» & dir pari-
mente s mtqitt me fmtmliavtrtit, come appio-
co il vero Dio dice di Te Pfaì. ixxxvm, v.}4.
iL T i l«««f»vi>i»» /«* ri» x«'*<"'.
<ì«iTÌ#« * fmitm dt Min mtit non
fiuitm irrita .
vale futuri e rtfìr , fi dee intendere
Clio che è favio nel parlate (blamente . e che
d* beili precetti a 3 U «lui non li mette in
Tapmpov
efecazlone , e del quale dice Euripide futm
•^irìr.Jn» •ix*vJ «if<« • *°<°<>« arflr.
afa in qoefto fenfo il verbo {^«p-r»»!!» verC
k 4 ,. Tutto quello luogo d'Echio, pare che
fi» Alto avuto in villa da Sofocle , il quale ha
dichiarato più dlftefaniente quelli lentimenti
Antig. io?j. irlf 7*t »«" *•'»•»
J#ti Tii?>u« P T*rw» . W /' A^dfT» . H.Tr.t
♦v*it' ?r' «»p *A/8«x.« »!/* . "
».ir ninir a»i7r«/ . «"'«•' »>* x " ■
•Avfl«/.'« r« r««.r«T tUmuH-M
, . ,yf . ver »
quii
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO. 113
«Reca ad effetto le parole il] e .
Tu dunque vedi e jpenfa : e non (limare . I44J
Che l' orinazione fia migliore
D' un buon configl io . Coro. A noi par che Mercurio
Cofe dica opportune . Egli ti ci orca
A depor 1' arroganza , ed a cercare
Un partito prudente . Deh ubbidirci : - M?o
Che brutta cola è al favio il fare errore. - !
Prom.lo ben fapea quelli ordini,
Che ra* ha efpofto coftui .
Ma che fia iìrapazzato ' • , ■'
Da' nemici un nemico I4£g
Non è già difdicevole.
Sopra di me per tanto
Si fcagli pur l'ancipite
Ciocca di fuoco: S'irriti
Dal tuono l'Etere» 1460
.E dal fìeriffimo
Urto degl'afpri venti;
E il fiato lor dal fondo
Faccia tremar la Terra
Con le fteflè radici ; ■ 146 J
E tra le celefti orbite
Degli aftri con orribile
Strepito l'onda mefcoli
Del mare: e al nero Tartaro
itti* pteemvtrit , non iUt tmplius ifi ineenfi-
d*r*tut ncqui infili* , qui tum in mmlum imi-
dtril , mtditinnm admovtt , ntc immolila tlr-
ia tnim dtmtntià tulpnm intttrrit.
V- 104J. mvfit i/*flxi< $tr(vxti . B»-
T(vx*i e quello che dietimo ciocca di capelli,
fe e vera la dcrivaaione dell' Etimologo che fa
venire quella voce da « s , ; v, , grappolo, ciocca
&' uva . Dagli antichi pittori fi dipingerà il
fulmine in mano di Giove come «V noftri , onde
fi vede perchè Efchilo chiama U fulmine ciocca
P II
Tragico dice watt $iff\ v ( : ■ ìgnii capìiììtium,
coti dice in AgMttmn. v. il 4. f\$yì< /*iymw
. r , prtmiflnm ignii b*rb*m , ciò* la
fiamma del fuoco , che termina come la barba
in una punta fecondo 1' efpofuloue d 11 > Scolia-
te. SI può ancora fplegar fiiffuxtt per volarne
di fuoco, ficcarne /hVft/X" * un v lume di ca-
pelli lo forma finuofa piegati j e eoli fia- "eie
allo Seollafte A , che fpiega « iJuMMfMi f<8
V, 1048. «i^ifinT . Leggo come Stan-
ai fuoco da una parte e dall' altra ardente. Bari- 1 l e jo togliendo il punto dopo * J> / U , . , - , e po-
pide m}en. v.» 11. dice aifavrir «Vf/Wwpw. 1 „endo un meaxo punto dopo la roce /i.'/.f : ed
qulilnofiro I ho uniformato la traduaiuc a
114
nuoto. AMVUWttM*
Taprapo? apJW pi-^ett JV/u«$
Tvpòp , àvdyx.HS Stp'jW* /'Mtf •
n«K7w? t>«y « Satrnnicra .
Ep. TuttSt fiitrot ?p w%t<mfàiaw
Bxh&fiar IT* r' tr& óu*r«u .
T/ $2) ilkiumt fxii TetpairoueiP ;
"Et J" otVt/*» , ri x**f P*"»r ;
"Zvyxa finta- ax rau<; wJi ,
Bpo>'7W5 fxvxnf* dn'paftror .
Xo. *A3kc ri pam
H'Z, rt t *tiw
h $i <fnV*
T«to 7* r^WTor 5Ttfpifl-t/pct? iVoc •
H«C ft« xiXÀltti «afce'rvr* a#wàV;
Mrn «/* o , rt ^prf , «"a^W
T»; atpoìóia; $b ptrtiv ifia&or .
K' «x *V/
V. io#l. *' •v» \ri*imt • l» «o«e »*««f. I Bfehilot
I , £ uu ^ l oc 4i
1060
106$
T*<r<T
qui, Mchetttrwre in
.j*4-"«» T»r/» ri»
FROMItt© USATO. ll$
II corpo mio precipiti
fino ah fondo co* turbini 5
FataJi infuperabili ;
Perchè nulla di meno
Non gli farà poffibile
D' intieramente fpegnermi. ,
Mere. Ma fi fatti penfieri 1470
£ parole fi fogliono
Sentir dire a* frenetici :
Perchè qual cofa mancagli
Per delirar ? Se in profpera
Fortuna ei fi trovane, ■
Che cofa alien teria
Della fua frenefia?
Ma voi che delle pene
Compatitone avete
Di lui , da quello luogo
Pretto altrove partitevi;
Perchè il muggito orribile
Del tuon non abbia a rendervi
IftbJidito V animo.
Coro . Parlami di tutt* altro , 1485
E confortami a fare
Cofa che tu mi poflà
Perfuader . Cotefto
Parlar che hai mefTo fuow>
Non è da tollerarfi . ' I4 *°
Come ordini , eh* io faccia
Una cofa malvagia ?
Con hii foffrire io voglio
Tutto quei che bifogna.
Perch* io fo portar odio *W
A quei che t abbandonano; . '
Nè vizio ho più di quello
116
nPOM. AEZMaTHV
TUtP twnv' àTriwrvra. .
MhJ* jrpo$ arni &»pot&étrau ,
Mt/»4«^ TO^itt/, fCM 7T0T «7TH- . .
©' ttf( Z<Jl % $ t/7t*S azrpcWror
ftiì /nr* , àura*
K' v« «l^rarc ,
«<T* ha9poueo<;
E/5 ttTTipatVTO* Mxrvov ir»?
i
n P . koì itti l m •
* a* ir/ pi/6'*
<r'£é(x/3ot «Tè Mflf
1070
107*
> f
1080
ila<«. fcloi , Mtrtmhic ( cbrlctu ) in-
Ut l.tìuinti grajputtr pretti e al r. ?«. chiama
,,#.f il »itio del • £omt al " • a 7- '» Ama-
ria che area F.lo<lc«M di far da qiuJic» .
S. Manco »ur. 17. iwrir rii «flmwt
Jkittit , 6 tgnt*ti*m p*rt*v*t .
»;„r i« zri». ria».
, . 108?
Tritrtv
di Litibtii tdit. Cmiubr. Tom. 1!. pag. »4»«
•fri'» fA»^'» »»' <"*'W. tltgtnut:
Dan eUip* varar- E A'** Tjrr. Differì, xi'.
pag. 491. fi »ale delle Ireffe parole di Platone
ÒvTOU TtZ ìx»f*»'* «!t«« • ». T. X. •
VJtU7f. «W*P«»T«» /.'«TVI» «Tf« • " n °"
rtro Tragico fimil.Tiente nelt'Agamenn. t. }*y<
/»x»/»f ri»*/*» . ir.« »«»«xir« •
. >
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO;
In maggiore abominio .
Mere. Or ricordatevi
Quel ch'io vi dico avanti j
E fopraggiunte
Dalla dilgrazia
Non accufate
La fortuna; ne dite
Che Giove abbiavi mette
In un mal non previfto:
Perchè vi ci farete
Porte da voi medefìme,
Perchè faputolo
Non in un fubito ,
Ne ofeuramente ,
Voi feioccamente ,
In una rete
Di mali inefplicabili
V' intrigherete.
Prom. Ma realmente ,
Ne più in parole
La terra fcuotefi ;
Fremente fuono
Mugge del tuono ,
E balenan del folgore
I fiammeggianti vortici .
Aggirano la polvere
I turbini ; e gli /pirici
Di tutti i venti faltano
Fuori ; e in contrario
Si Cogliono opporre Tp>« , e pdf , eome ap-
f re.l>> ì Latini vtrie quidem , rtver* anttm.
Sopra al». ji'.'r»» t»«.^«/»«j»«?.
Eu ij-iJe apprclT» L Cingo Oratore nel!" Ora/..
»»raì Atawp. piR.i4o. tMt. St : P b >
t«« in . t«7< T ( ->»ir»r «u . Si dice anche
*<>t» fttt, ti /» Ìkéììi coite in Luciano in Kt-
•wvi/f. cap 6. e altrove dìceG ancura » f s>*»,»
titt, ri is i >..►•..• come in Tueid. e. ji. p.
*4it. Duktri e ia Lilla r.aT* *A>«». pg. jjfi.
"7
IJOO
.1» ■ ' 1 »
h , 7
1520
Soffiando
tdit. T*yUr , Land. E poco più bailo pig. * J 7.
dice *ti/*aTl /tir, tJ "f >» co ne anco r>. j« «.
^r» PWy/fr. Mmil.ncnte li crova *»>» >»»» T? /*
à*»«,/x M Ifttr. ad Tticocl. E Dimoitene c»i»-
fr* ie^/in. pjq. jtfr R -/ir. /4,ir?.'. AUeln.
Itfo 7 . t«V«» ri/i fiftmri' Enuelehc
dice qui Efcbil . «, ì>>». *' »i* Iti *v»« * M
«erto che in Oc noli, ne 4r Ri// Z^-af. * •«
*^«r , W T f >« ?/» .
C ♦ "
• ■ •' ■
Total iir ut ci' p/sri} Jtó9*v
*A/^p *oi9Òr tpdof «A/ara?
•£«"opf«
V. 1 off : wnrif-MT-, **r. . I C«Jim« ?W «fiurt viJffr , * ^«
Orii* Uttm, ki. tr. 4P7. ... - ^
TEAOI.
Digitized by Google
PROMETEO LEGATO
119
Soffiando muovono
Una fcambievolc
Difcordia . L* Etere
Col mar fi mefcola :
Yien contro me da Giove
Chiaramente > per mettermi
In paura , queft' impeto .
O augufta Madre mia;
O Etere , che volgi
fhOm »fyu* »d tmUs . Virgilios,©^. | auras Erig,t *iums>. & JUtrm verbtTMt nnd*
Luce comun , vedete
Quale ingiuftizia io foffro.
FINE.
INDICE
1 1
' .... X
INDICE
DELLE COSE CONTENUTE NELL'ANNOTAZIONI, E DELLE VOCI
PARTICOLARI CHE IN ESSE ANNOTAZIONI SI SPIEGANO .
IH
«A JftfcX* vtrpuV .ni.
A>*«Mi . Cascali. Ir.
'A/p«r«*r a-»ir*vr*i.
"Àitìr . 94. ».
'A^i>»pr<*. 49.
A/tif/Siela/ . jy.
AtUxwm .14.
**>• ...
'Ar/p«?iT<' . 7J. ».
'Ar'tKfóin/ «Ira/ . 7. ».
*A»8»< . I. io, a.
'ArW (ingoiar lignificazione di qiieAa prepofi-
ne . 77. J.
'A iia^au . | |. a.
v A*i#«. 7;fiui 1 . 99. j,
*Af>If jcttavrll . 44.
'•Aripjairtf» . yl.
'Aia«#> . 8|. ».
Avjt . 5«. a.
•' < «cu • 5<- »•
B
S*Vfvx»t *t>-»' .11/.
r
I, * a >» »0TTl'*»T . il.
r.» vfì >r« . 77.
Tirulif r f „( - . 14.
triUt rvfìi . 15.
r «>u «a^if . 1 ».
r P«MMMl/St • -ff.
r "'«(«»^<f . -j. ».
A
A«* T »tt«u «•*•#. jo. j.
All'ir . 1}
Aixt»V«* . t?.
Dei . Di quali Dei fi poneflèro le ftatue Inficine
o fopra una medcfim» baie , 0 in uno ftcflb
Tempio . fa.
ùiafuffittlai ■ 36. 2.
AfrtMitt • 1 $•
Air*/uec . IJt J.
a\«piat . 4).
E
| E »f«t«<» /*Arm fffft . lo*.
'£>■»«• . 104.
E< utitMun Tua costruzione . a*.
'£*. Ellife che Tuoi t'orarli con qucfta prepoC-
zionc . Sf.
'E*tw»<« . aa.
'l|wMl. I. a.
*£r pofra per pleonafino . «T.a.
'Et /<»«/*••»• . tot. a.
*£r r«*X M *4> »•
*£? r-.-xa.rt . 1 J. !..
'£f«/u«fTÌn<» . uà. a.
'trifytfim . }l .
'£*«vx«. J7-
EskjSiatf . ja. a.
'inirtW. *.
"£->**..»>« »• ,J
Talenti .117.
'tf . 14. a.
altre fiali eqoi-
Zcugma d' un rcrbo con pia nomi , che non fi
poffono a quel folo rerbo riferire} e d ' un
nome con più »«bi , che non
«urti a quel nome . io.
• H
'HrT/r^i,.. che lignifichi in Sofocle .11.
o
«ITU ifÌ($1$Kn. 9 .
Cachinnuf maria . ,|.,.
Ka/iftiK/viur. i9tZ
K«T««T»« «lf«WT,, . 44.
Kara«jiA*r<y . jtf. ».
KAVKr . 107.
Kf.T.f ti Caucafi .Si.
acarpi, . tf .
Amrftim . 104.».
Aiutatile . 1 1.
Ataptt . <, ».
A*«9a»j infignificaz. attira e neutra . 11.
°~ M«r,f.
-
122
M4rr|. ff>
Migrili . te.
Mlftft* TI = ; »•
N
NtfOf ci.-..; . JJ.
Numi verbali leggono gli focflì cafi che i verbi,
onde derivino .71.
o
oV>ii» ré 1 /*». 70.
*Oirp«**«g epiteto fi» Una* d'Io. 7*. a.
I t.i/'» tfctxpVltf VA>f<t. 3J.
O^ù^uMftt : vai) ciempi di quelli • 6\. Z.
''om con un' Elline attica, it.
Tua cortruzione . : ; .
*Ox>jus7a A/»9»Tip». 54.
n»/j«»A<KT«»«« • 7. z,
TI t > ar>fx( /i<i • fi^.
Ht>.i . 4 I.
n»>*i ««. 1.
11»)»!' »lr«T«l . 1». ».
llir»f . f».
llt<HlXt<>l*T • I I.
Tifagli . 7».
TIp««t*TaT«. {<.d"4> J.
Ilp>rip*H> •
llptripyir . > l«
llvpf »p(i «ti' • 8- *•
Jl»>>«j>a f M>it . Ilj. ».
P.V«v« • Verbi neutri u '«ti in fignlfieaalone
adita . i>.
Verbi che lignificar! . uo' azione modificata
molte volte non fignilkano che I" aaione
fempliee . 1 6.
Verbi lignificanti un' azione determinata alle
volte lignificano o la caufa , o V effetto di
t qucll* azione . jtf. j.
s
£a«/à per Mi/dru. tt.
S«»»tJ( . 44. a.
Zsipfta . 79. a.
STavivtft ■ !•■ 2.
£t«v«vtÌ< . lo. ».
Zrip^Kr . 8. a.
£r»'i»« acics .te.
2t«V'«» /<X , **"f • ttf^e* /a«Mif. lop. 2.
liiutfiY» ■ 7 y.
Sfatata.*! • y<.
Suftantivo in vece dell' adjettivo • «t.
T
Temide la ftefla che la Terra . p.
Y
'T»» f> »V«j . Ellifle nell' ufo di quefto verbo .
7»-
FiVx . 8.
X
XaUiraia'i . 14. z.
*
«r-taxìr. pi. j.
«If.Hi: . 44.
INDICE
Digitized by Google
UJ
INDICE
Degli Autori cmati nell'Annotazioni .
1/ frinii numero indica la pagina : il numero a la Colonnetta feconda .
A
i 8, z
J_7 . IO£,
iplo dJTF
2 .
Yonte<.
A CdO. 14
Alcifrone . £0 .
Anonimo autore del Verìp
Ifl • ti •
il ntologia . 1 8, 2 .
Apollodoro . 8» 2 . 9 . 4?> * • &6 ■
8_8 . 8$, 1. due volte • 9_i • 21 *
Apollonio Rodio . 37, 2 . £$ . J2 .
97,2 .
Ariftide. \6y%. . 96> » •
Arifiofane . Emendato 6 ■ 7 ^ m vo ^ te •
14 . 24, 2 . 2 7» * • »' » • if •
40» a • 45 ■ 5I>» • **» * • l6>* •
52 • 77 . 7? . 78» 2 . 82, 2 . IOl «
104» *
Ariftottle
115.116
44 . 44» * » 5 7» *
i» • il • l r > » •
?8» 2 • Errore
circa t~ altezza del Caucafo 8o_j 2 .
D* Arnaud( Giorgio ) 7» 2 . * 1 • ila *•
99 • 100.
Arpocrazione .9 .
Arriano . De Exped. Alex. 6j 2 .
BArnet fua traduzione corretta
11,2. notato z6ì 2 . notato 78.
Berglero . 1 o, 2 . io}>» .
Bucanano . -S .
Allinvtco . 9_2, 2.
Camerario • 7_8 . 79 .
Cantero . 1 y_j 2 .
D* c.rpw, r f Lionardo ) 54» 2 .
Caribo . 54, 2 .
Caritene Afndifieo . 48 .
Cafaubono 45 . 92^ 2 •
Catullo • 19 • |4 •
Cellario . £6_. 8 r, 2 . 90, 3 .
Cicerone . io . 40» 2 . 51» 2 . 7_7_, 2
XQ9> » •
Clerc . L
Colonna . Girolamo, j , 2. zo, 2 .
DD
Emetrio Triclinio 11.5;,».
Dtmoftene . iA -fuopajfo /piegato .71.
102 . 1 x 2» 2 .
Dionifio Periegetc . Sj, 1 .
L/rftto . 89 .
Ennio ■ 9, 2 .
Erodoto . 7.54.
Ef chilo . 7_. 9^_2 . 1 y
37» » « 40» * » fo> 2
li.
ft . 61 . 2ii
74 • 76, z W/r ■ 84 . 8 6\ z
«7. 88.93793
9 g ■ 97 ■ corre t-
to 99 . 113, 2 .
Efcbine jy, 2 .
Eficbio ■ 6, 2 . 7, 1 . 10, 2
cui.») ■07, m, 7r, z . 7 3 . 7 y .
77, 2 . 78 ■ K4 frf W/y , 95. z . 96 ,
97> 2 .98 . fori, 2 . il}. 117.
J? Edro. 9J.
Filojlrato . 12 . I J, 2 .
Frifclinv . jj_ •
S- f> G
VjT R.f£ orio Nazianzeno .
Grevio . 7» 2 .
Zi*
Hcm-
3 24
HH
Bmfierbujìo .£.53,2.
Holjtenio . i .
I
I
Seo. il-,* .
Ij oc rate . 1 1 7j a .
Jobnfon notato z8 • Zi • A* traduzio-
ne corretta 10&1 2 •
R
Ujlcro. 16 . 55>* « 77 • 78? 1 .
T L
I j i4{TS/fl . 59, a. .
LO» 7rf Wf». ja . 55,1 . 73,
a . ip8, 1. n7)i.
Livio. 79i*-
Longo . 8 j< a • 97 »
Luciano T\ due volte .7,1.9.9) 2 .
10,1 . il . i})>. 16, 2 rrg W/f .
15 ■ 46, 2 • 5' • 55 • 5&, 1 • 57 • 57»
59 < 3
72 ■ 73,2 ■ 77. 83
91, » . 106 . 106, a « 1 1 7.
Lucrezio . 8 . 18.
M
Mi^^mo Tirio . 2j . £2j a . 54, 2.
£0 . 75. 1 16» a.
Mattaire i 11 ,
Menandro . 19.
Mureto . 6 . 1 9, a . 89, a .
o
Lear io .15,1. .
OmerVT^TJuevoite • 7-9,2 </«f T»o/-
ft. I» . 14. a 7, » 'ih*- 37» 4*»
2 . 45, 2 due volte » 5« « 54> » • < ?~
97 . 108 . in,a •
Oracoli Cald.iici 8. .
Orrf zio 47 . 51,1 . 57 • 98, 2 .
X) Orvìlle . 48 • 57, 2 •
Ofervjz.ìoHt~MlJcellanee Batave . £ 3,
* • J4- 55 • 7»»* »
Ovidio . 9 . 54, a iXlh.
1 Alefato . 8_8 •
Paufania . 2 . tu | .
Pindaro . fi . f±. 14 >i • 41 x>p//* .
41,» .81,2 . LCXL.
Platone . 1 . emendati ia
a . ioa, a ♦ 116, a.
Plauto . ZI . «il * . io< .
2 . 102, 2 . 1 1 6, a.
Plauto. 41 . 54", 2 . 106 .
P//»/'o . 8j . 5jd . 90, 1 .91.
Plutarco . y_j .
Polibio . 31,2 .
2.20. 8$,
R
Eitzio . t_. 10;
R
^ Caligero . 9_, 2 .
Sdiate . 8_ij 2 .
Scoliafia d' Apollonio Rodio . 7_6
9 2- 2 ,
«1
D' Arijlofant . 14
D' -E/>£//o g . 10
1 2 ■ 1 3 > 2 . 17.18.22
64 ■ 80 ■ 92 . 96 ■ 98 , 2
ZZ: •
J_4_J_LI0 1 2
IO, 2
1«J
tflaa 2
li • il-
.11.
D' Euripide
Di Luciano .
D" Omero . 52 ■
D/' Pindaro . j_8 .
0/ Ja/W/f . 4 . il .
Scolii inediti di Sofocle 12,2. 79.81 .
Scoliajia di Tucidide . g .
Senofonte . 6 . 6, a . 3,8 . 81, a . 85 .
Servio. 10.
Sofocle . 6. • 8, a . 9, a . 1 1- rfitf Wf* .
Hi a . la . i 5,2 due volti . 1 9,2 due
volte ■ 2 t,i .il, 1 . 34 . 34,2 35.
36.36 1 37.40, a ■ 49»» • 55>*
due vìlt: . 64. 1 . 72 . '7_£ . 76»
64. 2 .
79,2 -8 3 . 1
87. s_
109, 2 .110 due volte .
84 2 f rr W/r .
0*, . 105, a. 108
Solino . 8 8, z . 2jd .
Sparziano . 91 .
Stanlc io fu* Sbaglio . 7^a . 8
la . 1 5 . 18 . 19 20, a . aa
ii, a.
nor<r-
fua trqduzio-
ne corretta aj, a . 5 3 . 64 • 83,
2 • 90 . .
to 24
3*, 2 • <2_
Stazio. 19, a .
Stefano . . ag . 79. 88 ,
S trabone . 19 .
89 ■ 89, 2 .
80 . 81 « 8i> a »
8j.
Digitized by Google
Suida ■ 61 % . 1 8 . 54 .
Sulpizio Jerv.
TT
E oc rito . £1 .
Teognide. 8jj a .
Terenzio . 106 .
Tucidide .6 ■ 8, 2 ■ 9 . 40 . 84, a .117.
V v
V Arrone . 9> 2 . S4> a «
ITaiTe .16.
Vtcbnero . 6z, 2 .
Virgilio . 1 o. due volte • 1 . ij), 2 .
si . 54, 2 . 6 j, 1 . 76, x -99 . 109 .
«09? i-i'9-
121
LIBRI SACRI
Abacuc .UT,».
j<«< degli Apoftoli . jro .
Baruc . Sj .
Ezecbiel .17.
Giobbe .20,2. 70 . 7_2
J". Giovanni . jjS . 107, » .
Giudici . • 1 1 6-
Giuditta . 79, 2 .
S. Luca . 7 due volte . i_j . 42 .
S. Marco . j_ due volte . 107, 2
S. Matteo . 70. 1 l£,
J\ Paolo . io7) 2 . 1 1 1 1 2 .
Digitized by Google
126
Sono fcorfi molti érrorlquafi tutti piccoliflimi.Si fpera
d* avergli qui tutti raccolti , e fi prega il Lettore
a correggergli .
nel Testo
Pag. i. rerlj Ztvi <«riri
:i
4
1
IO.
li
1 II
io»
LI 9
liZ
*
LI?
l°i
If!
tfi
Si*
.
J4»
»4*
*7J
4J-
M»
4<.
dopo il r. 1
J»«
441
5*-
509
5'4
tfo.
5 j ■
J'J
Èli
$4»
#*.
J«>
590
7»-
«Il
«,4
7*
74-
«S»
tf<9
zL
6 9<
707
So.
7>r
7»»
90.
•07
su
Ìli
«J7
lo*.
9ltf
io).
p|j
1 0< .
98»
lo8«
ili
1 1 0*
,OIt
III.
.045
104*
10I7
**
•t/» /MI
•flirt
• f>»F
Svruf
• KTtlf*
MONOSTPOilK,
«VT|T< .
butirra
ara>iiu<
«»» FT«
M f /Ai
K xi iti
Uii r
«■AVfl9>tM
>M>'
Z«»ii
B
t»Aa»i
>Xv»u
iti:
r »
•rt
X«i^C«»
■»•»«/«£»
Str.
lUITt
*»•#•/ {«a
AvtoTi
iir-r
Greco
Z»Ct
*f»MI«» '
é*
. /!
•f>«» »
j(i6|»
X*. £/VWfp«r
a*vra6 ,
•l'ir «/fa,
1 nnjx [K \ .
J>5
irmi
avrò" ■
AbSllT* ,
•rà>*a<
TÌr/t e s.o''au".-
ó »4»»r» e fi ferir» al margine
3 flAM ( il rum. del r.
X: Ku„;
np. n«*
''r:(""Ji'iT
Z.rìl
ti
• avrÌT
II
?rl'
V
«vfvrt'ir
M*
KvxaV*
•pira,
l- r i*~.J In a
«l('f
127
r*f 7 col.
9
ii
11
M
1«
lio. utc.
-fo
5J
fio
*ì
70
71
7«
Ib.
w
*ì
ti
yo
OJ
PP
105
10S
ito
iia
lin.il
a
11
e
ERRORI NELLE ANNOTAZIONI
fpldtt»
tOOVéttifi
«4
8
a fi ammettere
uh. «VvpiT**
a ferivi
; ferivi
7
X
«
4
I
9
a
li
«7
1
•» r*<f
•v* Tri»
ttpp«/irra
/S empir ìr/r
TOVT»
Ali»
ult. IHMfttfoi
a
» «/<
« àitefeere
» L,JU
5 //ir
I O à < I ir 7- : r
9 ÌÌ\IXHtfì<
Ifiti
1>
tt-A*fu
fp'dtt* .
tTOVMift
,T,.„
«/•/
mmmetten»
tVvptra/
• Ar>*/vr«-
*#"
•»p«>7#,
«»i»XifrT.r II T .7« ..r.u.r. Vwi.m-
«••>:••■• ina
Alti
»ÓT«V
/M •
TVr/t
dittjcere .
ffmr
a%mr*t
» .x.*.t//i<
ERRORI DA CORREGGERSI
Pag. 9 verf.at Temide Dea
104 Gagliardamente
7*4 trvagli
779 moglie
797 da mille
813 ha' tu mai
907 io pianga.
989 ri ima ne ri re
irmorrìdiTco
'7
61
*S
«7
7?
79
99
NELLA TRADUZIONE
Temide , Dea
Rob. Gagliardamente
travagli
moglie .
di mille
ha* tu mai .
io pianga ,
rimanente
inorridifeo
Digitized by Google
A PPROV AZIONE
PER ordine del ReverendilTimo P. Maeftro del Sacro Palazzo
Agoftino Orli ho letto la Traduzzione della Tragedia di Ef-
chilo detta Prometeo Legato colle Annotazioni , e non avendovi
trovato cofa alcuna contra la noftra Santa Religione , ed emendo
perfuafo , che molto poifa piacere , ed eflTere utile agli ftu dioti
per la grande erudizione , e chiarezza dell' Illuftriffimo Tradut-
tore , giudico» che meriti cflèr pubblicata colle Stampe. In
Fede &c. li 5. Decembre 1753-
Francefco Mariani Scrit. Greco della Vaticana .
IMPRI MATUR,
Si videbitur Reverendifs.Pat.Mag. Sac. Pai. Apoftolici .
F.M. de Rubeis Patriarcha ConJÌ. Vìcefg.
IMPRIMATUR,
Fr. Vinc. Elena Ord.Praed. Reverendifs. P. Mag. Sac. Pai.
Apoftol. Soc.
20
Google